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Nicolo Fagioli Juventus 2023-24Getty

"Cosa spinge un calciatore a scommettere": parla Paolo Jarre, il terapeuta di Fagioli

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La vita e la carriera di Nicolò Fagioli, da qualche giorno, non sono più le stesse. Storia arcinota: il caso scommesse nel quale sono coinvolti il giocatore della Juventus, Sandro Tonali e Nicolò Zaniolo, e che sta riempiendo le prime pagine di ogni quotidiano.

Fagioli è in cura presso il dottor Paolo Jarre, uno dei massimi esperti italiani di ludopatia, ovvero la dipendenza da gioco d'azzardo. Ex direttore del Dipartimento di patologia delle dipendenze dell’Asl Torino 3, Jarre ha rilasciato un'intervista a Fanpage sull'argomento.

FAGIOLI, TONALI, ZANIOLO: GLI AGGIORNAMENTI SUL CASO SCOMMESSE

  • QUANDO UN GIOCATORE VIENE DEFINITO 'PATOLOGICO'

    "Un giocatore è patologico - ha spiegato Jarre - quando gioca in modo così frequente e con somme così importanti da compromettere gli aspetti vitali come il lavoro, le relazioni, le prospettive per il futuro e così via. Quando il comportamento diventa poco compatibile o incompatibile con il resto della propria vita.

    I fattori scatenanti? C’è sicuramente una vulnerabilità individuale, nel senso che ci sono persone che per loro natura sono più fragili, ma l’aspetto più importante è la potenza dell’offerta commerciale. Il fenomeno in Italia è cresciuto a dismisura perché è cresciuta l’offerta, e quando parlo di offerta mi riferisco a quella legale. In termini di dimensioni relative il fatturato del gioco legale vale dieci volte quello illegale, tant’è che l’illegalità ha permeato in lungo e in largo la legalità come ci viene raccontato spesso in alcuni episodi di cronaca".

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  • Fagioli JuventusGetty Images

    COSA SPINGE UN CALCIATORE MILIONARIO A SCOMMETTERE

    "Da un lato guadagnare tanto costituisce un fattore di rischio - ha continuato Jarre - perché dà l’idea di poterselo permettere più di altri: io guadagno 2 milioni all’anno e se butto 200mila euro me ne avanzano a sufficienza. In realtà l’intensità del gioco e le somme giocate sono proporzionali al reddito, per questo motivo si inguaiano anche quelli che guadagnano molto.

    Molto spesso questi alti guadagni sono realizzati da ragazzi molto giovani, che hanno una cultura e un’istruzione non così elevata e che molto spesso sono stati sradicati dal proprio contesto di vita, dalla propria città e dalla propria famiglia per essere ingaggiati da questa o quella squadra nell’età più critica. Sicuramente c’è un rischio generazionale determinato dal fatto che in questi ultimi tre anni il grosso dell’espansione del mercato del gioco è stata online. La dimestichezza che hanno i giovani gli permette di essere più prossimi rispetto agli altri. Non che la patologia non esista tra le persone più grandi ma ha altre caratteristiche".

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  • ALTRI SPORTIVI IN CURA

    "Sì, mi era già successo nell’ambito sportivo - ha ammesso Jarre - Paradossalmente l’attività sportiva, che dovrebbe essere un fattore di protezione, molto spesso espone all’offerta commerciale. Basti pensare al fatto che i quotidiani sportivi contengono pagine intere sulle quote e probabilmente sono anche sponsor. Per cui, anche a livello dilettantistico, le scommesse diventano un tema".

  • Nicolo-Fagioli(C)Getty Images

    IL RISCHIO DI SMINUIRE LA PATOLOGIA

    "Sicuramente - sono ancora le parole di Jarre - dopo il primo caso che è andato a sentenza (Fagioli, ndr), ci saranno molti che si ‘daranno malati’ e questo è verosimile: chi se ne occupa deve distinguere le situazioni di malattia da quelle strumentali. Dopo di che, se uno scommette a tal punto che si inguaia a tal punto da essere in difficoltà è molto probabile che un disturbo da gioco d’azzardo ci sia. Bisognerà vedere poi altre cose, tipo se c’è qualcuno che ha scommesso sulla propria squadra con comportamenti tali da alterare il risultato: in quel caso entriamo in un campo molto più grave".

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