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Paolo Vanoli ConteGetty Images

Paolo Vanoli e il rapporto con Conte: "Dicevo: non potrò mai essere il secondo di Antonio"

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Chi è Paolo Vanoli? 48 anni da compiere (li farà ad agosto), è una serie di personaggi racchiusi nello stesso personaggio.

Vanoli, ad esempio, è un ex terzino. Ha giocato nel Parma e pure in Nazionale, ha segnato in finale dell'ex Coppa UEFA. Vanoli, invece, oggi è un allenatore: del Venezia, in Serie B. Con varie esperienze da assistente di Antonio Conte nel mezzo, tra Italia, Chelsea e Inter, prima di prendere la propria strada allo Spartak Mosca e in Laguna.

Ecco: per qualcuno, anche dopo qualche anno, Vanoli è ricordato ancora nel ruolo di collaboratore di Conte. Ed è anche di questo, del rapporto con l'allenatore leccese, che il tecnico di Varese ha parlato in una chiacchierata con Cronache di Spogliatoio.

  • "NON POTRÒ MAI ESSERE IL VICE DI ANTONIO"

    "Lavorare con Conte è un’esperienza che trasferisco ai miei collaboratori. Quando sono andato a lavorare con lui, ho sempre cercato di pensare a quello che pensava lui. Secondo me, se vuoi dare il massimo la tua testa deve pensare come quella del tuo allenatore. Inizialmente è stata una fatica, i primi mesi: sia per mentalità, sia per stile di gioco. Un collaboratore deve sempre dire quello che pensa, non è facile per questioni di carattere ma ho sempre detto ‘Non potrò mai essere il vice di Antonio’ perché ha bisogno di un altro carattere come vice. Ma mi sono sempre detto di essere un perfetto collaboratore, perché anche in uno staff ci sono diverse alchimie. La mia qualità migliore è che non riesco a non dire le cose in faccia".

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  • "CONTE FACEVA FINTA DI STACCARE"

    "Quando torno a casa, il mio prossimo step sarà riuscire a staccare. Adesso me lo rimprovero perché non ce la faccio ad esempio a non vedermi il big match. Conte me lo diceva sempre, faceva finta di staccare. Pur convincendolo, adesso ho capito perché non ce la facesse. Una volta durante la sosta della Nazionale all’Inter, dove c’erano 3-4 giocatori, gli dicemmo di riposare e stare in famiglia. Ci siamo ritrovati il mercoledì mattina, al pomeriggio si è ripresentato".

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  • I GIOVANI

    "Essendo cresciuto come osservatore e poi come vice nelle under italiane, insomma sono nato nelle Nazionali, e ogni passaggio ha la propria interazione con i giocatori. I giovani hanno bisogno di comunicare. Ci sono degli step, ho visto l’alto livello con Conte e lì parli di campioni, hanno una diversa gestione che è il gruppo rispetto alla Serie B, dove devono crescere. Ogni livello ha una gestione. Se dovessi aggiungere una figura nel mio staff, aggiungerei uno psicologo: oggi il sociale è completamente cambiato. Questi ragazzi sono fragili al giorno d’oggi rispetto a una volta e saper interagire con loro non è facile. Vorrei una persona che mi potesse aiutare a farli rendere meglio, che me li facesse capire di più".

  • "NON MI INTERESSA SE FUORI SIETE AMICI"

    "Si vince con il gruppo, che ci siano stranieri o italiani. Ho fatto vedere una foto di Veron e Simeone, lui diceva che ‘Fuori dal campo ci odiavamo, ma se qualcuno in campo toccava un mio compagno lo ammazzavamo’. Questo è il succo. L’importante è l’obiettivo comune. Lo dico ai ragazzi: ‘Non mi interessa se fuori siete amici, ma quando venite qui siamo una squadra’".

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