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Bologna FC v SS Lazio - Coppa ItaliaGetty Images Sport

Sarri ricostruisce la Lazio nella tempesta: dal 'ritorno' di Romagnoli all'impatto di Taylor e Maldini, identità ritrovata e uomini chiave

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Molto più di una ‘semplice’ qualificazione in semifinale di Coppa Italia. Per la Lazio, la vittoria di ieri sera ai calci di rigore contro il Bologna rappresenta il punto di sintesi di mesi complicati, scosse interne, mercato bloccato, partenze pesanti e tensioni. 

In uno scenario complicato e fatto di ripetuti colpi di scena, Maurizio Sarri ha scelto di non arretrare

È rimasto al timone della Lazio quando la nave ha iniziato a imbarcare acqua, ha accettato le limitazioni della finestra estiva e di quella invernale, ha gestito l’addio di pedine centrali come Guendouzi, Castellanos e Vecino e ha ricucito equilibri che sembravano compromessi. 

Il successo contro il Bologna, maturato dopo l’1-1 e deciso ai rigori, certifica un percorso: la Lazio sta ritrovando identità e struttura, e lo sta facendo attraverso uomini chiave rilanciati o inseriti con precisione chirurgica.

  • IL ‘RITORNO’ DI ROMAGNOLI

    Tra i segnali più significativi della rinascita c’è il “ritorno” di Alessio Romagnoli. Dopo le tensioni legate al mancato trasferimento in Qatar da parte di Roberto Mancini e il rischio di frattura interna, Sarri ha lavorato per ricollocarlo al centro del progetto. 

    Non è stato un semplice atto di gestione, ma una scelta strutturale: rimettere il leader difensivo nel cuore del sistema per ricostruire sicurezza collettiva.

    Romagnoli? È un giocatore importante aldilà del rendimento individuale. Lui ha in mano il joystick della nostra linea" ha sottolineato Sarri ai microfoni di Sport Mediaset. 

    In una stagione in cui la distanza dalla zona Europa in campionato ha minato certezze e motivazioni, la compattezza difensiva è tornata a essere il primo mattone su cui edificare il resto.

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  • RICOSTRUIRE

    La stagione della Lazio ha vissuto mesi di instabilità: dal blocco del mercato in estate alle cessioni pesanti e dolorose a gennaio, frizioni interne fino al rischio di rottura con Romagnoli, poi ricucita anche dopo il mancato trasferimento in Qatar da Roberto Mancini. 

    In questo quadro, Sarri non ha ceduto alla tentazione di cambiare pelle alla squadra, ma ha lavorato sulla struttura, inserendo gradualmente nuovi volti - Maldini e Ratkov in particolare - e recuperando risorse che sembravano marginali, come Dele-Bashiru e Noslin.

    Il Dall’Ara è la dimostrazione di questa linea. In una partita inizialmente bloccata, con ritmi bassi e grande attenzione reciproca, la Lazio non si è disunita. Ha accettato una prima frazione povera di gioco, risolta quasi esclusivamente da calci piazzati, senza perdere equilibrio. Nemmeno dopo il goal dello svantaggio firmato da Castro.

    È una scelta figlia della gestione, non della casualità: Sarri sapeva che in una gara secca, con Zaccagni e Basic indisponibili e dopo il 2-2 di Torino con la Juventus, serviva controllo prima ancora che brillantezza.

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  • TAYLOR, ORDINE E PERSONALITÀ

    Se la difesa ha ritrovato guida, Alessio Romagnoli, il centrocampo ha trovato un nuovo equilibrio con Kenneth Taylor. Arrivato dall’Ajax dopo l’addio di Matteo Guendouzi, l’olandese si è preso in poche settimane le redini della manovra. 

    Ordine, pulizia tecnica, capacità di dettare i tempi e freddezza nei momenti decisivi: al Dall’Ara, oltre a una prestazione di sostanza, ha aggiunto la lucidità dal dischetto nella serie finale.

