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Tare SarriGetty Images

Tare: "Non ho lasciato la Lazio per Sarri. Napoli? Non ho sentito nessuno"

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Sei mesi dopo l'addio, parla Igli Tare. L'ex direttore sportivo della Lazio ripercorre in un'intervista al 'Corriere della Sera' la separazione con il club biancoceleste, ne spiega le motivazioni, delinea il rapporto con Maurizio Sarri.

"Non ho lasciato la Lazio per lui", giura Tare, attualmente alla ricerca di una nuova squadra. Che potrebbe essere il Napoli, secondo radiomercato. Anche se lui giura che nessuno, dal club campione d'Italia in carica, si è mai fatto sentire.

Sarri, il Napoli, ma anche un'analisi sulla prima parte della stagione della Lazio e sull'ex Simone Inzaghi, capolista del campionato: di seguito le parole più interessanti di Tare.

  • IL RAPPORTO CON SARRI

    "Via dalla Lazio per colpa sua? Assolutamente no. È stato scritto tanto su questo punto, ma non è così. Ho parlato con Lotito: dopo 18 anni era arrivato il momento di lasciarsi in modo civile, senza strappi. Sarebbe stato imperdonabile per tutti. La Lazio è nel mio cuore. Ma avevo bisogno di guardarmi intorno, studiare, conoscere altre realtà.

    Lui è un integralista, è vero, uno che vuole fare le co- se a modo suo, è la sua cifra, la sua caratteristica. Chi lo prende, però, lo sa, non lo può cambiare. Io non ci ho mai litigato, ma non è facile, ha un modo suo di concepire il calcio e il lavoro. Anche Lotito gli somiglia: un presidente dal carattere fortissimo. A volte ho fatto da parafulmine - fa parte del lavoro di un bravo dirigente - ma il mio matrimonio con la Lazio era arrivato al capolinea. Sarri non c’entra. Dopo tanti anni, senti la necessità di vedere altri mondi".

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  • SULLA STAGIONE DELLA LAZIO

    "Intanto è agli ottavi di Champions con un turno d’anticipo. E poi ci vuole pazienza con i nuovi acquisti. Devono inserirsi, non sempre avviene in una settimana.

    È mancata anche un po’ di brillantezza offensiva. Può capitare, ma la stagione è lunga e la Lazio può recuperare".

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  • L'ACCOSTAMENTO AL NAPOLI

    "Non ho sentito nessuno, dunque la mia risposta è no. Poi nel calcio può accadere tutto in un attimo: guardate quello che è successo in Nazionale: Mancini che va via e arriva Spalletti. Il nostro è un mondo veloce in continua evoluzione. C’entrano le offerte economiche, ovvio, ma anche i progetti di un club. Aspetto l’offerta giusta.

    Sempre in Italia? L’Italia è casa mia. Ho trascorso qui quasi la metà della mia vita. Ma non c’è solo la se- rie A, e mi tengo aggiornato. Davanti a un progetto interessante potrei lavorare anche all’estero. Dipende anche dai valori che ha un club".

  • SU SIMONE INZAGHI

    "Lui era un predestinato: tutto il giorno a studiare calcio. Era normale che si migliorasse. Lo ha fatto con umiltà e impegno e ora è un tecnico completo. Se lo merita".

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