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Parma Cagliari Serie AGetty Images

Ha ancora senso parlare di quota 40? In Serie A ci si salva con molto meno

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Ci piace tanto rimanere ancorati al passato, incapaci di andare avanti, burocraticamente fermi e senza desiderio di guardare ad una realtà che cambia. Nostalgia continua, infinita, su cui puntao tutto film, serie tv, musica, videogiochi. Anche nel mondo del calcio si cerca, in tanti aspetti, di restare immobili e continuamente attaccati a vecchie leggi non scritte, anche se ormai ampiamente superate.

Basti pensare alla famosa quota 40, quella che un tempo aveva senso nei discorsi salvezza e che da anni, e non pochi, non ha più particolare senso. Parlare di permanenza in Serie A solamente una volta raggiunta questa fatidica cifra risulta essere sbagliato, considerando come la storia recente, e il presente, disegnano una massima serie in cui si è sicuri di rimanere con un punteggio nettamente inferiore.

Da Calciopoli in avanti, da quando nel 2006 il pallone italiano è stato sgonfiato da inchieste, penalizzazioni e retrocessioni, la Serie A non è più stata la stessa, il che ha portato tantissimi tifosi delle big, specialmente, a urlare indignati, alla ricerca di un riducimento delle squadre. Insomma, dalle venti attuali alle diciotto del passato che la Generazione Z non ha mai conosciuto.

Con enorme sommossa popolare da parte dei fans delle squadre pronvinciali o in continua lotta per arrivare a fine anno, alla fine il campionato non è cambiato, nuovamente con venti squadre al via e tre retrocesse nella Serie B successiva.

Indubbiamente ed oggettivamente, però, la quota salvezza del passato non è più così alta. Chiamarla quota 40? Basta così, a meno che il 2025/2026 non stravolga la storia, rendendo necessaria raggiungerla per rimanere nella massima serie.

Per continuare in Serie A occorre raggiungere un totale di punti decisamente più basso. La differenza tra le big assolute in lotta per la Champions e quelle per rimanere nella massima serie è ogni anno sempre più elevata, ma è indubbio che lo stesso valga per quella tra le retrocesse e le squadre alla fine classificate tra l'11esimo/14esimo posto e il17esimo.

  • Fiorentina Pisa Serie AGetty Images

    40 PUNTI, DECISAMENTE TROPPI DAL 2006

    Perché parlare di quota 40 è oramai ingiustificato da diversi anni? Certo, con tale numero di punti c'è la certezza assoluta di rimanere in Serie A, ma guardando attentamente ai tempi recenti, e neanche troppo, nessuna quartultima squadra, ovvero la prima dopo le tre retrocesse, ha dovuto raggiungere tale quota per essere salva.

    Al massimo, ed in una sola occasione dal 2006, la quota salvezza certa si è fissata a 39 punti: nel 2015/2016, dunque un decennio esatto fa, l'Udinese riuscì a rimanere in Serie A per il rotto della cuffia, mentre il Carpi terzultimo dovette abbandonare il sogno visti i 39 ottenuti. Il piccolo club oggi in Serie C si sarebbe salvato praticamente in ogni campionato dell'ultimo decennio, invece ha dovuto fare i conti con l'eccezione che conferma una netta regola.

    Un singola eccezione, comunque oramai lontana un decennio. Dalla scorsa decade la quota 40 non ha più senso di esistere in termini culturali, nei discorsi primaverili e pre-campionato.

    Dal 2016 nessuna squadra si è dovuta spingere così 'in alto' per rimanere in Serie A, segno di come la quota sia decisamente più bassa.

    I detrattori della Serie A a 20 squadre possono ricordare come in ogni campionato di massima serie, anno dopo anno, ci siano oramai (quasi) sempre tre squadre molto indietro rispetto alle colleghe.

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  • BASTANO 36 PUNTI IN SERIE A

    Nell'ultimo decennio la media parla chiaro: con 36 punti la salvezza si ottiene sempre. Un numero decisamente basso rispetto al passato, che per molti rispecchia la necessità di tornare alle diciotto squadre piuttosto che mantenere le attuali venti.

    Nel 2024 sono bastati 36 punti di media per ottenere la salvezza, un numero tra l'altro più alto rispetto alle annate precedenti. I dati fatti registrare nel 2023 e nel 2022, parlano di come ne bastarono 31 (in uno dei due casi dopo lo spareggio tra Verona e Spezia) per rimanere in Serie A.

    Dal 2020 ad oggi nessuna squadra ha avuto bisogno di ottenere più di 36 punti per rimanere in Serie A, riuscendo a giocare la massima serie successiva anche con 34. Basti pensare al Lecce del 2025, quartultimo con tale punteggio finale.

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  • I DATI DEL 2025/2026

    La Serie A è entrata nella sua parte finale, con dodici partite da disputare prima dei verdetti. Pisa e Verona hanno ottenuto appena 15 punti in 26 partite e sono al quanto lontane dalla speranza di rimanere nella massima serie, nonostante la matematica non condanni ancora nessuna delle due.

    Il vero enigma è relativo al terzultimo posto, con Lecce, Cremonese e Fiorentina a condividerlo con 24 punti e diverse squadre a duello per rimanere in Serie A,ovvero quelle dall'undicesima posizione in giù.

    Con 36 punti ancora in palio neanche quota 40 ovviamente sarebbe abbastanza, ma anno dopo anno tra fine inverno e inizio irmavera almeno una o due squadre cominciano a rallentare pericolosamente con periodi negativi lunghi e complessi. 

    Due squadre sono a -10 dal quartultimo posto e la 'restante' potrebbe far valere ancora una volta la permanenza in Serie A con 34-36 punti rispetto ai canonici 40 di cui si parla sempre, più come attaccamento al passato che come realtà univoca.

  • CONFERMARE LE 20 SQUADRE O NO?

    La questione continuerà ad essere dibattuta, sia con una conferma delle venti squadre, sia con un ritorno alle diciotto.

    Meglio una Serie A più divertente (eventualità non proprio oggettiva e certa alla quale non rinunciano i detrattori delle venti squadre) o la possibilità che più realtà si confrontino con la massima serie, tra sogni realizzati per la prima volta ed entusiasmo di piccole piazze nuovamente esploso dopo anni di attesa?

    A livello logico verrebbe da pensare che più persone possibili dovrebbero avere la possibilità di vivere la Serie A giorno dopo giorno. I tifosi delle grandi squadre, che tra l'altro non vengono praticamente toccati dalla differenza tra un campionato a 20 e uno a 18, non vedono di buon occhio un torneo meno livellato e con grande distanza tra i vari team.

    Il dubbio, tra l'altro rimane, una Serie A nuovamente a 18 squadre sarebbe realmente più divertente ed equilibrata o risulterebbe la stessa degli ultimi anni?

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