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ObiekwuGOAL

Kingsley Obiekwu, oro alle Olimpiadi che guida i bus: una vita dura

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Attraverso i racconti, sempre più sognanti ed esagerati, i miti che riguardano icone ed eventi fuori dall'ordinario crescono rapidamente, fino a raggiungere verità non inconfessate. Semplicemente, false. E' la forza della tradizione orale, del sapersi trasportare, prima di farsi delle domande riguardo la veridicità. Prendiamo ad esempio uno degli eventi più importanti del calcio africano, probabilmente il più magico degli anni '90: la vittoria della Nigeria alle Olimpiadi di Atlanta, Georgia, 1996. I nostalgici millenials lo ricordano con un affetto ultra-terreno. Giurano che Kanu era il più veloce del mondo, Okocha stregone che faceva scomparire i dieci europei. In patria, nella nazione più popolosa del continente, se ne parla con lo sguardo verso l'altro, quasi a rappresentare il carattere divino degli atleti di Jo Bonfrère. Ora tutti hanno una vita perfetta, colonne d'Ercole e rose. L'esagerazione della tradizione orale amplifica la realtà, nascondendo i difetti e le cadute divine sotto il tappeto. A terra, incapace di distinguere la verità davanti a Kingsley Obiekwu, autista al Abakpa Motor Park. Nigeria.

Se avete ricordi vividi dell'estate di 26 anni probabilmente ricordate le reti di Ikpeba e Babayaro. O quella di Amunike, all'ultimo secondo, oro colato sui colori verdi. Obiekwu non è mai sceso in campo ad Atlanta, ma non per questo non è stato fondamentale. Fu lui a segnare contro l'Egitto nel 1995 un goal essenziale per staccare il pass utile a giocare la fase successiva e dunque, finalmente, attorno agli anelli olimpici. Se la Nigeria ha partecipato al torneo, dando una spinta all'intero calcio continentale dopo il successo sull'Argentina di Crespo, lo deve anche a Kingsley.

Obiekwu non ha però avuto avuto le prime pagine internazionali di Kanu, Okocha e Babayaro. Portare una squadra alle Olimpiadi, con pochi spettatori, non è lo stesso che farla vincere davanti a miliardi. E così il punto più alto della carriera coi club fu in Olanda, con la casacca dei Go Ahead Eagles vestita dal 1995 al 1998. Qui scopre la sua prima grande sofferenza della sua vita da adulto: dopo le visite mediche scopre un ingrossamento al cuore che ne limitano ampiamente la sfera di possibilità calcistiche: "Ogni uomo ha il suo segreto" ha rivelato in passato a GOAL il 48enne.

  • INGROSSAMENTO DEL CUORE

    Nonostante ciò, Obiekwu - difensore centrale - riesce a mettersi in mostra, subentrando con decisione, forza fisica e tecnica, tanto da attirare su di sè l'attenzione di diversi club olandesi:

    "Giocavo bene. Tante squadre volevano ingaggiarmi, ma il mio club non ha mai voluto rivelare la situazione, quindi le spaventavano con commissioni di trasferimento molto alte. Quando il mio contratto è scaduto dopo tre anni e mezzo, sono dovuto andare negli Emirati Arabi Uniti perché il loro apparato medico non era sofisticato. Inoltre, ho avuto un infortunio al ginocchio che mi ha davvero rallentato e ho dovuto interrompere il calcio professionistico all'età di 30 anni".

    Nel 1998 firma con un Al-Ahli, club di Dubai, anni luce lontano dal calcio di oggi, in cui è diventato un club all'avanguardia capace di attirare a sè vecchi campioni dell'Europa. Finirà anche all'Al Masry SC in Egitto, con le esperienze nel suo club locale dell'Enugu prima e dopo. Nel 2006, a poco più di 30 anni, l'addio. Il calcio si evolve, i problemi al cuore restano. Troppo pericoloso per sè, frenetico frenato dal nuovo pallone e dal vecchio male.

    L'ingrossamento al cuore porta ad una stanchezza più rapida rispetto agli altri giocatori in campo. Se il calcio va a 1000 e non più a 500, Obiekwu dovrebbe andare a 2000. Impossibile, senza conseguenze:

    "Volevo sapere quali farmaci potevo usare per ritrovare la mia forma fisica al 100%, ma mi è stato detto che non potevo farci niente" ha raccontato a Sunday Punch anni fa. "E' naturale, qualcosa con cui sono nato. Ecco perché non potevo dare il massimo anche se ero uno dei migliori difensori. Ricordo che il VVV voleva ingaggiarmi, ma il mio club ha rifiutato perché non volevano che il mio problema cardiaco fosse noto agli altri club. Li ringrazio ancora per quello che hanno fatto per me perché se fossi andato a Venlo, sarebbe diventato un grosso problema. Peccato, ma non ho rimpianti".

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  • AUTISTA E SCOPERTA

    Sfortunato, certo. Davanti alla realtà, purtroppo. Obiekwu si siede, guarda ragazzi di poco più giovani di lui all'Ingas, squadra che allena per qualche anno. Vuole stare ancora nel calcio, ma c'è tanto da pagare. Tanto. Quattro figli alla Enugu State University of Technology e l'ultimo alle elementari. In città c'è una grande domanda di trasportatori: anche il signor Kingsley, davanti alla consapevolezza di doversi rimboccare le maniche come tutti i concittadini e connazionali 'normali', si da da fare. Autista con la Sierra, negli autobus commerciali, locali. A inizio 2022, il mito della vecchia Nigeria è sempre più un mito inarrivabile, davanti alle delusioni del presente. E così, quando il conduttore radiofonico locale Okwuluora pubblica la sua storia, il castello della perfezione crolla. Dietro alla patina, le difficoltà di quei ragazzi divenuti uomini. Ognuno con i propri problemi.

