Ogni volta che Messi prende la palla ai Mondiali in Qatar è sempre qualcosa di speciale. Le persone si alzano in piedi dai loro posti. Gli occhi si spalancano. Il cuore batte ancora un po'. Il mormorio si trasforma in un urlo. Questo perché l'argentino è un giocatore molto speciale, sì, oltre ad essere colui che raccoglie più tifosi nella storia del calcio. L'intera atmosfera è basata sull'idea dell'ultimo 'ballo': se questa è davvero l'ultima Coppa del Mondo del 10 argentino, allora bisogna godersela.
Messi si diverte a modo suo. Ha un desiderio impellente. Si arrabbia quando sbaglia, si infastidisce quando un compagno non capisce le sue intenzioni, si stanca. Si stanca molto. Osservi un calciatore ispirato che però sta gareggiando contro il suo stesso corpo, che non gli permette più di essere al livello di un tempo. E' abituato a passare inosservato nei vari passaggi del gioco. Resta sulla fascia, aspettando che i rivali si dimentichino di lui per qualche secondo in modo di guadagnarsi il possesso senza troppe marcature. Gioca da 9, da 10 e da 5. Fa di tutto.
Contro l'Australia, Messi raggiunge le 1.000 presenze da calciatore professionista. Ottavi di finale di un Mondiale con la maglia che ama di più. E, sebbene la cifra sia enorme e inserisca l'argentino in una lista di privilegiati, questo ha poco valore nella sua testa. Per la sua mentalità travolgente.
Per Messi la prossima partita è sempre la più importante. Ciò lo ha reso così eccezionale, lo colloca nel pantheon dei migliori. Anticonformista e poco abituato a perdere, provava vergogna per un paio di giorni ogni volta che subiva una sconfitta. Il tempo e la famiglia lo hanno aiutato a bilanciare un po' di più le amarezze. Ma in Argentina, ai Mondiali, tutto è vissuto con una maggiore intensità. Leo ha qualche acciacco fisico, ma quello che lo ha colpito di più è stata la sconfitta contro l'Arabia Saudita, dalla quale la sua squadra si è in parte ripresa grazie allo spettacolare attacco alla porta di Guillermo Ochoa.
Ha segnato 788 goal. Digitare questo numero fa tremare la tastiera. Sembra una bugia. A 35 anni ha ancora dei sogni. E grandi. La sua testa è concentrata sul Qatar e non c'è altro all'orizzonte, anche se il PSG gli ha già fatto sapere che lo attende un'offerta di rinnovo contrattuale non appena tornerà a Parigi.
La sua grandezza risiede anche nell'instabilità dell'inevitabile fallimento. Perché non si può sempre vincere. Quindi tutto il mondo lo 'schiaccerà' se dovesse essere eliminato prima della finale. Sarà schiacciato per essere giunto - forse - alla fine del cammino. Ma, quando quel momento sarà passato (se la gloria non dovesse arrivare, naturalmente), il futuro lo entusiasmerà ancora una volta. Vorrà vincere la Champions League con il PSG, sognerà un altro Pallone d'oro, sarà entusiasta per il fatto che le sue ultime stagioni saranno grandiose. Messi penserà ancora alla prossima partita, la più importante di tutte.
