5 cose che ha detto Milan-Inter: Conte e la mentalità vincente, il Diavolo non ha identità

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L'Inter è già squadra a immagine e somiglianza del suo allenatore, il Milan è ancora un rebus irrisolto. Godin-De Vrij-Skriniar la base del successo.

CONTE E LA MENTALITA' VINCENTE

Concentrazione, determinazione, fame di vittorie: la reazione che Conte voleva vedere dai suoi ragazzi dopo la deludente prima notte di Champions è arrivata ed è stata più che convincente. L'Inter ha imposto il proprio ritmo a derby sin dai primi minuti, ha sbloccato la partita con un pizzico di fortuna ma ha poi azzannato il Diavolo nel momento più importante, affondando i denti sulla preda con quel killer istinct che da sempre ha contraddistinto le squadre di Conte. Il messaggio mandato alle rivali è forte e chiaro: quattro vittorie su quattro in campionato, testa della classifica salda ed esame superato nel primo, vero big match della stagione. L'Inter è tutto ciò che il Milan ancora non è: una squadra a immagine e somiglianza del suo allenatore. 

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UN DIAVOLO SENZA IDENTITA'

Dopo quattro partite di campionato e tre mesi di lavoro il Milan di Giampaolo è ancora un grosso punto di domanda. Dal punto di vista tattico l'incertezza è fotografata dalla posizione di Suso: trequartista per tutto il precampionato e nella prima, fallimentare, uscita stagionale contro l'Udinese; spostato sulla destra con risultati più incoraggianti contro Brescia e Verona; di nuovo centrale nel primo tempo del derby, per poi rivederlo sulla fascia nella ripresa. Un tourbillon che non aiuta lo spagnolo nè tantomeno i suoi compagni a trovare intesa e sincronismi. Ad oggi il Milan resta una squadra piatta e prevedibile, incapace di creare occasioni nitide (un solo tiro specchio nei novanta minuti) e di rifornire il suo bomber, quel Piatek apparso anche nel derby quasi un corpo estraneo.

Suso Milan-Inter

LUKAKU-MARTINEZ, PROVE D'INTESA

Nel gioco delle coppie offensive quello che sembra destinato ad essere il tandem di riferimento per la stagione dei nerazzurri comincia a dare segnali più che incoraggianti: perchè Romelu Lukaku e Lautaro Martinez, pur senza arrivare a toccare vette memorabili, cominciano a dividersi con costrutto e intelligenza gli spazi in area di rigore, cercandosi con gli sguardi e nei movimenti. L'argentino è una spina nel fianco per la difesa rossonera, appare e scompare alle spalle dei centrali e lo ritrovi sempre al posto giusto per colpire. Il belga fa a spallate, cosa che non sempre gli è riuscita in passato, e punisce il Milan con un goal da vero uomo d'area, rubando tempo e spazio a Romagnoli, inerme nell'occasione del 2-0. E il nervosismo post Slavia Praga si trasforma, in un attimo, in gioia incontenibile.

SORPRESA LEAO: GUIZZI E SFORTUNA

Dopo una settimana vissuta ad aggiornare le quotazioni di Rebic e Paquetá nel ballottaggio per una maglia da titolare, Giampaolo sorprende tutti giocando la carta Leao. E alla prima da titolare il giovane portoghese dimostra che la scelta del tecnico non era stata poi così azzardata. Il compito è chiaro: puntare tutto sulla sua velocità nell'uno contro uno sul lato di Godin e D'Ambrosio e l'ex Lille mette in mostra parte del suo interessante repertorio, tentando con coraggio dribbling e cambi di direzione, ma senza riuscire a lasciare il segno. La giocata più importante della sua serata resterà la sfortunata deviazione sul tiro vincente di Brozovic.

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Krzyzstof Piatek Diego Godin Milan-Inter

GDS O IL MURO NERAZZURRO

Conte ha costruito le sue fortune alla Juventus sulla BBC, a Milano potrebbe aver trovato nella GDS il segreto del successo: Godin, De Vrij e Skriniar costituiscono una linea che sembra avere davvero poco da invidiare alle difese delle migliori squadre d'Europa. Un muro che anche nel derby si è confermato pressocché insuperabile: 1 solo tiro concesso nello specchio della porta ai rossoneri, ancora un clean sheet per Handanovic, che in questo inizio di Serie A ha subito solo un goal in quattro giornate. L'esperienza di Godin, il senso della posizione di De Vrij, la fisicità e la duttilità di Skriniar: un trio che può davvero rappresentare la base per costruire un'Inter vincente.

 

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