Dusan Vlahovic ha segnato quattro volte nelle prime quattro giornate di campionato. E dunque c'è da chiedersi se sia davvero questa la splendida normalità di un centravanti ritrovato, nella fiducia prima ancora che nei propri mezzi tecnici, nella testa prima ancora che nei piedi.
Il primo sigillo all'Udinese, il secondo al Bologna. Quindi la doppietta che, sabato pomeriggio, ha azzerato le ambizioni della Lazio di provare a far risultato all'Allianz Stadium. In entrambi i casi col destro, il suo piede teoricamente meno buono, diventato all'improvviso una pistola fumante e precisissima.
Eppure, fino a qualche settimana fa, Vlahovic aveva un piede sull'uscio di casa. Se non un piede e mezzo. Se non entrambi. La Juventus non avrebbe disprezzato una sua partenza e, contemporaneamente, l'arrivo al suo posto dal Chelsea di Romelu Lukaku. L'ok di Max Allegri c'era, il desiderio del ds Giuntoli di raddrizzare i conti pure.
Alla fine non se n'è fatto nulla. Vlahovic è rimasto alla Juve e Lukaku è tornato in Italia, sì, ma per ricongiungersi col vecchio mentore José Mourinho alla Roma. E vissero tutti felici e contenti. A Torino, certamente sì.
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