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Baldanzi RomaGetty Images

Parla Baldanzi, tra il numero 35 e il proprio soprannome: "A Empoli mi chiamavano Piccolo Buddha"

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La prima stagione completa di Tommaso Baldanzi alla Roma si è conclusa in maniera tutto sommato positiva per entrambi: la squadra è arrivata a un passo dalla zona Champions League, lui si è ritagliato un discreto spazio proseguendo il proprio percorso di crescita.

In attesa degli Europei Under 21, che nelle prossime settimane vedrà impegnato anche lui con la maglia dell'Italia, l'ex giocatore dell'Empoli si è raccontato in un'intervista rilasciata a Cronache di Spogliatoio.

Una chiacchierata in cui Baldanzi ha trattato diversi argomenti, anche curiosi: dalla metaforica "pillola" usata da Ranieri per risvegliare la Roma alla scelta del numero 35 sulla maglia, passando per il soprannome "Piccolo Buddha" che gli era stato appiccicato addosso a Empoli.

  • L'IMPATTO DI RANIERI

    "Non so che pillola abbia usato per noi, ma ha toccato i tasti giusti. Ha riportato serenità e gioco: è stata una figura importantissima per noi, per dove eravamo e per come stavamo. Non credo ci sia stata proprio una chiave e forse proprio quella è la cosa bella. Sapevamo di doverci svegliare. Ci dicevamo: ‘Dobbiamo vincere più partite possibili per salvare la stagione’, non avevamo un obiettivo in particolare. E poi siamo arrivati a giocarci la Champions. Prima c’era tanta tristezza e rabbia. In questo spogliatoio ci sono calciatori veramente forti. Se non arrivano i risultati, già inconsciamente sei arrabbiato, figurati quando sei consapevole della tua forza. Ci siamo parlati più volte, era giusto farlo. Dovevamo dare una svolta. Ci siamo riusciti, non so se più per merito del mister, degli allenamenti o del duro lavoro. La cosa più bella è che abbiamo sempre provato ad uscirne da gruppo. Ranieri mi ha dato tante opportunità, ho sempre sentito la sua fiducia: anche non partendo titolare, ho giocato grandi spezzoni di gara, utili per la squadra e per mostrare le mie qualità".

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  • DYBALA E L'ESORDIO AL SUO POSTO

    "Dybala è una persona d’oro, davvero, oltre che il più forte con cui abbia giocato. Vorrei anche vedere…! In passato avevo detto che, paragonato a Dybala, in una scala da 1 a 10 io non c’ero proprio: ora forse qualche passo avanti l’ho fatto, siamo a due forse! Fare l’esordio entrando al suo posto è stato magico: avevo già giocato all’Olimpico contro la Roma, ma quando quella gente è dalla tua parte fa ancora più impressione. A settembre ho segnato il mio primo gol in giallorosso contro l’Udinese: volevo esplodere tutta la mia gioia sotto la curva, ma il momento era un po’ particolare. Ho pensato: ‘Forse è meglio di no’. Però gol e assist sono stati il mio punto debole quest’anno: ho fatto belle prestazioni, ma a livello personale avrei voluto fare di più".

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  • IL SOPRANNOME "PICCOLO BUDDHA"

    "A Empoli mi chiamavano ‘il Piccolo Buddha’. Era un soprannome che mi aveva dato mister Buscé in Primavera. Non sono mai riuscito a darmi una spiegazione. Me lo continuo a chiedere anch’io. In realtà, un motivo c’è, ma non l’ho mai capito. Con il mister ho avuto sempre un rapporto bellissimo, ci sentiamo ancora molto spesso. Insieme abbiamo vinto due Scudetti: il primo con l’U16. Ricordo ancora un suo discorso: ‘Tommy, devi credere di più in te e nei tuoi mezzi perché sei veramente forte’. Da lì, sono esploso, quelle parole mi hanno aiutato molto. E poi anche con la Primavera dove ho fatto in finale una doppietta all’Atalanta: si è chiuso un ciclo. Era un gruppo bellissimo, molto unito. Ci divertivamo davvero tanto. Nessuno avrebbe mai scommesso un euro su di noi, è stata una cavalcata stupenda. È stato bello finire in quel modo, prima che ognuno prendesse la sua strada. A Empoli condividevo la stanza con Asllani: abbiamo un bellissimo rapporto, ci sentiamo spesso, ma ancora non gli ho scritto per la finale di Champions. Non volevo rompergli. Gli voglio davvero bene, ma aveva un grande difetto: non sentiva le sveglie. Le fissava un’ora e mezza prima, così un giorno non ce l’ho fatta più e gli ho detto: ‘Fermati, fermati! Le metto io e ti chiamo’. Me lo ricordo ancora".

  • LA MAGLIA NUMERO 35

    "Ci sono molto legato adesso, ma all’inizio non c’era un vero e proprio motivo. Ero con i magazzinieri dell’Empoli, dovevamo sbrigarci e scegliere velocemente il numero perché dovevo andare in panchina. C’erano il 32, il 33 e il 35. Ero indeciso: ‘Non lo so, boh’. E uno di loro: ‘Dai, metto il 35’. L’anno dopo, quando ero in pianta stabile in prima squadra, gli ho detto: ‘Eh ormai avete deciso, mettete il 35’. C’era libero anche il 10, il mio numero preferito da bambino, ma ero sicuro: ‘No, abbiamo deciso il 35. Andiamo avanti con quello’. E quindi a Roma è venuto da sé prenderlo".

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  • GLI EUROPEI CON L'UNDER 21

    "EURO2025 Sarà un torneo difficile, dopo un’annata pesante e contro squadre molto preparate. Anche qui, siamo a fine ciclo: dal prossimo anno non ci saremo più. A patto che ovviamente non ci chiami la Nazionale maggiore: sono stato convocato dal CT Mancini per lo stage, è stato molto bello ed emozionante. Ci teniamo a far bene: abbiamo sempre disputato delle grandi amichevoli o ottime partite nella fase di qualificazione. Ora vogliamo arrivare il più lontano possibile, non dico altro. Con l’U20 siamo arrivati in finale nel Mondiale del 2023 contro l’Uruguay: vorrei cancellare quella partita dalla mia testa. È stato un peccato, perché eravamo un gruppo in cui nessuno credeva: con il campionato ancora in corso, molti non erano potuti venire. Eppure abbiamo fatto benissimo, ci divertivamo, eravamo molto uniti perché siamo cresciuti insieme. È mancata davvero solo la finale".

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