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Del Piero FiorentinaGoal

4 dicembre 1994, Juventus-Fiorentina: Del Piero diventa Pinturicchio

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C'è un giorno che più di ogni altro segna l'inizio dell'era Del Piero. L'esatto momento in cui Alex diventa Pinturicchio, ovvero l'uomo che dipingerà per anni i sogni bianconeri rubando la scena a un certo Roby Baggio.

E' il 4 dicembre 1994. Quel pomeriggio una Juventus ampiamente rimaneggiata, la prima di Marcello Lippi, ospita la Fiorentina di Claudio Ranieri e Batistuta nel vecchio 'Delle Alpi'. Baggio è alle prese con un infortunio al ginocchio. Oltre al Divin Codino sono out pure Kohler, Fusi, Di Livio e Antonio Conte.

Il ragazzino arrivato un anno prima dal Padova, vent'anni appena compiuti, si infila la numero 10 bianconera. E di fatto non se la toglierà più. Ma come nelle migliori favole l'inizio è da incubo.

Le cose infatti si mettono subito male per la Juventus, che nel giro di nove minuti subisce i goal di Baiano e Carbone: 0-2 all'intervallo. Il Parma capolista sembra scappare via. Sembra, appunto.

Negli spogliatoi Lippi scuote la squadra. Una squadra a cui lo Scudetto, quello che oggi è diventata una piacevolissima abitudine, manca addirittura da dieci anni. I bianconeri rientrano in campo trasformati e partono all'assalto, a dire il vero senza troppa fortuna. Almeno fino al minuto 73.

A suonare la carica è il capitano Gianluca Vialli che nel giro di tre minuti sigla una doppietta: prima un colpo di testa su cross di Ravanelli, poi il pareggio in mischia da vero rapace dell'area di rigore. Finita? No, anzi. La storia sta per iniziare. La storia inizia quel giorno.

Il cronometro segna il minuto 88 quando Alessandro Orlando effettua il classico lancio della disperazione verso l'area viola. La palla ricade dalle parti di quel ragazzo con i capelli lunghi e la maglia numero 10 sulle spalle. Del Piero si coordina e colpisce di esterno destro in acrobazia. Un tocco morbidissimo che diventa un beffardo pallonetto su cui Francesco Toldo non può arrivare: Juventus-Fiorentina 3-2.

La corsa a perdifiato, il boato del pubblico, l'abbraccio dei compagni. La prima pagina di un lungo romanzo che durerà altri 18 anni tra successi e cadute, applausi e mugugni. Una storia che neppure Calciopoli e la Serie B riusciranno a spezzare. Sempre con la numero 10 sulle spalle. Sempre in bianco e nero. La prima pennellata di Pinturicchio.

Un'autentica perla che lo stesso Del Piero eleggerà come il goal più bello dei tanti messi a segno nella sua lunghissima e vincente carriera.

"Da parte mia è difficile scegliere, ma lo hanno fatto gli altri. Si tratta del 3-2 alla Fiorentina del 1994, goal simbolo per me ed apripista dei successi della mia squadra".

Quel giorno infatti alla Juventus nasce l'era Del Piero. Quel giorno la Juventus capisce che il lungo digiuno sta per finire. Alla fine della stagione lo Scudetto torna a Torino e Moggi decide che anche Roberto Baggio non è più indispensabile. La Signora ha trovato un nuovo numero 10.

Quel giorno inizia una storia d'amore lunga quasi vent'anni: da Pinturicchio a Godot, Del Piero resterà l'epicentro del mondo bianconero. Il simbolo della Juventus nei trionfi, ma anche l'uomo al quale aggrapparsi nelle sconfitte più brucianti. "Ah, come gioca Del Piero...".

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