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Ronaldo InterGetty Images

Amarcord Ronaldo: Barcellona-Inter è la partita del Fenomeno

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Al momento del sorteggio dei gironi di Champions League, lo scorso 30 agosto, a Montecarlo si sono divertiti a mischiare le palline in modo fantasioso. Giusto per provocare una sorta di effetto nostalgia. Date un occhio al gruppo B: PSV, Barcellona e Inter tutte insieme. Ovvero il passato quasi al completo di Ronaldo. Il Fenomeno, quello 'vero'.

A inizio mese, gli olandesi e i nerazzurri si sono divertiti a tirare il brasiliano per la giacca su Twitter: "Per chi tiferai?". E lui, con aplomb: "Ho grandi ricordi di entrambe le squadre. Buona fortuna". Ecco: Barcellona-Inter sarà una seconda sfida del cuore per Ronaldo, che in Europa è definitivamente esploso in Catalogna prima di prendere la strada dell'Italia, nell'estate del 1997, in uno dei tanti trasferimenti del secolo. "I migliori anni della nostra vita", cantava Renato Zero. E per lui lo sono stati davvero.


1996/97: PICHICHI AL BARCELLONA


Già, perché il Ronaldo più forte di sempre si è visto proprio lì, tra Barcellona e la Milano nerazzurra. Riuscirà a ripetersi anche nei migliori campionati d'Europa dopo le valanghe di goal segnati al PSV, in Eredivisie, tra 4-3-3 ultraoffensivi e difese ballerine?, si chiedeva qualche scettico. Eccome, se ci è riuscito. E i numeri sono lì a testimoniarlo.

Pagato poco più di due miliardi di pesetas dell'epoca (al cambio attuale, appena 15 milioni di euro: come sono cambiati i tempi...), Ronaldo è protagonista a Barcellona di un'annata strepitosa. Sarà la sua unica in azulgrana, ma nell'estate del 1996 non lo immagina nessuno. Fanno 34 reti in 42 partite: un'enormità. Pichichi alla prima annata spagnola, in barba a qualsiasi perplessità sul suo rendimento lontano da Brasile e Olanda.

Tante e magnifiche le perle della stagione della consacrazione europea. Su tutte quella di Compostela, il 12 ottobre 1996. Non un pellegrinaggio: una cavalcata verso la porta. Partenza da metà campo tra una finta e un giochetto col pallone, quindi un'accelerazione improvvisa e talmente feroce che, ogni volta che la rivedi, ti sembra sempre di essere immerso in un videogame. Modalità principiante, però. Quella in cui prima o poi ti annoi a sbeffeggiare i tuoi marcatori agonizzanti. E poi un'altra sterzata, e un'altra ancora, fino al destro vincente. Da leggenda.

Ronaldo Compostela.

Il titolo di Liga, a dire il vero, lo vince il Real Madrid di Fabio Capello, peraltro punito al ritorno da Ronaldo. Poco male, perché il Fenomeno si rifà ampiamente nelle coppe: quella del Re è vinta senza di lui, volato in Bolivia per la Copa America dopo aver però segnato 6 volte durante la competizione, ma in quella delle Coppe il suo marchio è ben visibile, perché al de Kuip di Rotterdam è proprio lui, su calcio di rigore, a regalare il trofeo al Barcellona contro un PSG ancora lontano dall'epopea e dal denaro facile del Qatar.

Sarà uno degli ultimi centri di Ronaldo con la maglia del Barça, perché lo strappo è già in atto. Risale addirittura a marzo, quando il club ha fatto marcia indietro dopo aver promesso di adeguargli lo stipendio e l'attaccante - ma soprattutto i suoi procuratori, Alexandre Martins e Reinaldo Pitta - non l'ha presa per nulla bene. La Lazio, nel bel mezzo di un'epoca di grandeur firmata Sergio Cragnotti, si fa avanti. Si fa pure il nome del Parma, sostenuto dalla Parmalat. Ma a spuntarla, al termine di una vera e propria odissea di mercato, sarà l'Inter.


UN EXTRATERRESTRE A MILANO


Il trasferimento a Milano non è semplice, né indolore. Si concretizza dopo un mese e mezzo di accuse, controaccuse e cavilli legali. Nasce tutto dalla clausola rescissoria di 48 miliardidi lire inserita nel contratto di Ronaldo: secondo il Barcellona è valida solo per la Spagna, secondo l'Inter anche per l'estero. La FIFA dà infine ragione ai nerazzurri, che a fine luglio possono finalmente annunciare l'ingaggio boom del brasiliano.

