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Alvaro PereiraGetty

Alvaro Pereira, un disastro dopo l'addio all'Inter: giocherà in Venezuela

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Da oggi gioca nell'Estudiantes Merida, in Venezuela. Ma la sua storia da meteora, o bidone fate voi, non è una di quelle toccata e fuga, con una presenza o una manciata di gare e l'addio immediato pochi mesi dopo il deludente passaggio italiano. No, Alvaro Pereira ha avuto modo di confrontarsi con la maglia dell'Inter per due stagioni, con un goal in 47 presenze lì sulla fascia mancina, cruccio dei nerazzurri post Triplete. Nel 2012/2013 gioca a più non posso, sommando 40 apparizioni con i meneghini, senza però mai dire la sua in maniera roboante, sballottato tra le polemiche e la rabbia dei tifosi.

E così dopo sette gare nella stagione successiva, in anni Inter né carne, né pesce, né tofu, Alvaro Pereira lascia l'Inter. "Andarci è stato il più grande errore della carriera", dirà in seguito. Le possibilità di incidere nel calcio internazionale scompaiono nel 2014, spazzate via dalla deludente era nerazzurra, lontana anni luce da quanto fatto nel Porto, squadra che, dirà in seguito, non avrebbe mai dovuto lasciare. Senno di poi, luoghi pieni di esso. Tutto ormai è andato.

È andata, senza giri di parole, la carriera di Alvaro Pereira, che non trova più squadre top decise a puntare su di lui in Europa, quando 28enne torna in Sudamerica, per allungare la lista delle squadre difese dopo aver giocato nei primi anni da professionista con le casacche di Miramar (Uruguay), Quilmes e Argentinos Juniors in terra albiceleste, prima del balzo nel Vecchio Continente via Romania (Cluj) per approdare al Porto e cominciare ad attirare attenzioni su di sè.

Viene girato in prestito al San Paolo, dove prosegue nell'essere titolare sempre e ovunque. Perché sì, esclusi quei mesi autunnali all'Inter, Alvaro Pereira è sempre stato un imprescindibile sulla corsia sinistra. Lo è anche in Brasile, veloce, tecnico, sudamericano a suo agio. La società lombarda è contenta di come si sia ambientato immediatamente, poco disposta a riportarlo a casa. Contento lui, sedotto e abbandonato. Il suo agente, in quel 2014, fa il punto della situazione, laciando aperta una porta nerazzurra mai completamente chiusa, ma sempre tendente a muoversi verso la completa serrata:

“Lui al San Paolo sta trovando spazio, ma è solo in prestito dall’Inter. Il prestito dura un anno e mezzo, sono passati solo tre mesi, è presto per parlare di una sua eventuale permanenza. Non sappiamo ancora quali decisioni verranno prese tra un anno e mezzo. Lì sta giocando molto bene, ma non so dire se sia triste per l’esperienza in nerazzurro. E’ una domanda da porre a lui, anche se ora è concentrato sulla sua squadra e sull’obiettivo Mondiale. Se l’Inter lo potrà riprendere? Non si sa, può essere. Ora deve solo trascorrere l’anno e mezzo di prestito, per il futuro poi si deciderà. I nerazzurri non hanno deciso cosa fare. Si vedrà in futuro”.

Alvaro Pereira - São PauloGetty

Nel suo futuro c'è il titolo di miglior terzino del campionato brasiliano, ma anche un improvviso cambiamento. Decide infatti di lasciare il San Paolo a sorpresa, quando sembrava poter avere la possibilità di ritagliarsi un posto come simbolo della squadra negli anni seguenti:

"Il motivo della mia partenza è extra-calcistico e personale. Sarà sempre grato ai dirigenti per aver capito i miei bisogni. Vorrei ringraziare la famiglia del San Paolo, qui ho passato un anno meraviglioso. Oggi posso dire di essere un tifoso di questa squadra. Chissà che in futuro non possa tornare ad indossare questa maglia. Lascio il club, ma continuo a sostenere la squadra, che è attesa da grandi sfide nel 2015. Mi mancherà tutto ciò che ho vissuto qui".

Motivazione personale presto spiegata: la moglie è argentina e la figlia è nata lì durante la Copa America 2011. Pereira opta per un ritorno nella patria dell'amata e della sua prole, La Plata. Del resto anche lui si è trovato bene nel paese, anche se altrove. L'Inter, ancora proprietaria del cartellino e semplicemente ormai in attesa di cederlo definitivamente, lo piazza all'Estudiantes con un prestito annuale.

La temporaneità dell'accordo però diventerebbe obbligo, fissato a 3,7 milioni di euro, con almeno il 40% delle partite giocate. A novembre l'Inter lo saluta definitivamente in virtù di quella percentuale raggiunta. Pereira è ancora titolare, sembra pronto a rimanere a lungo, sicuro di aver finalmente trovato un luogo dove tutto và per il verso giusto. Su di lui non ci sono aspettative enormi come in Italia e la sua famiglia è a casa.

