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Como 1907 v Atalanta BC - Serie AGetty Images Sport

Perché l’Atalanta non si è presentata al pranzo UEFA, scontro con il Borussia Dortmund per Samuele Inacio: cosa è successo e la vertenza alla FIFA

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Un incidente diplomatico ha caratterizzato la vigilia della sfida d’andata dei playoff di Champions League tra Atalanta e Borussia Dortmund, disputata in Germania e vinta per 2-0 dalla formazione giallonera di Kovac. 

La dirigenza nerazzurra ha deciso di non partecipare al tradizionale pranzo UEFA organizzato nelle ore precedenti al match. 

Alla base della scelta, come spiegato dall’amministratore delegato Luca Percassi, c’è la vicenda legata al trasferimento del giovane Samuele Inacio, passato al club tedesco nel 2024 senza che fosse riconosciuto alcun indennizzo alla società bergamasca. 

Una situazione che ha portato l’Atalanta ad aprire una vertenza davanti alla FIFA e che ha incrinato in modo profondo i rapporti tra le due società.

  • ATALANTA, NIENTE PRANZO UEFA E ROTTURA COL DORTMUND

    “Non siamo andati con il Borussia Dortmund perché credo che ci sia stata una grande mancanza di rispetto nei confronti dell’Atalanta”, ha dichiarato Luca Percassi in diretta su Sky a pochi minuti dal calcio d’inizio dell’andata dei playoff di Champions League

    Il riferimento è al passaggio in giallonero di Samuele Inacio nell’estate 2024, operazione che, secondo quanto affermato dal dirigente nerazzurro, sarebbe avvenuta senza alcuna trattativa con il club bergamasco e senza il pagamento di un indennizzo.

    Il pranzo UEFA, tradizionale momento istituzionale tra le dirigenze prima delle partite europee, “serve per conoscersi meglio”, ha ricordato Percassi, spiegando che in questa circostanza la società ha preferito disertare per quella che è stata definita “una grave mancanza di rispetto”.

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  • CASO SAMUELE INACIO E VERTENZA ALLA FIFA

    Samuele Inacio, classe 2008, figlio dell’ex attaccante Inacio Piá, è cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta fin dalla giovanissima età. 

    Parliamo di un ragazzo che era con noi dall’età di 7-8 anni, che frequentava casa mia”, ha raccontato Percassi, sottolineando il legame personale e sportivo con il calciatore.

    Secondo la ricostruzione dell’amministratore delegato, il Borussia Dortmund avrebbe agito in modo scorretto anticipando le mosse rispetto alle tempistiche in cui sarebbe stato possibile operare per il trasferimento. 

    C’è un periodo entro cui si può operare e loro hanno agito molto prima”, ha ribadito, aggiungendo che la società è convinta di avere ragione dal punto di vista legale.

    Per questo motivo l’Atalanta ha portato la questione davanti alla FIFA, aprendo una vertenza formale. “Abbiamo portato la questione davanti alla FIFA perché siamo convinti di avere ragione”, ha spiegato ancora Percassi.

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  • LE ACCUSE AL BORUSSIA DORTMUND

    È brutto che un club di questo livello (Borussia Dortmund, ndr) non voglia risolvere questa cosa”, ha affermato Percassi, riferendo di aver incontrato sia l’amministratore delegato sia il direttore sportivo del Borussia Dortmund per riproporre la questione. 

    Vediamo se vorranno sedersi e affrontare questa cosa”, ha aggiunto l'AD dell'Atalanta.

    Il dirigente dell’Atalanta ha poi sottolineato la disparità di forza tra le due realtà: “Il Borussia è una società quotata in Borsa, con ricavi straordinari. Come può venire a sottrarre un talento a una realtà piccola come la nostra? Tra club bisogna rispettarsi. Sono molto amareggiato”.

  • IL CONFRONTO COL CASO AHANOR

    Nel rivendicare la correttezza del proprio operato sul mercato, Luca Percassi ha paragonato il caso Inacio con un’operazione conclusa dall’Atalanta che ha molti tratti in comune con la prima. 

    “Noi abbiamo preso un altro 2008 dal Genoa, Ahanor, sedendoci e rispettando chi ce l’ha venduto, soprattutto pagandolo il giusto. Io non giudico la scelta della famiglia, ognuno può farsi la sua opinione - ha precisato ancora l’amministratore delegato - Dal punto di vista morale lascio a ciascuno giudicare, ma per me è una ferita aperta. Noi siamo affezionati ai ragazzi che cresciamo”.

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