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Yerry MinaGetty/GOAL/Youtube

Yerry Mina, il ragazzo timido recordman ai Mondiali: tra balli e sfottò

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A 28 anni e 10 di carriera, ci sono almeno tre diversi periodi per Yerry Mina. C'è stato quello di mezzo, il secondo, in cui il suo nome era nel taccuino di tutte le grandi squadre d'Europa. Volevano avere una fetta della torta a 10 piani che faceva la storia ai Mondiali, dimostrando al Barcellona, la squadra che non riusciva a credere in lui, di poter essere tra i migliori difensori centrali al mondo.

Il 2018 è senza dubbio l'anno in cui Mina è divenuto un nome da prima pagina. Non solo in Spagna prima e in Inghilterra poi, la sua seconda nazione europea. Ovunque, grazie all'ingaggio da parte del Barcellona a inizio anno e dell'Everton a metà, proliferavano le sue interviste, i suoi video su Youtube, segreti dall'infanzia e sogni per il futuro.

La sua abilità nei corner, al momento giusto, sembrava essere la soluzione per ogni squadra che puntava tutto sui colpi di testa da calcio d'angolo. Con un ragazzo di 195 cm in grado di scrollarsi i timidi avversari, l'idea è che bastasse un traversone al centro per tramutarlo ogni rete. Il 100% delle volte.

La verità che è il buon Yerry ha avuto nel corso dei Mondiali 2018 giocati in terra russa un momentum di quelli in cui tutto è possibile. Sotto il segno del 3, il destino volle aiutare il ragazzo colombiano a rimanere nella storia del torneo. Dopo la gavetta in Sudamerica, prima di un post Coppa del Mondo pregno di polemiche, ripicche, balli e urla.

  • Yerry Mina - Santa FeLuis Acosta - Getty

    PERIODO GIALLO GIOVANILE: GLI ESORDI

    Potremmo distinguere i periodi di Yerry Mina in tre distinti, nominabili con i colori. Come fosse un Picasso qualsiasi. Il giovane Yerry Fernando Mina González è quello del periodo giallo, come la bandiera della sua Colombia. Nel 1994 nasce a Guachené, dove i suoi occhi da bambino vengono attratti da padre e zio, entrambi portieri, entrambi salvatori e ultimi baluardi delle proprie squadre.

    Yerry - chiamato così come Jerry, ovvero il topo di Tom&Jerry - è come tutti i bambini. Vuole essere come i grandi e quelli della sua famiglia giocano come portieri. Cercava di imitare ogni movimento dei grandi, convincendosi che se avesse lavorato più degli altri sarebbe diventato come loro. Per Mina il calcio è anche l'unico modo per andare oltre ad una timidezza talmente grande che quasi non va giù nemmeno alla madre: "Anche io gli dicevo di svegliarsi" confessò Marianela Gonzalez nel 2018.

    A Yerry la timidezza importava poco, perché voleva avere dei rapporti diretti ed amichevoli solo con il pallone. Nessuna storia strappalacrime di un ragazzo emarginato. Un bambino, semplicemente, concentrato solo sul calcio, per essere come grandi, per essere un giocatore:

    “Da quando aveva quattro anni andava a piedi nudi sul campo di gioco. L'allenamento era alle quattro del pomeriggio e lui partiva all'una. Gli  detto di non essere così impaziente, non sarebbe venuto nessuno. Mi ha detto: mamma, voglio essere sempre il primo".

    Yerry voleva arrivare prima degli altri per allenarsi da solo, anche senza conoscere ogni fondamento necessario. Del resto quando arriva il mister e Mina sbaglia qualcosa, non è facile per nessuno dei due. Il tecnico in questione è Seifar Aponzà, che ha un chiaro ricordo del bambino divenuto calciatore professionista e rappresentante della Colombia nel mondo:

    "Yerry era un ragazzo paffuto, pachidermico e molto timido,. La verità è che quando l'ho rimproverato la prima cosa che ha fatto è stata piangere".

    Il problema di Yerry Mina non è solo la timidezza, ma anche quell'ossessione per il ruolo di portiere al quale non seguono miglioramenti: Aponzà lo convince a giocare in mezzo al campo e in particolare in difesa, dove si destreggia decisamente meglio.

    Se la timidezza svanisce pian piano, c'è un altro problema con cui Yerry, la madre e la squadra devono fare i conti: Mina non sopporta le trasferte. Proprio fisicamente:

    "Yerry era pessimo quando si parlava di viaggiare e quando giocavamo le partite intercomunali vomitava quasi sempre".

