Un anno da Italia-Svezia: la serata di Milano in 10 immagini

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Il 13 novembre 2017 l'Italia pareggiava con la Svezia mancando l'approdo ai Mondiali. Ripercorriamo quella notte con le 10 immagini più significative.

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    I 72000 di San Siro: uno spettacolo tricolore

    Sono in 72mila, a San Siro, pronti a sostenere l'Italia verso un'impresa che, in realtà, non dovrebbe neppure essere definita tale: dopo l'1-0 dell'andata concretizzato da un tiraccio di Johansson deviato da De Rossi, bastano un golletto per portare lo spareggio ai supplementari e due per andare direttamente ai Mondiali. Tutti ci credono e il tifo è continuo dall'inizio alla fine. Fantastico il mosaico a tinte bianche, rosse e verdi che ammanta tribune e curve come un'unica bandiera. Il risultato finale trasformerà la fiducia in lacrime.
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    La formazione titolare: c'è Gabbiadini

    Sorpresa all'annuncio delle formazioni: gioca Manolo Gabbiadini in coppia con Ciro Immobile. Una scelta completamente inattesa da parte del ct Ventura, che decide di affidarsi alla 'coperta di Linus' del 3-5-2 contiano, con Florenzi insolita mezzala sinistra e Darmian-Candreva esterni, riponendo definitivamente in soffitta i propositi bellicosi di 4-2-4 annunciati al momento del suo insediamento. Andrà male: zero goal, come all'andata. E l'attaccante del Southampton, sostituito al 63' da Belotti, dirà: "Quella partita mi ha rovinato, da lì non ho più giocato".
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    Gioca Jorginho, a furor di popolo

    Niente spazio con Conte, niente spazio con Ventura. In barba alle indicazioni del campionato, che propone Jorginho come uno dei migliori interpreti del centrocampo. Poi ecco che il commissario tecnico, a furor di popolo, cede alle pressioni rivoluzionando le proprie idee proprio in occasione della sfida più importante: l'allora regista del Napoli scende in campo per la prima volta dall'inizio con la maglia dell'Italia, dopo aver assaggiato l'azzurro nazionale solo in due spezzoni amichevoli un anno e mezzo prima. Prova con qualche luce e qualche ombra, la sua. Di certo, non sufficiente per mutare lo scenario generale.
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    L'ultima in Nazionale della BBC

    Andrea Barzagli, Leonardo Bonucci e Giorgio Chiellini. La BBC, il muro invalicabile che ha fatto le fortune della Juventus e che si è sfaldata qualche mese prima, quando il difensore viterbese ha deciso di trasferirsi al Milan. Rieccoli, tutti assieme, a proteggere l'amico Buffon. Ma è l'ultima recita collettiva in Nazionale: subito dopo la partita, Barzagli - con Buffon - annuncia l'addio alla maglia azzurra. Chiellini ne segue inizialmente le orme, salvo accettare la richiesta di aiuto di Mancini e mettersi a disposizione del neo ct, con tanto di fascia di capitano al braccio.
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    De Rossi rifiuta di entrare in campo

    Altro episodio clou della triste serata milanese. Ripresa in corso, 0-0 che non si sblocca, Italia alla costante quanto confusa ricerca della rete del vantaggio. E Ventura fa scaldare... Daniele De Rossi. Un mediano. Che fa quello che nessuno si aspetta: contesta la decisione del proprio allenatore con un eloquente "dobbiamo vincere, non pareggiare, c***o entro io?". E poi indica Insigne, seduto mestamente in panchina, intimando al ct di inserire il compagno al posto suo. Inutilmente.
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    Non c'è spazio per Insigne: zero minuti

    Già, perché Lorenzo Insigne, tra Solna e Milano, colleziona la bellezza di 14 minuti più recupero. In campo nel finale all'andata (ma da interno di centrocampo!), al ritorno guarda i compagni dalla panchina. Mistero buffo, per non dire tragico, di quella serata rimasta nella storia. Lorenzinho arriva da due stagioni eccellenti con il Napoli e ha iniziato alla grande la terza, nella quale condurrà i partenopei a un soffio dallo Scudetto, ma nel 3-5-2 di Ventura non trova spazio, venendo scavalcato addirittura da Gabbiadini. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.
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    La solitudine di Ventura

    Sfiduciato dopo Madrid, tanto da dichiarare più volte di "non essere più stato l'allenatore della Nazionale dopo quella sera", Giampiero Ventura ha una sola missione: battere la Svezia con due reti di scarto ed evitare all'Italia l'onta dell'eliminazione. Al futuro si penserà in un secondo momento. Ma la sfida da dentro o fuori inizia male e si conclude peggio, ben rappresentata dall'atteggiamento del ct a bordo campo: solo, spesso a capo chino, con occhi malinconici, probabilmente conscio di assistere a una delle pagine più nere della storia del nostro calcio. Nero, con uno spruzzo d'azzurro, come il giaccone indossato a San Siro.
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    Le lacrime di Buffon: addio all'Italia

    Da uno spareggio a un altro spareggio, con in mezzo 20 anni di parate e trionfi. Gigi Buffon aveva esordito in Nazionale sotto la neve moscovita, nel 1997, in un match decisivo per l'approdo ai Mondiali francesi, e ora chiude nella maniera più triste un'avventura epica, culminata con la conquista della Coppa del Mondo nel 2006. Le sue lacrime dopo il 90' sanciscono l'amarissima conclusione di un'era. Gigi tornerà per un'altra comparsata, a Manchester contro l'Argentina nell'esordio di Di Biagio, ma è a San Siro che si consuma il vero addio. Immagini commoventi per tutti. Anche per gli svedesi.
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    La festa della Svezia: in Russia ci vanno loro

    Eccola, un'altra diapositiva che a un anno di distanza fa ancora male. L'Italia è in ginocchio e la Svezia esulta per una qualificazione inattesa, impensata ma certamente non demeritata. In Russia vanno Ekdal, Forsberg, Toivonen e il futuro romanista Olsen. Nella maggior parte dei casi, onesti pedatori che a Milano assaporano la gioia più grande della propria carriera. L'avventura mondiale si snoderà in modo positivo, fino ai quarti di finale, prima che l'Inghilterra 'vendichi' l'Italia estromettendo gli svedesi.
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    "Tutti a casa!", "Fine", "Fuori tutti!": l'Italia è fuori dal Mondiale

    Il giorno dopo è quello della consapevolezza. Quello in cui lo choc iniziale lascia spazio a un tentativo di lucida analisi. I quotidiani, naturalmente, sono impietosi: "Tutti a casa!", titola Tuttosport; "Fine", è la sintetica e luttuosa prima pagina della Gazzetta dello Sport; "Fuori tutti!", inveisce il Corriere dello Sport. Nel mirino i giocatori, Ventura e la Federazione. Si auspica sin da subito un cambiamento radicale che aiuti il movimento pallonaro italiano a rinascere dalle proprie ceneri. Soprattutto, si piangono lacrime amare per uno dei giorni più bui vissuti dal nostro calcio. Siamo fuori dai Mondiali. Impensabile, ma vero.