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Cesc Fabregas GFXGetty/GOAL

Perché i top club europei dovrebbero puntare su Fabregas in estate: il suo Como va a caccia di un trofeo e della qualificazione in Champions League

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Cesc Fabregas è stato uno dei centrocampisti più eleganti della sua generazione. Ha esordito con l’Arsenal a soli 16 anni e, a 23, aveva già messo in bacheca un Europeo e un Mondiale con la Spagna. 

Per questo motivo, quando il direttore sportivo del Como, Carlalberto Ludi, sostiene che Fabregas sia “ancora meglio come allenatore di quanto non fosse come giocatore”, si tratta di un’affermazione tutt’altro che banale.

Eppure, è difficile ignorare i segnali: Fabregas possiede davvero le caratteristiche per diventare un tecnico di primissima fascia. Non sorprende, dunque, che a 38 anni venga già accostato alle panchine delle grandi d’Europa, con la sensazione che il salto possa arrivare prima del previsto.

Ma perché Fabregas gode di una considerazione così alta a Como? E soprattutto, è davvero pronto per uno dei posti più ambiti del calcio mondiale? GOAL analizza da vicino uno dei protagonisti chiave della stagione sorprendente del Como in Serie A.

  • "NON MI INTERESSANO I SOLDI"

    È doveroso sottolineare fin da subito che il Como non sarebbe passato dalla quarta serie del calcio italiano nel 2019 all’attuale settimo posto in Serie A senza il massiccio sostegno economico del gruppo Djarum Group, guidato dai fratelli Hartono, Robert Budi e Michael Bambang, tra gli uomini più ricchi al mondo.

    A favorire l’ascesa del club contribuisce anche un contesto unico: lo stadio affacciato sulle rive del suggestivo Lago di Como, meta di turisti e celebrità provenienti da ogni angolo del pianeta.

    Tuttavia, ciò che ha convinto Cesc Fabregas ad approdare a Como nel 2022 non è stato l’aspetto economico, bensì la prospettiva di essere protagonista in un progetto estremamente ambizioso, non solo in campo come calciatore, ma anche come azionista del club.

    "Non mi interessavano i soldi - ha ribadito lo spagnolo - Volevo entrare a far parte di un progetto che mi entusiasmasse. Vedo un futuro a lungo termine per questo club".

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  • "PARTITO DA ZERO"

    Forse l’aspetto più determinante per Cesc Fabregas è stato il fatto di essere considerato fin da subito una pedina centrale del progetto. Nel piano presentato dal Como, infatti, era già tracciato un percorso chiaro verso la panchina per il regista spagnolo a fine carriera.

    Il suo ex mentore all’Arsenal, Arsene Wenger, non aveva mai avuto dubbi sul fatto che un calciatore così intelligente e polivalente fosse destinato prima o poi a diventare allenatore. Tuttavia, la sua ascesa nello staff tecnico della prima squadra lariana è arrivata più rapidamente di quanto chiunque potesse immaginare.

    Dopo aver appeso gli scarpini al chiodo nell’estate 2023, Fabregas ha iniziato immediatamente a lavorare con l’Under 19 e con la squadra B. Non aveva ancora completato tutto il percorso di abilitazioni UEFA quando, meno di tre mesi dopo l’inizio della stagione, il club ha esonerato Moreno Longo.

    Di conseguenza, il Como ha nominato Osian Roberts come allenatore ad interim fino al termine dell’annata 2023-24, con Fabregas nel ruolo ufficiale di vice.

    In realtà, era evidente che fosse lo spagnolo a dettare la linea tecnica. A Como gli è stato affidato un livello di influenza e controllo superiore a quello concesso alla maggior parte dei colleghi in Serie A. Un modello che ricorda, in proporzioni ridotte, quello di Pep Guardiola al Manchester City.

    "A Como siamo partiti praticamente da zero - ha spiegato Fabregas - Non avevamo nemmeno un centro sportivo. La struttura attorno al club era molto carente. Così mi sono preso del tempo per capire cosa potessimo costruire, non solo per la prima squadra ma anche per il settore giovanile".

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  • Como v Cosenza Calcio - Serie BGetty Images Sport

    "AVERE PIÙ SOLUZIONI POSSIBILI"

    Cesc Fabregas ha dedicato tempo ed energie anche alla costruzione di una filosofia calcistica dettagliata e moderna.

