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Ruslan Malinovskyi GenoaGetty Images

Cambio modulo e condizione: perché Malinovskyi non è titolare al Genoa

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Quando il Genoa ha annunciato l'arrivo dal Marsiglia di Ruslan Malinovskyi, lo scorso 19 agosto, il commento è stato tutto sommato unanime: nella Genova rossoblù, dopo la stagione di purgatorio in Serie B e l'immediato ritorno nell'élite del calcio italiano, quest'anno potranno divertirsi.

Negli occhi e nella mente, del resto, erano rimaste le giocate e le sassate col sinistro del trequartista ucraino, protagonista per quasi un quadriennio all'Atalanta prima di volare al Marsiglia. In poche parole: un colpaccio. Specialmente per una neopromossa.

La realtà sta dicendo altro. Sta dicendo, ad esempio, che Malinovskyi è sì sceso in campo quattro volte su quattro dal momento del suo arrivo, ma mai dal 1' al 90'. E, nelle ultime due partite, partendo addirittura dalla panchina e venendo inserito da Alberto Gilardino solo nei minuti finali.

  • UN MINUTAGGIO RIDOTTO

    A Lecce, per dire, Malinovskyi è entrato in campo al posto di Sabelli all'89'. La più tipica mossa della disperazione: fuori un terzino, dentro un compagno con caratteristiche evidentemente più offensive. Del resto c'era da riacciuffare un risultato negativo, concretizzato dal sinistro vincente messo a segno da Oudin qualche minuto prima, oltre all'espulsione di Martin nel primo tempo.

    Troppo ristretto il tempo a disposizione per poter combinare qualcosa. Malinovskyi ci ha provato, ha calciato una punizione alle stelle, ha crossato un pallone sprecato di testa da Ekuban. Ma non ha potuto cambiare le sorti di una serata destinata a non portare punti al Grifone.

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  • Gilardino GenoaGetty

    IL CAMBIO DI MODULO DI GILARDINO

    La realtà dice che la "retrocessione" di Malinovskyi a seconda scelta è coincisa in tutto e per tutto con il cambio di modulo operato in corsa da Alberto Gilardino. Dopo il 3-5-2 visto nel disastroso esordio contro la Fiorentina, l'allenatore del Genoa aveva cominciato il campionato schierando la propria squadra con un 4-3-2-1: Retegui davanti, Malinovskyi e Gudmundsson alle sue spalle. Risultato: un'importantissima vittoria in casa della Lazio, una sconfitta di misura a Torino contro i granata.

    Poi il tecnico rossoblù, a partire dalla gara contro il Napoli, ha deciso di cambiare. In soffitta l'albero di Natale, spazio a un più coperto 4-4-2. Con tanto di rinuncia a Malinovskyi, il sacrificato, costretto a sedersi in panchina per far spazio a un difensore in più (De Winter), con contemporaneo spostamento a centrocampo di Sabelli.

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  • "CERCHIAMO IL COLLOCAMENTO IDEALE"

    Della situazione Malinovskyi ha parlato anche Gilardino, intervenuto in conferenza stampa dopo la partita di Lecce. Perché l'ex atalantino gioca così poco?, era il senso della domanda. E il Gila ha risposto.

    "Ruslan sta arrivando al pieno della condizione. Nelle prime due partite è sceso in campo, ora sta facendo un percorso importante giorno dopo giorno. Stiamo cercando il collocamento ideale all'interno di un equilibrio di squadra".

    Ecco: la collocazione ideale. Se Gilardino ha intenzione di proseguire con le due punte, qualcuno deve rimanere fuori. Questo qualcuno, naturalmente, non può essere Retegui. E così la scelta rimane tra Gudmundsson e Malinovskyi: il primo protagonista in B e in grado di fare bene anche in A, come dimostrato ad esempio contro il Napoli, e il secondo ancora alla ricerca della condizione migliore. Le panchine dell'ucraino si spiegano così.

  • Messias 2x1Getty

    CON MESSIAS CHE SI FA?

    Certo, al netto di un'indubbia qualità, ora il Genoa rischia di dover fare i conti con un discreto affollamento offensivo. Perché ci sono Retegui, Gudmundsson e Malinovskyi, ma c'è anche Junior Messias. Un altro titolare potenziale che fin qui, frenato da un infortunio al momento del suo arrivo, non ha mai visto il campo (e neppure la panchina).

    Bene: che si fa quando torna Messias? Dove si colloca l'ex rossonero nell'ambito di un contesto tattico piuttosto definito? Il 4-2-3-1 fantasia, in questo momento, sembra escluso. Un bel grattacapo per Gilardino, diviso a metà tra la soddisfazione per un reparto offensivo di buon livello e le difficoltà nel trovare un equilibrio che consenta di sfruttare tutti i piedi buoni messigli a disposizione dalla società.

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