Pubblicità
Pubblicità
Vlahovic LukakuGetty Images

Vlahovic per Lukaku: storia di uno scampato pericolo per la Juventus

Pubblicità

Dusan Vlahovic ha segnato quattro volte nelle prime quattro giornate di campionato. E dunque c'è da chiedersi se sia davvero questa la splendida normalità di un centravanti ritrovato, nella fiducia prima ancora che nei propri mezzi tecnici, nella testa prima ancora che nei piedi.

Il primo sigillo all'Udinese, il secondo al Bologna. Quindi la doppietta che, sabato pomeriggio, ha azzerato le ambizioni della Lazio di provare a far risultato all'Allianz Stadium. In entrambi i casi col destro, il suo piede teoricamente meno buono, diventato all'improvviso una pistola fumante e precisissima.

Eppure, fino a qualche settimana fa, Vlahovic aveva un piede sull'uscio di casa. Se non un piede e mezzo. Se non entrambi. La Juventus non avrebbe disprezzato una sua partenza e, contemporaneamente, l'arrivo al suo posto dal Chelsea di Romelu Lukaku. L'ok di Max Allegri c'era, il desiderio del ds Giuntoli di raddrizzare i conti pure.

Alla fine non se n'è fatto nulla. Vlahovic è rimasto alla Juve e Lukaku è tornato in Italia, sì, ma per ricongiungersi col vecchio mentore José Mourinho alla Roma. E vissero tutti felici e contenti. A Torino, certamente sì.

  • Vlahovic Lukaku

    QUESTIONE D'INCOMPATIBILITÀ

    Fa strano parlare di "scampato pericolo". E probabilmente è esagerato. Ma la sostanza è che, cedendo Vlahovic per far spazio a Lukaku, la Juventus avrebbe rischiato tanto, forse troppo. Avrebbe rattoppato qualche buco dal punto di vista economico, magari. Ma sotto il profilo tecnico, pur nel contesto di un gradimento generale di Allegri, chissà.

    Fuori dai denti: Lukaku non faceva per la Juve, la Juve non faceva per Lukaku. Per l'accoglienza che il belga avrebbe trovato a Torino, intanto, ben rappresentata da quel "noi Lukaku non lo vogliamo" intonato dai tifosi presenti al J|Medical per le visite mediche estive dei calciatori della rosa.

    Storie - e scorie - note: il baraonda scatenatosi allo Stadium nella semifinale d'andata di Coppa Italia, e ancor prima quel "mai, mai, mai alla Juventus" pronunciato da Lukaku in una celebre intervista nella quale dichiarava il proprio amore incondizionato all'Inter. Questione d'incompatibilità, semplicemente. Che, al primo errore sotto porta o alla prima prestazione negativa, sarebbe emersa in tutto il proprio fragore.

  • Pubblicità
  • Jose Mourinho Romelu Lukaku Roma 2023-24 Serie AGetty

    DALL'ETÀ ALLE PROSPETTIVE

    E poi c'è tutto il resto. La carta d'identità, ad esempio. Quella di Vlahovic recita 28 gennaio 2000, quella di Lukaku 13 maggio 1993. Brillante futuro contro fase finale della carriera. Perché, si domandavano in molti, la Juventus avrebbe dovuto scegliere un trentenne a discapito di un ventitreenne? Tema toccato a più riprese nelle settimane delle trattative col Chelsea e, in fondo, ancora d'attualità.

    Eppure a Torino si erano convinti a percorrere la strada che portava al belga. Principalmente per questioni economiche, come già ricordato. E pure perché ad Allegri non sarebbe dispiaciuto disporre di un elemento così, pesante, battagliero, adatto per un certo tipo di calcio senza troppi fronzoli. Anche se Lukaku è reduce da due stagioni da dimenticare, tra il flop al Chelsea bis e gli infortuni all'Inter bis. Anche se il suo strapotere fisico non è più quello dei tempi contiani. Anche se le prospettive future sono evidentemente inferiori rispetto a quelle di Vlahovic.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • Allegri VlahovicGetty

    "UN MERCATO DIVERSO"

    Poi, d'incanto, tutto è cambiato. Vlahovic non ha mai voluto lasciare la Juventus, non ha mai premuto per andarsene al Chelsea, o al PSG, o al Bayern di turno. E lo ha mostrato con i gesti, prima ancora che segnando: ovvero stringendo la maglia tra le dita e mostrandola platealmente ai propri tifosi, già nel precampionato contro il Real Madrid ma pure nella serata d'esordio a Udine. Allegri, in puro stile aziendalista, non ha fatto una piega.

    "Cos'ho pensato quando Vlahovic è rimasto? Non ho pensato niente - ha detto il tecnico in conferenza stampa dopo la partita contro la Lazio - perché Dusan è sempre stato un giocatore della Juventus. Come Chiesa e come tutti coloro che ho a disposizione. Quest'anno abbiamo fatto un mercato diverso, facendo valutazioni sul valore della squadra con Giuntoli e Manna".

  • Dusan Vlahovic Juventus 2023-24Getty Images

    FUOCO NEGLI OCCHI

    Allegri e la Juventus hanno ritrovato un nuovo Vlahovic. Un centravanti aggressivo, col fuoco negli occhi, finalmente mortifero sotto porta come ai tempi della Fiorentina. E finalmente, ovvio, libero da tutti quei guai fisici che nella scorsa stagione ne hanno tormentato l'animo e inficiato il rendimento.

    "Lo scorso anno ho sofferto dal primo all'ultimo giorno - ha detto l'ex viola a DAZN - Ma se scendevo in campo vuol dire che ero pronto per giocare. Non voglio trovare alibi o scuse. La scorsa stagione è un capitolo chiuso per me, non guardo indietro. La cosa più importante è il presente".

    Il presente dice che Vlahovic ha giocato quattro partite di campionato e segnato quattro goal. E che l'intesa col "gemello diverso" Federico Chiesa, a segno già tre volte, funziona. Con buona pace di Lukaku. Un capitolo che, ora sì, si è definitivamente chiuso.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0