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Osimhen NapoliGetty Images

Napoli come il Milan 1996/97: fuori da tutte le coppe europee da campione d'Italia

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Alla fine, com'era prevedibile, sono stati fischi assordanti. Per lo 0-0 contro il Lecce, per un decimo posto finale che significa esclusione totale da ogni coppa europea, per la mesta conclusione di una stagione disastrosa dall'inizio alla fine.

Il Napoli non si è qualificato nemmeno per la Conference League. Nella terza coppa europea, alla fine, andranno una tra Fiorentina (in caso di sconfitta nella finale contro l'Olympiacos) e Torino (in caso di trionfo viola ad Atene). L'epilogo più triste possibile per una squadra che, appena 12 mesi fa, conquistava il terzo Scudetto della propria storia al culmine di un percorso da dominatrice.

Non è una novità assoluta, in realtà. Con la mente che torna indietro di una trentina d'anni circa, alla metà degli anni novanta. E al Milan cannibale della Serie A che, a un certo punto, si scopriva povero e indifeso. Proprio come il Napoli di oggi.

  • UN AVVIO ILLUSORIO

    Campionato 1996/97, l'epoca bella del campionato italiano. Il Milan si presenta ancora una volta da favorita ai nastri di partenza. Normale che sia così: ha vinto tre dei precedenti quattro Scudetti, da anni fa la voce grossa in Champions League, ha in rosa Baggio, Savicevic, Weah, Franco Baresi. In poche parole: ha uno squadrone, come sempre. In panchina Oscar Washington Tabarez al posto di Fabio Capello.

    Partono pure bene, i rossoneri. George Weah fa il fenomeno, scarta tutto il Verona e realizza già alla prima giornata uno dei goal più belli dell'intero torneo. Ma non è che un fuoco di paglia, nonostante le tre vittorie nei primi quattro turni: il primo vero scricchiolio è lo 0-3 di Roma alla quinta, ma il colpo di grazia sulla panchina di Tabarez è inferto a inizio dicembre dalla rovesciata del piacentino Pasquale Luiso, indimenticata e indimenticabile.

    Al posto dell'uruguaiano arriva Arrigo Sacchi, l'uomo del Grande Milan, tornato al capezzale di una squadra sofferente. Ma la situazione non si raddrizza. Anzi, peggiora sin dai primi battiti.

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  • Davids MilanGetty Images

    L'USCITA DALLA CHAMPIONS LEAGUE

    4 dicembre 1996. Nella notte del secondo esordio del tecnico di Fusignano, il naufragio prende completamente forma. A San Siro arrivano i norvegesi del Rosenborg, che vincono clamorosamente per 2-1 chiudendo al secondo posto nel girone di Champions League ed eliminando proprio i rossoneri, ai quali sarebbe bastato pure un pareggio.

    Il vero punto di svolta della stagione, alla fine, è proprio questo. Da lì in poi la squadra si sfalda, inizia a perdere terreno anche in campionato, non trova mai un minimo di continuità. All'inizio del '97 arriva un altro 0-3 all'Olimpico, questa volta contro la Lazio di Zdenek Zeman. E a fine mese ecco un 1-3 altrettanto simbolico al Bentegodi contro il Verona, destinato a fine anno alla retrocessione.

    Passi falsi su passi falsi, con una notte a troneggiare - in negativo - su tutte le altre: il 6 aprile 1997. La notte del passaggio di consegne tra il Milan campione d'Italia e la Juventus di Marcello Lippi, che con un terrificante 6-1 espugna San Siro costruendosi un bel pezzo di Scudetto. Per la cronaca: una settimana più tardi il Milan prenderà altre tre scoppole nel derby.

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  • CLASSIFICA IMPIETOSA

    Alla fine, la classifica di quel campionato è impietosa: il Milan chiude all'undicesimo posto. Su diciotto squadre, non su venti come oggi. Appena 43 punti collezionati in 34 giornate, più sconfitte (13) che vittorie (11): un disastro su tutta la linea. Amplificato dall'uscita prematura dalla Champions League, scenario che se non altro il Napoli ha evitato approdando almeno agli ottavi.

    Trionfatore in Serie A appena un anno prima, quel Milan rimane fuori da tutte le coppe. Proprio come i partenopei di Rudi Garcia, di Walter Mazzarri e di Francesco Calzona. Ed è costretto a malincuore a salutare le proprie bandiere: Mauro Tassotti e Franco Baresi decidono che è il momento giusto e abbandonano il calcio giocato.

  • IL FUTURO

    E dunque, meglio pensare al futuro. Anche se il paragone con il Milan di metà/fine anni novanta non porta sorrisi: il 1997/98 è allo stesso modo un'annata da dimenticare per il Diavolo, che nonostante il ritorno in plancia di comando di Capello chiude tristemente al decimo posto. Una posizione più su rispetto a 12 mesi prima, ma di nuovo fuori dalle coppe.

    E il Napoli della prossima stagione? Meglio capire come sarà formato, intanto. Se davvero in panchina ci sarà Antonio Conte, sempre più vicino dopo la svolta degli ultimi giorni. E se davvero dal Chelsea arriverà Romelu Lukaku, pallino del tecnico leccese, in cambio di un Victor Osimhen che appare ormai destinato all'addio.

    Intanto, un aspetto è certo: il Napoli 2024/2025 non giocherà le coppe. Potrebbe essere un vantaggio come no. Ma intanto ci sarà da ricostruire sulle fondamenta di una stagione nella quale, proprio come quella milanista di quasi 30 anni fa, rimane ben poco da salvare.

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