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3x3 Serie AGOAL

Ricomincia la Serie A: è già al Juventus di Thiago Motta? Come stanno Inter e Milan? Per Conte è una missione impossibile? Il 3x3 di GOAL

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Con la ripresa della Serie A, ricominciano anche le prime analisi legate alle impressioni consegnate dalla prima giornata

Si è già vista la mano di Thiago Motta nella Juventus? Tra potenziale offensivo ed errori difensivi: a che punto sono Inter e Milan? La missione di Antonio Conte al Napoli è "impossibile"?

Tre domande a tre giornalisti di GOAL sui temi del momento: il punto di vista sulla Serie A di Antonio Torrisi, Stefano Silvestri e Claudio D'Amato nel nostro 3x3.

  • Thiago Motta Juventus Como 19082024Getty Images

    SI È GIÀ VISTA LA MANO DI THIAGO MOTTA NELLA JUVENTUS?

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  • Antonio Torrisi: "Una rondine non fa primavera, un'intuizione sì"

    Dire che questa sia già la Juventus di Thiago Motta, o che Thiago Motta si sia già preso la Juventus, dopo una partita sarebbe ingeneroso e "pericoloso", almeno mediaticamente.

    Ci sono tanti "se", troppi "ma": il Como, in primis, che al ritorno in Serie A è sembrato "spaesato" (o, se volete, "spiazzato" come "spiazzato" può essere un bambino al Paese dei balocchi). Poi il "calcio d'agosto": non ti conosco. Stesso discorso delle amichevoli: serve la riprova.

    Ecco, risolti i "se", archiviati i "ma", parliamo dei fatti: l'intuizione Samuel Mbangula è un messaggio chiaro. Thiago Motta ha idee chiare, spensieratezza e quel pizzico di fortuna che, a volte, può premiare. Una rondine, una vittoria, non fa primavera: un'intuizione sì.

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  • Stefano Silvestri: "Piano, urge confermarsi"

    Piano. Il Como è il Como. Ovvero una squadra ambiziosa e dai nomi interessanti, sì, ma pur sempre una neopromossa dalla Serie B. Poi, chiaro, i segnali positivi si sono visti così come si erano timidamente visti contro l'Atletico Madrid: c'è il coraggio dell'allenatore nell'operare una scelta forte come la panchina di Danilo, c'è la maglia da titolare al debutto di Mbangula.

    Decisioni ripagate da un risultato ottimo e da una prestazione tranquilla, nel contesto di una notte praticamente perfetta in cui è vista una Juve convinta in attacco e serena in difesa. Le classiche prove del nove, però, saranno altre. Urge confermarsi, perché una rondine di fine agosto non può far primavera. Ma tra il probabilissimo arrivo di Koopmeiners e quello possibile di Nico Gonzalez, la rosa bianconera è destinata a diventare sempre più interessante.


  • Claudio D'Amato: "Un nuovo corso tutto gioco e coraggio, ecco il 'Motta pensiero'"

    La risposta risiede nella formazione iniziale. Cabal, Cambiaso terzino destro, le esclusioni dall'11 di partenza Danilo e Douglas Luiz, ma soprattutto la carta Mbangula sulla trequarti (e senza dimenticare un Chiesa in meno nel motore). Thiago Motta ha dimostrato che certezze, quando c'è da sudarsi una maglia, non ce ne sono: lavoro, abnegazione e predisposizione agli schemi dell'ex Bologna fanno e faranno la differenza, all'insegna di un nuovo corso tutto gioco e coraggio dove gerarchie inconfutabili - salvo qualche eccezione - non esistono.

    Alle scelte audaci, inoltre, il tecnico bianconero ha abbinato anche trame attraverso cui ha costruito la favola rossoblù: seppur siamo solo alla prima di campionato e di fronte c'era un Como neopromosso e in pieno restyling, la Juve è apparsa già figlia del 'Motta pensiero'.

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  • Inzaghi FonsecaGetty Images

    TRA POTENZIALE OFFENSIVO ED ERRORI DIFENSIVI: A CHE PUNTO SONO INTER E MILAN?

  • Antonio Torrisi: "Milan l'è un gran Milan... ma che errori"

    Che poi è anche una questione di prospettive, e di dettagli: senza recupero staremmo parlando di un'Inter ripartita col piede giusto al netto di alcune incertezze e di un Milan parecchio al di sotto delle aspettative. L'extratime ha rimesso tutto a posto, in un certo senso.

    Chi parla di "passo indietro" per la formazione di Simone Inzaghi probabilmente non ha guardato interamente una partita che, a Marassi, è stata praticamente dominata dai nerazzurri e buttata via con la stessa sbadataggine di chi, d'estate, dimentica le infradito in auto, o l'acqua fuori dal frigo. Missione quasi completa. Serve tempo (poco?): non è bello perder punti così, ma l'Inter c'è.

    Il Milan, invece, conferma alcuni dei dubbi legati a Paulo Fonseca, soprattutto per la fase difensiva: gli errori pesano, ma anche in questo caso vale la pena considerare gli aspetti positivi. Due goal da due centravanti differenti: forse, questa volta, in attacco andrà meglio.