    "Abbiamo analizzato ogni struttura tattica esistente nel calcio e ci siamo chiesti: qual è il modo migliore per attaccare questa organizzazione? Abbiamo creato una sorta di database basato su ciò che ho sempre ritenuto fosse il modo più efficace per colpire la formazione avversaria", ha spiegato il tecnico spagnolo. 

    "Non voglio essere l’allenatore che gioca sempre allo stesso modo, che attacca e difende sempre con gli stessi meccanismi. Certo, esistono principi e strutture di base. Ma io voglio essere il più dominante possibile e, nel calcio di oggi, per dominare servono quante più soluzioni possibili. Perché non è la stessa cosa affrontare una squadra che si abbassa in un 4-5-1 compatto e difende bassa, rispetto a una che viene a prenderti uomo contro uomo su tutto il campo, come fa l’Atalanta".

    Questo approccio meticoloso e approfondito ha portato risultati concreti. Al termine della sua prima stagione in panchina, il Como ha centrato la promozione in Serie A grazie al secondo posto in Serie B, con la promessa di un viaggio premio a Ibiza – tutto pagato – rivelatasi una mossa vincente anche sul piano della gestione dello spogliatoio.

    Dopo un avvio complicato nel primo campionato di massima serie disputato dopo 21 anni di assenza, i lariani hanno chiuso al decimo posto. Un rendimento che ha spinto l’Inter a sondare il terreno per Fabregas, ricevendo però un immediato rifiuto da parte della dirigenza comasca. "Il nostro è un percorso lungo, che durerà diverse stagioni e ruota attorno a Cesc Fabregas, che non lascerà il club", ha dichiarato il presidente Mirwan Muwarso.

    Nonostante le voci su una possibile successione a Simone Inzaghi sulla panchina nerazzurra a San Siro, Fabregas non ha mai avuto intenzione di forzare la mano per lasciare un club nel quale è profondamente – e anche economicamente – coinvolto.

    Anzi, la permanenza al Sinigaglia non ha fatto altro che rafforzare il suo percorso di crescita. Oggi il Como è a un passo dalla prima qualificazione europea della sua storia. Alla vigilia della sfida contro il Milan, i biancoblù occupano il settimo posto in Serie A, a un solo punto proprio dall’Atalanta in zona Conference League, e sono già approdati alle semifinali di Coppa Italia, dove affronteranno l’Inter in un doppio confronto.

  • Como 1907 v AC Milan - Serie AGetty Images Sport

    LA PROVA DEL NOVE CONTRO ALLEGRI

    La sfida contro il Milan di Massimiliano Allegri rappresenta anche un banco di prova affascinante non solo per l’acume tattico di Cesc Fabregas, ma anche per la sua maturità da allenatore.

    Quando le due squadre si sono affrontate al Sinigaglia poco più di un mese fa, il Como ha dominato possesso e territorio, facendo registrare numeri nettamente superiori in quasi tutte le statistiche, tranne quella che conta davvero: il risultato finale. Il Milan si è imposto 3-1, capitalizzando al massimo le proprie occasioni.

    Nel post-partita, davanti alle telecamere, Fabregas è apparso visibilmente frustrato. "Chi guarda solo il risultato si godrà questa partita", ha dichiarato, lasciando intendere una critica alla mentalità del “conta solo vincere” così radicata nel calcio italiano. "Ma chi ama il calcio penserà che il Como vinca otto volte su dieci. Abbiamo fatto 700 passaggi, loro 200: incredibile".

    Parole che non sono piaciute ad Allegri, tecnico pragmatico e abituato a badare al sodo. L’allenatore rossonero ha respinto con fermezza l’idea che il successo fosse frutto della fortuna: "La fortuna fa parte della vita, ma ridurre i nostri risultati al caso è irrispettoso", ha replicato. 

    "Sappiamo di dover lavorare tanto, ma questa squadra ha l’umiltà di conoscere i propri limiti e di muoversi dentro quei limiti. Fabregas è un allenatore giovane che ha già fatto molto e farà ancora tanto, ma nel calcio, alla fine, i se e i ma contano poco".

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  • Como 1907 v ACF Fiorentina - Serie AGetty Images Sport

    IMPARARE DAI SUOI ERRORI

    A onor del vero, Cesc Fabregas non era apparso minimamente arrogante prima della gara contro il Milan. Anzi, si era quasi sminuito, dichiarando che rispetto a un allenatore di livello Champions League come Massimiliano Allegri, lui si sentiva “da Serie D”. Successivamente ha anche riconosciuto con umiltà di dover imparare a “gestire meglio le emozioni” nell’immediato post-partita.

