Antonio Torrisi - Negli ultimi mesi si è così tanto parlato dell'impatto psicologico causato dal 5-0 in finale contro il PSG, e più in generale da un finale di stagione che ha trasformato gli "ingiocabili" in un gruppo capace di uscire dalla Coppa Italia per mano di uno dei peggiori Milan degli ultimi decenni e di perdere lo Scudetto contro un Napoli che sembrava, a un certo punto, non poterlo vincere, che si è sottovalutato il "viceversa" di tutta questa storia. Ossia che l'Inter, in qualche modo, dopo aver perso (quasi) tutto e aver resettato, ricominciando da una nuova guida tecnica e con diversi macigni psicologici da smaltire, adesso non ha praticamente più nulla da perdere.
A Cristian Chivu, se notate, si perdona quasi tutto ciò che a Simone Inzaghi sembrava impossibile perdonare (cambi compresi), ad alcuni singoli anche quegli errori che, fino a qualche mese fa, sembravano pesantissimi. Più in generale, al di là di qualche critica spontanea, in un contesto del genere la domanda che sorge spontanea è: ma perché l'Inter, questa Inter, questo gruppo così, composto per la maggioranza da giocatori che hanno perso due finali in tre anni, non può ambire a riprovarci? Certo, direte voi: il Liverpool è già un grandissimo banco di prova per capire, poi, le reali possibilità di questa squadra, ma perché no?
Perché quanto detto negli scorsi mesi, all'indomani del 5-0, non può invece essere visto, paradossalmente, come una spinta a giocare più liberamente? Analizziamo nel concreto: l'Inter, anche con Chivu, offre un calcio "europeo". Difende meno bene rispetto a Inzaghi, forse, ma in quanto a propensione offensiva sembra più in linea con le altre, destinate, secondo i pronostici, a compiere un percorso vincente in Champions League. E allora perché no? Perché non provarci? Il Liverpool dirà. Poi ne riparleremo.