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  • Stefano Silvestri: "Stesso risultato, ma tra Inter e Milan c'è ancora differenza"

    Bisogna distinguere tra problemi collettivi ed individuali. La differenza tra Inter e Milan sta proprio qui. Sommer commette un errore così evidente ogni morte di Papa: è accaduto a Genova, Vogliacco ha ringraziato e ha portato in vantaggio il Genoa. Ci sta, può succedere. Così come può accadere che Bisseck, fin lì tra i migliori, manchi il tempo dell'intervento e colpisca la palla con un braccio in area.

    Diverso è il discorso relativo al Milan, dove i guai difensivi sono profondi e radicati. Non a caso una ha chiuso lo scorso campionato con 22 reti al passivo e l'altra con 49. Quanto all'attacco, le potenzialità sono e restano altissime per entrambe: nel 2023/24 le due milanesi hanno avuto rispettivamente il primo e secondo rendimento offensivo del torneo, il che non è un caso. Anche se il Milan si ritrova ora a convivere con l'asterisco dell'infortunio di Morata: questa no, non ci voleva.


  • Claudio D'Amato: "Inter e Milan, work in progress da diverse prospettive"

    Meccanismi da ritrovare per l'Inter, equilibri da raggiungere per il Milan. I match contro Genoa e Torino hanno posto l'accento sui due volti della Milano calcistica, stavolta accomunata dal medesimo epilogo: pareggio con riserva.

    A farla da padrone, sia tra i nerazzurri che in casa rossonera, è stata la discrepanza offerta da fase offensiva e difensiva: se dalla cintola in su Inzaghi e Fonseca possono dormire sonni tranquilli, ciò che va rivisto e oliato è l'organizzazione di reparti arretrati fin troppo 'generosi' al cospetto di Messias, Duvan Zapata e soci.

    L'Inter tricolore può godersi singoli già in stato di grazia (vedi Barella e Thuram) ma conferma la necessità di completare e migliorare la retroguardia; il Milan, varato al debutto con scelte di formazione sorprendenti, deve assorbire i dogmi di Fonseca anche quando c'è da indossare l'elmetto.

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  • Antonio ConteGetty Images

    LA MISSIONE DI ANTONIO CONTE AL NAPOLI È "IMPOSSIBILE"?

  • Antonio Torrisi: "Caro Conte, nel calcio non esistono martiri"

    C'è una parte di verità, condivisibile, nella posizione della città di Napoli che, dopo il ko pesantissimo rifilato dal Verona, ha appoggiato pienamente le parole di Antonio Conte, ergendolo a condottiero dell'intera piazza: una situazione del genere è, effettivamente, difficile sia da gestire che da digerire. Il problema è che siamo solo al primo boccone.

    E la storia di Antonio Conte è nota, come le sue uscite: viene da chiedersi se, al momento della firma, l'attuale allenatore azzurro non sapesse davvero quale fosse la situazione. E ammettiamo anche che sia così: cosa lo spingerebbe a continuare?

    Bisogna, quindi, distinguere, separare, le parole in conferenza stampa, rabbiose, orgogliose, ma comunque importanti, segnanti, dalla posizione "pericolosa" di un allenatore che è tramite tra società, squadra e tifoseria. Ricordando che nel calcio non esistono martiri.

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  • Stefano Silvestri: "Missione non impossibile, ma serve la volontà di tutti"

    Impossibile no, ma urge un cambiamento generale. Di mentalità da parte dei giocatori che attualmente fanno parte della rosa. Della rosa stessa, ancora da definire in maniera piuttosto pesante negli ultimi 10 giorni di mercato a partire dalla questione centravanti. Ma anche un cambiamento nei pensieri dello stesso Conte, che non può essersi dimenticato all'improvviso, come è apparso nella conferenza stampa pre-Verona, di essere stato catapultato tra le macerie di una stagione imbarazzante. Parola d'ordine: ricostruzione. Passo dopo passo.

    Senza pensare a uno Scudetto fuori portata – ma a Napoli lo stanno facendo in pochi, onestamente – e tenendo d'occhio i primi quattro posti, quelli che portano in Champions League. Non è trascorsa che una giornata su 38: il tempo per sistemare le cose c'è. Ma ci deve essere la volontà di tutti.

  • Claudio D'Amato: "Missione preoccupante, ma Conte non ha paura"

    Nella vita nulla è da definirsi "impossibile", basta crederci e provarci. Doti che di certo non mancano a Conte, il quale su determinazione e cultura del lavoro ha costruito un'intera carriera. Certo è, però, che questo Napoli è un cantiere fin troppo aperto e i punti interrogativi - sia su chi è in rosa, che in merito alle strategie di mercato - si sprecano.

    Gli ultimi 10 giorni della finestra estiva dovranno dire cosa vogliono diventare realmente gli azzurri, crollati a Verona davanti al primo ostacolo e ancora intrappolati nel tunnel della crisi che ha reso fallimentare il post Scudetto. Conte attende segnali in entrata, poi dovrà metterci del suo: un 'work in progress' preoccupante, è vero, ma che ad uno con le spalle larghe come il tecnico salentino non può e non deve spaventare.

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