    Non è certo tra i tecnici più fumantini del panorama italiano – paradossalmente Allegri è più noto per le sue sfuriate – e, a giudicare dalla reazione composta dopo l’inaspettato ko interno contro la Fiorentina dello scorso weekend, sta già dimostrando di saper metabolizzare le delusioni.

    Fabregas non ha comunque risparmiato una tirata d’orecchie al suo centravanti esperto – ed ex compagno di squadra – Alvaro Morata, espulso ingenuamente contro i viola sabato. Allo stesso tempo, però, si è assunto in prima persona la responsabilità per i tre punti gettati via, che avrebbero rimesso il Como pienamente in corsa per la zona Champions.

    "Mi dà fastidio non essere riuscito a far capire ai ragazzi l’importanza della partita - ha dichiarato a DAZN - Durante la settimana ho parlato molto della mia esperienza da calciatore, forse anche troppo, ma non è bastato. Abbiamo sbagliato atteggiamento: dobbiamo avere più fame e maggiore qualità negli ultimi metri se vogliamo imporre il nostro gioco".

  • Como 1907 v Torino FC - Serie AGetty Images Sport

    "FARE LE COSE NEL MODO GIUSTO"

    Il gioco del Como ruota attorno alla costruzione dal basso e al controllo del possesso, all’interno di un 4-2-3-1 di base che privilegia iniziativa e dominio territoriale. È un’impostazione coraggiosa, quasi didattica, che esalta i calciatori tecnici. Non è un caso che talenti come Nico Paz e Jacobo Ramon siano cresciuti sensibilmente sotto la guida di Cesc Fabregas, al punto che il Real Madrid potrebbe seriamente valutare di riportarli alla base nel prossimo futuro.

    "Avere una leggenda come allenatore è incredibile", ha dichiarato Paz ai canali ufficiali del club. "È una persona che ti mette a tuo agio e ti insegna tanto, sia nella vita che nel calcio".

    In Italia, però, a Fabregas è stato talvolta rimproverato un eccessivo attaccamento ai propri princìpi, chiaramente influenzati dalla Spagna dominante nel possesso con cui ha vinto tutto. Dopo il pesante 4-0 incassato a San Siro contro l’Inter a dicembre, gli fu chiesto se avesse preso in considerazione un piano gara più prudente. La sua risposta fu netta: "Ci ho pensato, ma la mia testa mi ha detto di no. Sono comunque soddisfatto. Posso sembrare stupido o un perdente, ma oggi ho visto crescita nella mia squadra. Quando vinci e ti chiamano genio, impari meno. Dopo una sconfitta pesante impari di più, apprezzi meglio ogni cosa. Il Como sta facendo le cose nel modo giusto. Puoi difenderti con un 6-3-1 o un 5-4-1, ma io preferisco perdere 4-0 che fare quello".

    Parole forti, che però non raccontano un tecnico dogmatico. Nella stessa intervista, Fabregas rivelò che sarebbe tornato a San Siro da solo per assistere a Inter-Liverpool, con l’obiettivo di capire cosa avrebbe potuto fare meglio contro i nerazzurri. Ha sempre sottolineato, inoltre, di essere cresciuto calcisticamente in contesti tattici diversissimi.

    "Ho vinto con Antonio Conte, ho vinto con Jose Mourinho, ho vinto con Arsene Wenger, ho vinto con Pep Guardiola", ha spiegato a The Coaches’ Voice. "Ho vinto con stili completamente diversi, quindi non mi sentirete mai dire che uno funziona e un altro no".

    Ha anche chiarito che, al suo arrivo, la proprietà gli parlò di identità prima ancora che di trofei: "Mi hanno parlato del Lago di Como, dello stile di vita, di un calcio propositivo che la gente potesse apprezzare. Non mi hanno detto solo: “Vinci, vinci, vinci”. Mi hanno detto: “Vinci, ma crea un’identità, crea un certo tipo di giocatore che voglia venire a giocare a Como”".

    Obiettivo centrato. Il Como non è più soltanto una meta affascinante per celebrità e turisti: è diventato uno dei progetti più rispettati del panorama calcistico europeo, guidato da un allenatore che potrebbe rivelarsi grande in panchina quanto lo è stato in mezzo al campo.

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