Peccato che dopo la decisione sbagliata del lasciare l'Inter e quella quasi obbligata di trasferirsi in Argentina per il bene di moglie e figlia, ce ne sia un'altra, stavolta in pantaloncini sul campo, e non in pantaloncini a casa, davanti ad un contratto ed una chiamata dall'estero. È gennaio, è 2016, è Gimnasia-Estudiantes.

Amichevole che di amichevole ha poco, se non ufficialmente il tipo di gara. È pur sempre un derby, che genera una mega-rissa e quattordici squalificati su cui il giudice sportivo argentino non lascia correre. Corrono tutti invece verso un lungo stop, tra cui Alvaro Pereira. Otto turni. Si spezza la promessa del futuro all'Estudiantes, ma si spezza anche la possibilità di scamparla scappando.

Alvaro PereiraTwitter

Perché Alvaro Pereira firma per il Getafe, tornando in Europa per riscattare il suo vecchio passato nerazzurro e tornare quello di Oporto, ma deve comunque scontare la squalifica in Spagna. Una doccia fredda, che lo porterà a scendere in campo ad aprile, settimane dopo il suo ritorno in Spagna, che ovviamente sarà flop, già timbrato sul passaporto al momento della conferma di dover saltare le gare per cui è stato punito in Argentina.

E così, mentre in Nazionale continua ad essere tra i più presenti e pressoché un punto di riferimento sulla fascia mancina per il suo Uruguay, definitivamente abbandonato dall'Europa, decide di tornare in fretta e in furia in Sudamerica, stavolta però lontano dall'Argentina, che ha sperato potesse essere il punto di svolta della sua carriera e un presente/futuro per la sua famiglia, prima della rissa e dell'addio, praticamente forzato.

Sceglie l'ennesimo paese della sua carriera, stavolta il Paraguay, in maglia Cerro Porteño. Ha vissuto tanto Alvaro Pereira nella sua carriera: lunghe squalifiche, l'etichetta di flop, i titoli e i trofei personali, il voler seguire la famiglia e il denaro. E ad Asuncion, dopo un decennio senza problemi fisici, anche i malanni da calciatore, con diversi problemi muscolari che ne annienteranno il trennio in maglia rossoblù, dove gioca appena 31 gare.

È il 2018 e Alvaro Pereira non ha più il posto da titolare per cui era stato acquistato, complici gli infortuni e l'età oramai avanzata. Chiuso anche lì, consapevole di non aver più amatori in Europa e senza possibilità a La Plata, rimane una sola opzione: tornare nella sua di patria, l'Uruguay. Lo sceglie il Nacional, ma i problemi fisici non lo abbandonano e del vecchio treno ammirato in Portogallo non c'è più nulla.

Gioca pochi minuti al Nacional, dunque torna in Paraguay con il River Plate Asuncion perché anche l'Uruguay sembra non percorrere la strada di Alvaro Pereira, semplicemente desideroso di continuare a giocare a calcio e magari farlo nuovamente da titolare. Ma questa possibilità sembra essere utopica in ogni dove. A fine novembre compie  35 anni, nuovamente in Europa. Senza Champions o League, senza metropoli e futuri nomi del calcio internazionale al suo fianco come in passato. Li compie in Slovacchia, con la casacca del ŠKF Sered.

Un club centenario, ma che si è appena affacciato alla massima serie. Nel 2018 ha ottenuto la promozione nel torneo principale della Slovacchia e si è regalato un ex Nazionale uruguagio come Alvaro Pereira, nome pesante da quelle parti, nonostante a livello generale ed internazionale non lo sia più da almeno un quinquennio. Svincolatosi dal Nacional, ha scelto di provare a ripartire in Europa per dimostrare di poter ancora correre sulla fascia ed essere un buon terzino. Non di livello mondiale, sia chiaro, visto il treno passato da tempo, ai tempi dell'addio al Porto e l'approdo all'Inter.

Dopo il Sered, il ritorno in Sudamerica. Ancora una volta. Un altro Estudiantes, ma stavolta quello di Merida. Lo presentano come "el mundialista Alvaro Pereira", perché nella sua carriera c'è pur sempre la partecipazione a un paio di Mondiali. Ma a 35 anni suonati c'è la consapevolezza che la sua carriera si è di fatto interrotta dopo l'addio al Porto: la seguente delusione all'Inter ha aperto la strada ad una discesa continua, tra spinte degli altri (famigliari), sue (la rissa in Argentina) e del destino (l'infortunio in Paraguay). La velocità c'era, la grinta e la forza d'animo, così come la fortuna, meno. Peccato.

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