Quel che segue è show puro. Da una presentazione in grande stile, con una miriade di ragazzini increduli ad accogliere l'alieno sul prato di San Siro prima dell'amichevole contro il Manchester United, ai primi vagiti di classe purissima mostrati in Serie A. L'esordio col Brescia, a dire il vero, non va come tutti si aspettano: a prendersi la scena è un giovanissimo Alvaro Recoba. Ma già alla seconda giornata Ronaldo fa capire chi sia veramente: a Bologna scherza Paganin con una mostruosa e supersonica finta a 180° e col sinistro timbra per la prima volta su suolo italiano. Benvenuto, Fenomeno.

Ronaldo Inter

L'extraterrestre si ripeterà poi con la Fiorentina, e poi a Lecce, e poi ancora con la Lazio. In Coppa Italia, Ronaldo distrugge da solo il Piacenza siglando la sua prima tripletta italiana. No, non è affatto un fuoco di paglia. Contro il Parma - il Parma di Buffon, di Thuram, di Cannavaro - il 7 novembre del 1997, il Fenomeno è addirittura immarcabile: segna su punizione e si produce nel numero più bello e strabiliante dell'avventura italiana, saltando in un colpo solo Crippa, Sensini e Zé Maria con un gioco di prestigio nei pressi della linea laterale. Chi non sa o non ricordi, cerchi su YouTube: ne vale la pena.

Il primo Ronaldo interista è questo: un mix di velocità, potenza, agilità da gazzella, magie da prestigiatore. E goal. Tanti goal, come in Liga. A fine campionato sono 25, due soli in meno del capocannoniere Bierhoff, tra i quali spiccano un lob a Seba Rossi in un derby di ritorno stravinto per 3-0 e una doppietta a Roma, tana giallorossa, in entrambi i casi dopo aver superato Konsel in dribbling.

E poi via, con l'esultanza che ha caratterizzato l'epoca Ronaldo: sorrisone stampato sul volto, corsa a braccia larghe e indici rivolti verso l'esterno. Un'immagine ancora scolpita nella mente collettiva, che porta la Pirelli a ideare un manifesto in cui il Fenomeno sovrasta Rio de Janeiro come un Cristo Redentore umano con la 10 nerazzurra sulle spalle. Uno spot un pochino blasfemo, forse, ma dall'innegabile presa.

Ronaldo InterGetty Images

La stagione dell'Inter si conclude in chiaroscuro, tra le feroci polemiche dello scontro diretto contro la Juventus e la grande gioia della Coppa UEFA di Parigi. Un cammino accidentato, quello europeo, in cui l'Inter sembra sempre a un passo dall'eliminazione ma altrettanto spesso viene tenuta in vita dal suo uomo simbolo: Ronaldo apre la rimonta contro lo Strasburgo dopo aver fallito un rigore, è stupendo nella semifinale di ritorno contro lo Spartak Mosca (che perla l'1-2) e infine chiude i conti in finale contro la Lazio, ancora una volta dopo aver saltato il portiere, pezzo forte del repertorio.

Mai, tra l'ultimo anno al Barcellona e il primo all'Inter, si è visto un Ronaldo così. Un alieno fuori categoria per tutti, un fuoriclasse da Pallone d'Oro, che puntualmente alza al cielo milanese nel gennaio del 1998 e che, 12 mesi dopo, gli sfugge solo perché Zizou Zidane ha il merito di incornare il Brasile come un toro nella finale dei Mondiali francesi.

Proprio lì, nella triste notte parigina, la parabola inizia a decrescere. Il mistero delle sue condizioni di salute prima della partita, che poi giocherà. E poi gli infortuni a raffica degli anni susseguenti, un'Inter che va e non va, il 5 maggio, il guizzo nippo-coreano del 2002 che gli frutterà un secondo Pallone d'Oro, la rottura mai riparata col 'nemico' Cuper, la fuga al Real Madrid, i disturbi alla tiroide che ne provocheranno un progressivo innalzamento del peso. Ma questa è un'altra storia. I migliori anni della propria vita, Ronaldo se li era già goduti tra Barcellona e Milano.

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