    "L'ho abbracciato e salutato, poi ho pianto come un uomo" scrive Okwuluora su Facebook a febbraio 2022. "La vita può essere crudele Sì. Non ha mai raggiunto il livello più alto Sì, ma dove sono i suoi compagni di squadra? Ne parlerò a Kanu Nwankwo. Hanno vinto insieme le Olimpiadi di Atlanta. Obiekwu ha fatto notizia per l'ultima volta quando suo fratello minore è morto sul campo di gioco. Un eroe nazionale, idolo di milioni, una medaglia d'Oro olimpica. Possiamo aiutarlo a risollevarlo se è disposto. Quell'ambiente non fa per lui".

    In grosse difficoltà economiche, Obiekwu mette da parte l'orgoglio, come rivelato a GOAL:

    "La storia è assolutamente vera, non ci sono bugie. Ho dovuto aprire la mia situazione alle persone perché avevo bisogno di aiuto. Non è stata una cosa facile da fare, ma ho dovuto raccogliere un grande coraggio perché le cose sono molto difficili. Ognuno ha un problema o due di cui si occupa, ecco perché non volevo disturbare nessuno. L'unica persona a me vicina è Nwankwo Kanu e mi visita e mi assiste ogni volta che è a Enugu. Per il resto della rosa, capisco che tutti non stanno più giocando a calcio attivo e si stanno solo gestendo da soli. Quindi, non voglio disturbarli".

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  • MUSA IN AIUTO

    Effettivamente i problemi di Obiekwu riportano alla luce la vecchia questione dei calciatori, idoli o non, in grossa difficoltà dopo la pensione. Per alcuni, problema comune a milioni di connazionali. Nessun privilegio. Per altri, grazie al lustro dato alla nazione, serve fare qualcosa. Per Kingsley ci pensa Ahmed Musa, campione in Russia e vecchia conoscenza del Leicester, al Fatih Karagümrük quando viene a conoscenza della storia di uno dei suoi idoli d'infanzia:

    "Il capitano mi ha mandato due milioni di naira dopo aver ascoltato la mia storia. Questo significa molto per me e sono molto grato per la sua dimostrazione d'amore. Purtroppo per me, le persone come me non sono arrivate ai massimi livelli a causa di infortuni e condizioni mediche, ma sono grato a Dio di avere una famiglia che mi è stata di grande aiuto. Voglio ringraziare di cuore i nigeriani, mi hanno mostrato amore e mi hanno applaudito per il coraggio. Questo indica che ci sono bravi nigeriani ovunque che sono disposti ad aiutare".

    Circa 10.000 euro, a cui si aggiungono ulteriori 5.000 donati rapidamente. Insomma, nessuno vuole lasciare da parte il vecchio colosso della difesa.

    Musa NigeriaGetty

    Nel corso degli anni ha provato la vita da allenatore professionista - non quella locale di questi ultimi tempi nelle pause dal suo lavoro da autista - lavorando anche con Rangers, Ifeanyi Ubah, Delta Force e USS Krake nella Repubblica del Benin, senza però riuscire a ottenere un lavoro per il massimo campionato nigeriano, per cui sono necessari certificati della federazione continentale di grado A e B .

  • MEDAGLIA D'ORO IN VENDITA

    La vita di Obiekwu è crollata rapidamente dopo aver salutato il calcio giocato. Nel 2008, in grosse difficoltà finanziarie, si trovata nel Regno Unito. Con un pensiero fisso in testa: vendere la sua medaglia d'oro baciata e indossata dopo il successo ad Atlanta 1996:

    "Onestamente volevo farlo, ci ho pensato in virtù dei problemi economici. Ringrazio Dio di non aver venduto la medaglia alla fine della giornata. Dal momento che nessuno si prendeva cura di te dal tuo paese, dovevi arrangiarti da solo. Quando la vedo ora, mi sento molto orgoglioso. Mi dà gioia. Quando ero a Londra, i miei colleghi bianchi nel mio ufficio si sentivano molto orgogliosi di lavorare con una medaglia d'oro olimpica. Anche gli allenatori che mi hanno formato sono rimasti colpiti. Sai che ai bianchi piacciono le prove. Quando ho detto loro che ero una medaglia d'oro, non ci hanno creduto ma quando l'ho mostrata sono rimasti sorpresi. Dissero: 'Cosa ci fai qui? Sei una superstar e devi lavorare nel tuo paese. E' stato deludente".

    La rivelazione sul presente di Obiekwu ha portato il sindacato dei calciatori ha spingere per dare una possibilità concreta al classe 1974. Nuovamente, visto che anche Wilson Oruma e Femi Opabunmi, altre stelle del passato nigeriano, erano incappati in grossi problemi economici. In futuro sembra aprirsi così un abbandono del pesante lavoro di autista di bus e mini-van per allenare nella massima serie locale. Il lieto fine? Parte della tradizione orale. La verità del passato e la possibilità del futuro, cambia poco: serve capire, aspettare. Raccontare la realtà oltre i pensieri e il sentito dire.

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