    Fisicamente con dei limiti, Yerry ha però qualcosa che i compagni di squadra non hanno: l'ambizione.

    "Una volta propose di allenarci il giorno di Natale. Capì che sarebbe potuto diventare un grande".

    L'ostacolo dell'ambizione non è mai esistito, così come la tenacia. Abbattuto anche il problema fisico, con un fisico sempre più imponente, si fa notare da diverse squadre della Colombia e del Sudamerica. La madre, però, decide che Yerry non può muoversi fino al raggiungimento del diploma. Ragion per cui firmerà con il Pasto prima e l'Independiente de Santa Fe poi. Il treno non passa una volta sola, ma riprende il ragazzo nel 2016, quando ci pensa il Palmeiras ad ingaggiarlo.

    Le sue abilità da tenace e perseverante centrale sono sotto gli occhi di tutti, tanto da arrivare fino agli scout Europei dopo le quattro reti segnate nelle prime tredici uscite con la squadra verdeoro. E' il 2018 e il Barcellona investe su di lui 10 milioni, inserendo nel contratto quinquennale una clausola dieci volte più alta. A 23 anni la grande opportunità della carriera, ma in patti sono chiari: riserva inizialmente, poi chissà. Gioca una manciata di gare - cinque - chiuso da Piqué, Umtiti e gli altri centrali a disposizione di Valverde.

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  • Yerry MinaGetty

    PERIODO ROSSO FUOCO: TRE RETI AL MONDIALE

    La vecchia volpe di Pekerman, selezionatore della Colombia, non vuole certo rinunciare a Mina nonostante le poche presenze con il Barcellona. Sa di cosa è capace, sa che con un po' di fiducia può essere un baluardo nella spedizione russa. Conosce la sua tenacia, che l'hanno portato in alto sull'altare di una crescita continua.

    "Non abbiamo dubbi sulle sue capacità" evidenzia Pekerman nel 2018. "Ci fidiamo di lui, è felice e si trova molto bene con la squadra. Pensiamo anche che stia facendo bene, anche se negli ultimi mesi a Barcellona ha giocato poco. Non va bene, ma il calcio è veloce e bisogna decidere rapidamente cosa fare. Sono sicuro che sia stata dura con lui affrontare quella situazione, noi non abbiamo mai avuto dubbi. E' entrato a far parte del club in un momento in cui volevano davvero giocare con un solo stile".

    Coccolato da Pekerman e dal popolo colombiano, pronto ad invadere sui social i profili del Barcellona alla ricerca di risposte sul mancato utilizzo del loro idolo, Yerry Mina si guarda allo specchio, desideroso di ripagare fiducia e affetto. Arriva da tre reti nelle prime dodici presenze in Nazionale, non male.

    Inizialmente, vista la forma da riprendere dopo gare tra panchina e tribuna, Pekerman non può però fare a meno di lasciarlo fuori. Contro il Giappone, nell'esordio colombiano ai Mondiali russi, la rappresentativa sudamericana è sfilacciata, con poche idee. In difesa traballa, in attacco fatica.

    Non sapremo mai se dopo le parole pre-Mondiale Pekerman avrebbe comunque utilizzato Yerry Mina anche senza la sconfitta all'esordio, fedele a sé stesso. Fatto sta che i tre punti sono in mano ai nipponici e i Cafeteros con i palmi vuoti. Fuori Murillo, dentro il ragazzo che a Barcellona ha perduto il posto da titolare ma non sè stesso.

    Annulla Lewandowski, blocca Zielinski e Krychowiak. I polacchi, sotto di due reti, hanno perso fiducia e marcature. Ben piazzati fisicamente, non tatticamente: Yerry è in attacco, nonostante non sia una chiara e vecchia battuta da corner. Si trova là nel bel mezzo del contropiede che ha nel suo ultimo interprete del passaggio, James Rodriguez.

    James, diventato icona mondiale e non solo colombiana dopo un altro momentum come quello dei Mondiali 2014, è il massimo cannoniere della sua Nazionale alla Coppa del Mondo. Dietro di lui l'uomo che non ti aspetti, per ruolo e titolarità col club divenuta timido ricordo: Mina.

    Yerry segna la rete decisiva contro il Senegal e dunque, all'ultimo minuto, quella del pari contro l'Inghilterra. Un goal che manda la sfida degli ottavi ai supplementari prima e ai rigori poi, senza che la festa di Mina diventi tale: la sua rete risulta essere ininfluente, perché il pass dei quarti è nella tasca britannica.

