IL MILAN E’ UN ‘MALATO CRONICO’
Anche in serate come questa, in cui non è mancato lo spirito e la determinazione, i rossoneri dimostrano che la coperta resta corta, cortissima. Migliora la fase offensiva, il centrocampo sembra trovare maggior consistenza ma ad ogni accelerazione la Lazio dà l’impressione di poter affondare e far male. Il goal concesso nel finale è di quelli che non farà dormire Pioli: difesa infilata in una situazione di relativo pericolo, con un lancio lungo trasformato in un’azione da goal per una sbavatura di Duarte. Errori individuali e di reparto: rialzarsi così diventa missione ardua per qualsiasi allenatore.
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FIDUCIA A BENNACER E KRUNIC
Il Milan non è l’Empoli, San Siro può far tremare le gambe, l’esperienza è importante. Tutte verità che in questo momento Pioli può e deve ignorare perché ciò che conta è la risposta del campo e contro la Lazio Bennacer e Krunic hanno dimostrato di poter essere pedine preziose per questo Milan. L’algerino fornisce quella dose di grinta e personalità che è spesso mancata al centrocampo rossonero; il bosniaco, pur senza strafare, ha dato equilibrio e ‘raziocinio’ alla linea.
PIATEK-LEAO, CONVIVENZA DIFFICILE
"Mi aspettavo di più da Leao, la sua entrata doveva darci situazioni di uno contro uno e strappi. È un ragazzo con un grandissimo potenziale ma deve assolutamente fare di più. L’apporto che oggi ha dato alla squadra non è all’altezza delle sue potenzialità". Il commento post-partita di Pioli sulla prestazione del portoghese apre diversi interrogativi: perchè Leao non è riuscito ad avere un impatto sul match? Può davvero funzionare la coppia con Piatek? La sensazione è che, oltre a un problema di approccio 'mentale' alla partita, ci sia un ostacolo tecnico difficile da superare: Leao è una punta centrale che ama svariare, non un'ala. E anche avvicinandolo a Piatek (a tratti Pioli ha proposto un 3-4-1-2 per riempire l'area) la coesistenza è sembrata forzata.
GettyLAZIO, CERTEZZE DA CHAMPIONS
Raggiungere il quarto posto espugnando San Siro dopo 30 anni: la Lazio manda un messaggio al campionato e alle rivali per l’Europa più prestigiosa con una prestazione da squadra matura e consapevole dei propri mezzi. In una stagione in cui tanti club hanno cambiato assetto e protagonisti, la Lazio punta con fiducia sulle sue certezze: Inzaghi in panchina, il 3-5-2, i goal di Immobile. Una copertina di Linus che può valere la Champions.
KING CIRO PUNTA LONG JOHN
E’ vero, il giro di boa dei 30 anni è sempre più vicino e il rendimento con la Nazionale non è stato dei migliori nell’era Mancini. Ma quando indossa la casacca biancoceleste Ciro Immobile non tradisce mai. Goal a raffica, pesanti, spesso decisivi. 100 per l’esattezza, traguardo raggiunto a San Siro con un’incornata alla Chinaglia, che Ciro ha messo nel mirino come obiettivo personale stagionale: mancano 22 reti in tutte le competizioni per acciuffare Long John al 3° posto assoluto nella storia della Lazio, dietro Piola e Signori. Se mantiene questa media (siamo a 14 goal in 13 presenze quest’anno) un traguardo assolutamente alla sua portata.




