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Okafor NapoliGetty Images

Perché Okafor non gioca quasi mai: dall'esclusione di Bologna alle parole di Conte, l'avventura al Napoli non decolla

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Chiaro, non è stato il principale punto di discussione dopo il posticipo di Bologna. Tutti si sono focalizzati su altro: sull'incapacità del Napoli di mantenere le situazioni di vantaggio, ad esempio. Ma la domanda è sorta spontanea lo stesso: perché Noah Okafor non è entrato in campo?

Domanda tutto sommato lecita, considerando l'andamento della partita del Dall'Ara. Il Napoli ha giocato un primo tempo molto buono e un secondo pessimo. Con un comune denominatore: la prestazione insufficiente di David Neres sulla sinistra. Il brasiliano non è riuscito a incidere neppure nei primi 45 minuti, quelli collettivamente positivi, e dopo l'intervallo è entrato in apnea come il resto della squadra.


Nel finale, così, Cristian Stellini - in panchina al posto dello squalificato Antonio Conte, presente in tribuna - ha deciso di togliere Neres. Ma al suo posto ha fatto entrare Giacomo Raspadori. Che sì, nelle settimane precedenti aveva giocato parecchio, ma nel ruolo più congeniale di seconda punta, non di esterno del tridente.

Okafor è invece rimasto in panchina per tutta la partita. E non è certo la prima volta dall'inizio di un'avventura che, fino a questo momento, non gli ha praticamente regalato soddisfazioni.

  • UN MINUTAGGIO IRRISORIO

    36 minuti totali, recupero escluso: questo è il bottino collezionato da Okafor nei suoi primi due mesi e poco più di Napoli. Conte lo ha sempre inserito agli sgoccioli delle partite: è accaduto quattro volte.

    L'ex attaccante del Milan ha esordito con la nuova maglia contro l'Udinese, gara che il Napoli non è più riuscito a sbloccare dopo l'1-1 del primo tempo. Poi ha fatto una comparsata in campo a Como, con gli azzurri sconfitti per 2-1. Conte ha estratto la carta della disperazione contro l'Inter e infine a Venezia: nel primo caso è andata bene, visto che Billing ha trovato l'1-1, nel secondo caso invece no (0-0).

    In generale, lo spazio per Okafor fino a questo momento è stato pochissimo. Quasi inesistente. E certamente inferiore rispetto a quanto lo svizzero, ma a dire il vero un po' tutti, si sarebbero attesi.

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  • IL CAMBIO DI MODULO

    Una volta che Neres si è fatto male, lasciando il posto proprio a Okafor nel finale della partita contro l'Udinese, Conte ha deciso addirittura di cambiare modulo: il segno evidente del fatto che l'ex allenatore di Inter e Juventus non considerasse pronto l'ex rossonero per un ruolo da titolare sulla sinistra del tridente.

    E così, 4-3-3 temporaneamente in soffitta e spazio al 3-5-2 così caro a Conte. Con Raspadori rispolverato per far coppia in attacco con Lukaku. Con Politano esterno a tutta fascia sulla destra, arretramento che in chiave Nazionale si è trasformato in un avanzamento. E con Okafor a scaldare la panchina e a guardare i compagni giocare: da quel momento è accaduto quattro volte in sette partite.

    L'ultima presenza in campo di Okafor è stata a Venezia a metà marzo: un quarto d'ora circa, sempre nel finale, ininfluente per cambiare le sorti di un risultato diretto verso lo 0-0. Da quel momento l'ex milanista non si è più visto, rimanendo in panchina sia contro il Milan che contro il Bologna.

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  • Noah Okafor NapoliGetty Images

    CONTE: "VA RIMESSO A POSTO"

    A pesare sono diversi fattori. La scarsa abitudine di Okafor a giocare, intanto: già al Milan negli ultimi mesi lo aveva fatto molto poco. Ma anche e soprattutto una questione fisica: lo svizzero ha dovuto fare i conti tra dicembre e gennaio con una lesione a un polpaccio, tornando a disposizione di Conceiçao solo verso la fine della finestra di mercato. In tempo, dunque, per fare le valigie e andarsene veramente dopo il mancato trasferimento al Lipsia.

    Lo stesso Conte, alla vigilia della sfida contro il Milan di domenica 30 marzo, ha spiegato perché Okafor stia trovando così poco spazio nelle sue gerarchie:

    "Okafor è un giocatore che bisogna mettere a posto. Deve sopportare determinati carichi, cosa che si sta facendo un po' fatica a fare. Noi andiamo avanti per cercare di fare del nostro meglio con i giocatori che abbiamo a disposizione".

  • I RIMPIANTI DEL MERCATO

    Il fatto che Okafor non giochi, inevitabilmente, riporta a galla quanto avvenuto durante il mercato invernale. Quando, cioé, il Napoli si è ritrovato costretto a cedere la stella Kvaratskhelia e a rimpiazzarlo in fretta e furia con un esterno proveniente da un'altra squadra.

    La dirigenza ha sondato Garnacho e Adeyemi: troppo costosi. Alla fine il prescelto sembrava essere Saint-Maximin, ma l'inghippo con Fenerbahçe e Al Ahli non si è risolto e nemmeno l'ex Newcastle è arrivato. E dunque, ecco Okafor: l'ufficialità dell'operazione è arrivata proprio in extremis, nelle ultime ore dell'ultimo giorni di mercato.

    La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: il Napoli ha sostituito uno dei migliori giocatori della Serie A con un pari ruolo meno impattante (ma chi è impattante come Kvara in A?) e in condizioni fisiche non perfette. L'irritazione di Conte, che spesso è palpabile quando si affronta l'argomento, sta soprattutto qui.

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  • IL CONTRATTO DI OKAFOR

    "La SSC Napoli comunica di aver acquisito dall'AC Milan le prestazioni sportive di Noah Okafor con la formula del prestito oneroso con diritto di riscatto": così il Napoli, il 3 febbraio, comunicava l'arrivo di Okafor dal Milan. I partenopei, finalmente, avevano trovato il sostituto di Kvaratskhelia.

    Le cifre? Un milione e mezzo per il prestito oneroso, ma soprattutto altri 23 e mezzo per l'eventuale riscatto: questo è quanto dovrà sborsare il Napoli nelle casse del Milan al termine della stagione, nel caso abbia la volontà di tenere l'ex giocatore del Salisburgo nella propria rosa.

    Il riscatto, come è facile immaginare, allo stato delle cose non ci sarà. A meno di un ribaltone negli ultimi mesi della stagione. A meno che Okafor non convinca Conte di essere pronto, di rappresentare una valida alternativa in attacco, di meritarsi qualcosa di più di un grappolo di minuti ogni tre/quattro partite. Ma la rincorsa non è ancora nemmeno cominciata.

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