    Il suo inserimento racconta la capacità di Sarri di assegnare responsabilità senza timori reverenziali. In un reparto svuotato da partenze e limitazioni di mercato, Taylor è diventato perno e riferimento, contribuendo a restituire identità a una squadra che aveva perso fluidità e ritmo.

  • MALDINI E IL ‘FALSO 9’ DI SARRI

    Altro tassello della ricostruzione è Daniel Maldini, arrivato dall'Atalanta e subito gettato nella mischia. 

    “Ha tutte le qualità, è un giocatore molto solido fisicamente, ma gli manca l’attacco dell’area di rigore un po’ di cattiveria. In partite come quella di stasera mi sta bene così, in altre lo vorrei più cattivo. Il ragazzo ha tutto, ma fin qui ha tirato fuori il 50% di quello che ha. Ci abbiamo provato in diversi, ora è il mio turno”.

    Utilizzato con continuità, con tre gare di fila da titolare, ha dimostrato di poter incidere anche nelle partite bloccate, come nel primo tempo di Bologna, quando la gara si è giocata quasi esclusivamente sui calci piazzati.

    Il suo lavoro da 'falso 9', interpretazione nel calcio sarriano già vista in precedenza e che ha toccato l'apice ai tempi di Napoli con Dries Mertens, si sta già rivelando fondamentale per creare lo spazio per gli inserimenti dei centrocampisti e delle ali, che entrano all'interno del campo. 

    Un impatto immediato, dunque, per Maldini, che si sta rivelando subito un elemento fondamentale nella ricostruzione della Lazio di Sarri.

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  • LA VALORIZZAZIONE DI DELE-BASHIRU E NOSLIN

    La partita del Dall’Ara ha offerto anche la fotografia della valorizzazione interna. L’ingresso di Noslin, chiamato in causa a freddo dopo l’infortunio di Pedro, ha cambiato l’inerzia del match. 

    Goal dell’1-1 su assist di Dele-Bashiru, inserimento perfetto e risposta alle critiche seguite all’occasione fallita contro la Juventus. 

    Non solo la rete: lavoro difensivo, rientri su Pellegrini e Tavares, doppia chiusura su Orsolini. Un impatto totale, frutto di una gestione che non ha isolato l’errore ma ha rilanciato la fiducia.

    Dele-Bashiru, tornato titolare cinque mesi dopo l’ultima volta dal primo minuto nel derby di metà settembre, ha rappresentato un altro segnale. Strappi, presenza fisica, l’assist decisivo e l’episodio nel primo tempo, con l’inserimento con i tempi giusti e lo scatto davanti a Ferguson, che avrebbe potuto cambiare la gara. 

    La sua crescita è parte del processo: Sarri sta recuperando pedine che sembravano ai margini, trasformandole in risorse determinanti.

  • IDENTITÀ RITROVATA

    La Coppa Italia, già in passato competizione capace di dare senso a stagioni complicate, è tornata a essere l’asse centrale e soprattutto la chiave per l’Europa. In semifinale ci sarà l’Atalanta, mentre il campionato resta un terreno più complesso da risalire.

    In mezzo a contestazioni verso Claudio Lotito e ricostruzioni di contrasti a Formello, Sarri ha mantenuto la barra dritta. Ha accettato le limitazioni del mercato, ha ricomposto fratture interne, ha ridefinito gerarchie e responsabilità. 

    Il Dall’Ara è il manifesto di questo lavoro: partita gestita con prudenza nel primo tempo, aggiustata nella ripresa, chiusa con lucidità ai rigori grazie anche alla parata decisiva di Provedel.

    Gestione delle emergenze, valorizzazione dei singoli, ricostruzione di un undici credibile. Sarri sta ritrovando la quadra, e con lui una squadra che ha scelto di ricompattarsi attorno al proprio tecnico per trasformare una stagione complicata in un’occasione ancora aperta.

    La Lazio non ha cambiato pelle, ma ha ritrovato identità. E dietro questa ricostruzione, silenziosa ma concreta, c’è la mano del “Comandante”, decisivo nel trasformare la tempesta in un’occasione di rinascita.

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