    Un duro colpo per Mina a livello personale. L'aver segnato tre reti di testa come Vavà, essere uno dei pochi difensori con tre reti in una sola edizione del Mondiale non limitano certo la sua delusione. Che farà rima con la chiusura del momentum in cui sembrava poter segnare ad ogni corner, sotto il segno del tre: tre partite, tre goal, trecento minuti. Il periodo rosso, del fuoco nelle vene e degli avversari bruciati sul tempo e nell'orgoglio.

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  • Yerry Mina UruguayYoutube

    PERIODO NERO: BALLI E VAR

    Dopo i Mondiali il Barcellona si rende conto che lo spazio per Yerry non c'è. Grazie alle reti in Russia, però, può ottenere molto di più di quanto investito pochi mesi prima. Il prezzo del cartellino si è alzato tantissimo, ma non ad un livello tale da raggiungere i 100 milioni di euro. Una cifra ancora troppo distante per un difensore, nell'era pre-De Ligt, Maguire e Fofana.

    I 30 milioni messi sul piatto dall'Everton sono un buon compromesso per il Barcellona. L'Everton è convinto di aver fatto il colpo della vita, ma Mina non si rivelerà mai più quello visto al Mondiale, né quello capace di attirare squadre su squadre ai tempi del Palmeiras. Certo, è sempre pericoloso in zona rete, ma il club di Liverpool naviga in acque tempestose.

    Yerry ha però un altro modo per far parlare di sé. Ad ogni rete, infatti, comincia a diventare virale sui social. Il motivo? I balletti in mezzo al campo per festeggiare una rete. I colombiani sono orgogliosi, i tifosi dell'Everton sorridono. A volte, però, Mina va oltre, scatenando il caos. Nonostante un modus operandi sempre avuto.

    E' il caso del luglio 2021, nella Coppa America vinta dall'Argentina di Messi. L'albiceleste conquista la finalissima proprio dopo aver battuto ai rigori la Colombia di Mina, che a sua volta aveva superato l'Uruguay di Suarez. Non potendo festeggiare una rete nei minuti regolamentari, Yerry si lascia andare ad un balletto dopo il penalty realizzato a margine della tremenda lotteria dagli undici metri. Inusuale, virale. Divide. C'è chi vede nel gesto un atto di sfottò esagerato e chi la felicità, senza secondi fini.

    La prende sul personale Leo Messi, dopo aver visto Mina esultare così nei confronti dell'Uruguay dell'amico Suarez. La Pulce e Yerry hanno condiviso lo spogliatoio per pochi mesi, la loro non è certo un'amicizia da battaglia e replica come quella tra l'argentino e il Pistolero. In semifinale Martinez parla, parla, parla, distraendo Mina. Parata e urlo continuo di Messi pescato dalle telecamere: "Baila ahora". Balla ora, Yerry.

    "Quello che è successo con Leo è qualcosa che può succedere in qualsiasi momento, è il calcio" dirà Mina. "La vita gira, si vendica, ma io sono tranquillo perché so che Leo è una grande persona, l'ho conosciuto a Barcellona e lo ringrazio per il supporto che mi ha dato, lo rispetterò sempre”.

    Yerry scopre il fianco, senza essere consapevole che c'è sempre qualcuno pronto a colpirlo. Come nel pre-gara del match contro il Perù: "Sappiamo che amano il cioccolato, faremo assaggiare in campo il vero cioccolato". Dai Mina, sul serio? Sul serio. Uno sfottò che può avere due sole strade: vincente, senza nessuna conseguenza, o perdente, con risposta immediata.

    Il Perù vince e passa dalla cassa, tanto che Christian Cueva, giocatore del team peruviano, prenderà in giro il collega ed avversario sui social, a ritmo di musica: utilizzerà una famosa canzone della band locale di cumbia 'Grupo 5' per parlare di cioccolato e Yerry Mina in termini di sfottò.

    Balli e dichiarazioni, nel post Mondiale, sono un capitolo nero nella storia di Mina. Ad ottobre 2021 ha segnato un goal contro l'Ecuador, ballando come suo solito. Nello stesso mese ha anche segnato in maglia Everton contro il Manchester United. Il sogno del teatro dei sogni si è però presto tramutato in incubo: la festa a ritmo è stata spezzata dalla tecnologia. In entrambe le occasioni le reti sono state annullate lasciando Yerry contrariato e deluso e i tifosi avversari, di più nazioni, a ridere sui social.

    Il periodo in cui tutto sembrava possibile, arrivato dalle tenacia e dalla perseveranza di Mina è lontano quattro mesi. Durato pochi giorni, tra un periodo giallo di timidezza e uno nero di esultanze divenute polemiche e balli spazzati via dall'occhio elettronico.

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