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shakhtarGetty Images

Il grande cuore dello Shakhtar: la vittoria con il Barcellona è un'impresa

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Mes que un club. Ma stavolta il riferimento non è al Barcellona, bensì allo Shakhtar Donetsk protagonista di una magica serata di Champions League.

Il club ucraino ha sconfitto proprio i catalani nel quarto match del girone e ha riaperto le proprie chanche di qualificazione.

Dietro al successo dei neroarancio però c'è molto di più di una semplice vittoria calcistica, ma il riscatto di un movimento intero paralizzato da oltre un anno.

  • SENZA RETORICA

    Di retoriche, paragoni, similitudini e metafore sull'Ucraina ne sono state spese fin troppe in questi quasi due anni di guerra con la Russia.

    Lo sport in questi casi funge sicuramente da collante sociale e vetrina internazionale, ma sarebbe sbagliato legare le sorti dello sport più amato al mondo a quelle del peggior abominio mai concepito dallì'umanità: la guierra.

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  • L'ORGOGLIO

    Lo Shakhtar d'altronde vive da ben più di due anni il dramma del conflitto al confine con la Russia. Già dal 2015 il club è stato costretto a lasciare il proprio stadio e giocare le gare casalinghe a Kharkhiv per via della guerra che ha interessato il Donbass.

    Questo non ha però mai intaccato il senso di identità di uno dei club più vincenti di Ucraina, che ha sempre portato alto il proprio nome con orgoglio anche nei momenti più bui.

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  • LO SMEMBRAMENTO E LA RINASCITA

    Dallo scoppio del conflitto e l'interruzione momentanea dell'attività sportiva in Ucraina, lo Shakhtar si è andato via via disgregando.

    Da Roberto De Zerbi, ai tempi allenatore del club, a una serie di giocatori forti e rappresentativi, uno dopo l'altro sono stati costretti a lasciare lo Shakhtar.

    Questo ha inciso sulle sorti sportive della squadra, che ha però saputo ricostruire se stessa dalle macerie metaforiche lasciate dalla guerra purtroppo assai ben più reale.

  • IL RISCATTO

    In questo senso la vittoria sul Barcellona rappresenta un traguardo importante, ma allo stesso dempo un punto di partenza sul quale ricostruire quell'identità anche europea che ha contraddistinto il club di Donetsk negli ultimi tre lustrui.

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