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Leao Milan NewcastleGetty

Sliding doors Milan: il tacco di Leão all'andata ha fatto la differenza

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Nel film "Sliding Doors" del 1998, la meravigliosa Gwyneth Paltrow vive due vite parallele nella stessa trama: una dopo aver preso la metro per tornare a casa e aver scoperto il tradimento del fidanzato, l'altra dopo che il fidanzato stesso è riuscito a non farsi beccare. Con tutti i risvolti e le conseguenze del caso.

Sono tante le sliding doors del Milan terzo nel girone di Champions League. Una serie di "what if", di "cosa sarebbe successo se", che aumentano d'intensità alla luce della notte di Newcastle: una prestazione gagliarda, soprattutto nel secondo tempo, e una bella rimonta che ha portato gli uomini di Stefano Pioli a sognare fino all'ultimo secondo.

E invece, il Milan non ce l'ha fatta. È fuori dalla Champions League e ripartirà dall'Europa League. Vincere al St. James' Park non è bastato, perché il PSG nel frattempo ha strappato un pareggio a Dortmund e si è qualificato come seconda dietro ai tedeschi. Con gli stessi punti dei rossoneri. E solo grazie ai migliori scontri diretti.

C'è andato vicino, il Milan. Un altro punticino e la qualificazione sarebbe stata alla portata. Un punticino che sarebbe potuto arrivare nelle tante, troppe partite gettate al vento lungo il cammino della fase a gironi.

  • QUEL TACCO DI LEÃO

    Prendete la magia incompleta di Rafael Leão nell'andata contro il Newcastle. La ricordate, no? Minuto 33: il portoghese fa tutto da solo, ne salta uno, ne salta un altro, entra in area, si presenta davanti a Pope... ma invece di calciare, leggermente spostato lateralmente con il corpo, cicca clamorosamente il colpo di tacco, con successivo salvataggio sulla linea di un avversario su Pobega.

    "Leão doveva essere più concreto? Forse sì - dirà Pioli al termine di quella partita - Sa bene che doveva segnare. Pensavo che avrebbe spaccato la porta".

    Leão non ha spaccato la porta. E il Milan non ha spaccato la partita. L'episodio simbolo di quello 0-0, alla fine, sarà proprio questo. I rossoneri che non trovano il modo di battere Pope vengono associati al comico inciampo della propria stella a tu per tu col portiere.

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  • UN PUNTO CHE HA FATTO LA DIFFERENZA

    Sliding doors, appunto. Prendere la metro oppure no ti può cambiare il corso dell'esistenza. Segnare nella partita d'esordio oppure no ti può ribaltare il destino di un girone di Champions League. E, di conseguenza, dell'intera stagione.

    Con quei tre punti, il Milan si sarebbe issato in vetta alla classifica del raggruppamento in compagnia del PSG, vincente sul Borussia Dortmund. Avrebbe avuto due punti in più, fieno in cascina per i momenti di magra. Avrebbe, già.

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  • "IL RIMPIANTO PIÙ GRANDE"

    Non è un caso che Pioli, intervenuto su Prime Video al termine della partita, abbia individuato proprio nello 0-0 di settembre il rammarico più grande per la mancata qualificazione.

    "Il mio più grande rimpianto? La prima partita: dovevamo vincerla per come abbiamo giocato. Non esserci riusciti dispiace, perché alla Champions League ci tenevamo tanto. L'Europa League è una manifestazione importante, il Milan non l'ha mai vinta".

  • GLI ALTRI EPISODI

    Ma in realtà i rimpianti sono molteplici. C'è il tacco mancato di Leão, sì. Ma ci sono tanti altri piccoli episodi che, alla fine, si accorpano in un gigantesco "what if".

    Gli errori nel finale di Dortmund, con Chukwueze che si presenta solo davanti a Kobel e gli calcia addosso. Oppure l'inopinata sconfitta interna nel ritorno contro i tedeschi. O ancora il calcio di rigore, anche questo inopinato, concesso al PSG contro il Newcastle.

    Tutto, nel proprio piccolo, ha fatto la differenza nel disegnare la classifica finale. Lanciando il PSG agli ottavi di finale per il rotto della cuffia e, contemporaneamente, eliminando il Milan. Poteva andare al contrario, certo. Ma il destino, evidentemente, ha deciso in maniera diversa.

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