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Unpopular Opinion - Perché è lo Scudetto di Chivu: è riuscito dove 'un Fabregas' avrebbe fallito

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La nostra Unpopular Opinion vi porterà a dibattere, discutere, polemizzare e riflettere su concetti, idee e punti di vista che il calcio di oggi ha ormai forse esasperato.


  • CIÒ DI CUI L'INTER AVEVA BISOGNO

    Quando Simone Inzaghi ha lasciato l'Inter la scorsa estate, tutto faceva presagire a un fine ciclo, al classico anno di transizione, a una ripartenza che avrebbe dovuto passare necessariamente da una rivoluzione, tattica e non solo.

    Quando è arrivato Cristian Chivu per sostituirlo lo scetticismo era dilagante. Appena 13 partite da allenatore in Serie A e una salvezza conquistata sulla panchina del Parma. Non certo un'iniezione di adrenalina per una piazza dilaniata da una stagione da 'zeru tituli' conclusa con il 5-0 di Monaco di Baviera.

    Nessun tifoso nerazzurro, tranne probabilmente il più ottimista, avrebbe mai pensato che Chivu era proprio ciò che serviva all'Inter. Ciò di cui la squadra aveva maledettamente bisogno. L'uomo giusto al momento giusto, senza proclami, senza chissà quale curriculum, senza sbandierare concetti da esteta per rimpolpare il suo pedigree. Chivu ha messo l'Inter davanti a sé stesso ed ha fatto centro.

    Qualcuno la chiamerebbe 'paraculaggine', io la chiamo bravura. Capacità gestionale e nel saper leggere i momenti. Un qualcosa di non affatto scontato per chi di mestiere vorrebbe fare l'allenatore.

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  • CRISTIAN CHIVU, IL RIPARATORE

    Ricordate il termine 'The Tinkerman'? In Inghilterra lo hanno coniato appositamente per Claudio Ranieri. Letteralmente significa 'l'aggiustatore', colui che rimette a posto la squadra affidandosi a continui cambi di modulo e giocatori fino a trovare la quadra.

    In tal senso, Cristian Chivu potremmo chiamarlo invece 'il riparatore'. Niente rivoluzioni, niente idee fantascientifiche. Si è reso immediatamente conto che lo splendido lavoro di Inzaghi non andava vanificato. Che quella scia si poteva ancora sfruttare, senza dover fare per forza il protagonista dando un'impronta diversa e magari controproducente. Che quell'Inter non andava buttata, ma appunto riparata.

    Così è andato da un Calhanoglu con la valigia già pronta per tornare ad Istanbul e gli ha fatto capire quanto ancora fosse importante per quella squadra. È andato da Lautaro e gli ha spiegato quanto fosse indispensabile il suo apporto e cosa significasse essere il capitano in tutto e per tutto. È andato da Dimarco e lo ha messo in condizione di essere tra i migliori al mondo nel suo ruolo, se non addirittura il migliore. È andato da Zielinski e lo ha rimesso al centro del progetto, trasformandolo così in un valore aggiunto.

    All'apparenza non ha cambiato niente, ma in fondo, anzi nel profondo, ha cambiato tutto.

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  • PERCHÈ UN FABREGAS AVREBBE FALLITO

    Non stiamo parlando di Cesc Fabregas nello specifico, ma più di 'un Fabregas', di quella tipologia di allenatore che va a morire con le sue idee. Che vuole necessariamente innovare, rinnovare, rivoluzionare, a prescindere a volte dai risultati.

    Ecco perché, molto probabilmente, 'un Fabregas' all'Inter avrebbe fallito. Qualche tempo fa ho citato l'esempio di Thiago Motta alla Juventus. Una scelta manageriale figlia della voglia estrema di cambiare, portare nuove idee, stravolgere tutto anche sotto la spinta pressante di una piazza logorata dai troppi anni vissuti con il 'risultatista' Allegri.

    Thiago Motta ha messo davanti le proprie ambizioni a quelle della Juventus e in un top club, il più delle volte, una cosa del genere non te la puoi permettere. L'Inter non aveva bisogno di un allenatore pervaso dall'ambizione, ma di uno che riportasse a galla le ambizioni dell'Inter.

    Con questo non vogliamo dire che Chivu non sia ambizioso, ma a volte l'intelligenza nello sport sta nel mantenere un basso profilo, capire cosa va cambiato e cosa no. Perché 9 allenatori su 10 sarebbero arrivati all'Inter dopo l'ultima stagione con l'unica intenzione di resettare tutto. Con l'unico obiettivo di costruire 'l'Inter di... ', anteposto a quello di mettere in piedi un'Inter vincente senza targhe autocelebrative.

    Per questo motivo, anche se non molti lo pensano, questo è più che mai lo Scudetto di Chivu. La testimonianza che non c'è bisogno di fare i fenomeni per essere protagonisti.