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Spalletti IcardiGetty Images

Spalletti su Icardi: "La sua debolezza si chiamava Wanda, gli chiesi le scuse ma non arrivarono mai"

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Da qualche ora è uscita l'autobiografia di Luciano Spalletti, "Il Paradiso esiste... Ma quanta fatica", edito da Rizzoli e scritto con la collaborazione di Giancarlo Dotto. E, come spesso accade in questi casi, l'autore del libro si è lasciato andare ad aneddoti vari senza troppi peli sulla lingua.

Spalletti ha così parlato del complicato rapporto con Francesco Totti alla Roma, ma anche su Italia-Svizzera e il rendimento dei tanti giocatori dell'Inter all'Europeo dello scorso anno, così come sulla relazione altrettanto complicata con Aurelio De Laurentiis, suo ultimo datore di lavoro in un club.

Complicata è stata anche la convivenza con Mauro Icardi, che Spalletti ha allenato all'Inter. E non a caso un capitolo l'attuale commissario tecnico della Nazionale lo ha dedicato anche al centravanti argentino, oggi al Galatasaray, nonché a Wanda Nara.

  • "CALCIATORE FANTASTICO"

    "Mauro Icardi era il capitano - si legge nell'autobiografia - Calciatore fantastico, un rapace come pochi in area di rigore. Ricordo i suoi bellissimi gol nei derby, tra tutti quello segnato di testa in pieno recupero su cross di Vecino. Mauro fu un protagonista fondamentale di quella mia Inter".

    E poi:

    "Potendo contare su uno così bravo in area di rigore, decidemmo di portare avanti un calcio diverso da quello di Roma e Udinese, un calcio con più costruzione dal basso, avvolgente, per mettere Icardi nelle condizioni di essere più vicino alla porta e far male agli avversari. Non può contare su una ripartenza cattiva, Icardi, e viene incontro poco: è un Filippo Inzaghi più potente, un buitre dell'area di rigore. E lo è ancora oggi in Turchia, a distanza di anni".

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  • "LA SUA DEBOLEZZA SI CHIAMAVA WANDA"

    "Mi resi conto che la debolezza del nostro capitano si chiamava Wanda e rischiava di portare a fondo tutto il gruppo. E questo non potevo tollerarlo. Mauro in quel momento stava attraversando un momento calcisticamente difficile, le cose non giravano come avrebbe voluto. Non riusciva a segnare come faceva di solito. Lei disse che, se si voleva che Icardi facesse più gol, bisognava acquistare giocatori che lo aiutassero a farli. Avere giocatori migliori, insomma, il concetto era questo. Insopportabile. Una bomba. Era una di quelle dichiarazioni che non si potevano liquidare con un WhatsApp, una storia su Instagram o un like; per rimettere le cose a posto occorreva parlare guardandosi negli occhi, alla vecchia maniera".

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  • "LE SCUSE NON ARRIVARONO MAI"

    "C'era un solo modo per evitare una guerra nello spogliatoio: le scuse di Mauro Icardi. Non arrivarono mai. Il giorno dopo chiesi al capitano, davanti a tutti i compagni, di spiegare le parole di Wanda Nara. Di giustificarle in qualche modo. Mi sembrava il minimo, come forma di rispetto per gli altri. Mauro rispose che a parlare non era stata la moglie Wanda, ma il suo procuratore Nara, e che l'aveva fatto esclusivamente a questo titolo. Era impossibile gestire la situazione. Non c'era verso. Dovetti dirgli due cose, togliergli la fascia di capitano e darla ad Handanovic. Il consenso della società c'era, ma era silente. Lui la prese male, molto male. Di fatto, per non perdere la squadra, persi Icardi, l'uomo e il calciatore".

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