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Jose-Mourinho(C)GettyImages

Mourinho e la sua avventura alla Roma: “Non sono pentito, ma in Italia non sono a mio agio”

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E’ considerato uno dei migliori allenatori al mondo, un tecnico che ha vinto moltissimo nel corso della sua carriera, che si è seduto su alcune delle panchine più prestigiose in assoluto e che, per quanto fatto e per come lo ha fatta, ha rivoluzionato il modo stesso di gestire una squadra dentro e fuori dal campo.

José Mourinho si appresta ad iniziare la sua terza stagione alla guida della Roma e lo sta facendo con l’obiettivo di sempre: riuscire ad ottenere il miglior risultato possibile.

Alla guida dei giallorossi ha già vinto una Conference League e sfiorato un trionfo in Europa League, guadagnandosi dunque un posto nella storia del club giallorosso.

In una lunga intervista rilasciata al ‘Corriere dello Sport’, Mourinho ha spiegato perché ha scelto proprio la Roma nell’estate del 2021.

“Quando lavori in un club come il Real Madrid, il Manchester, il Chelsea, se lanci un giovane a stagione hai già fatto il massimo. In questa fase della carriera avevo bisogno di stabilità, sentivo che qualcosa in me era cambiato. Prima volevo e dovevo arrivare, fare, spostarmi, vivevo uno stato di costante irrequietezza. Ero in un posto, facevo il mio lavoro, vincevo e mi spingevo oltre, volevo andare a vincere da un’altra parte”.

  • “NON SONO PENTITO DELLA SCELTA”

    Mourinho ha vinto moltissimo guidando alcuni tra i migliori club europei e alla Roma si ritrovato chiamato a fare i conti con una realtà diversa. Vincere in giallorosso è più complicato, ma lo Special One è contento della scelta che ha fatto.

    “Ovviamente per me tornare in Italia non significava andare incontro all'ignoto, questo è un Paese che conosco bene a livello culturale, storico e sportivo. Sapevo che sul piano sociale la Roma era un club assolutamente fantastico, ma anche che dal punto di vista della storia calcistica aveva vinto poco, nonostante tantissimi bravi allenatori e tantissimi giocatori di prima fascia, e investimenti anche. Quando conosci la realtà romanista ti chiedi perché si sia vinto così poco. Possibile che tu non possa fare qualcosa di diverso per aiutare il club, la nuova proprietà? Se adesso mi domandi se sono pentito della scelta, rispondo di no. Assolutamente no”.

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  • “IN ITALIA NON MI SENTO A MIO AGIO”

    Mourinho, nel corso della sua esperienza alla Roma, ha spesso avuto un rapporto conflittuale con gli arbitri. Un rapporto che l’ha portato a dover fare i conti anche con delle squalifiche.

    “Se facciamo Uefa di qua e Italia di là, mi sento molto meglio quando parlo di Uefa e meno di Italia. In Italia mi sono sentito aggredito, hanno violato la mia libertà di uomo, la mia libertà di uomo di calcio, la mia libertà non di grande allenatore, perché in queste situazioni non ci sono grandi o piccoli allenatori, siamo tutti uomini. Qui non mi sento più a mio agio. Ho paura di ricevere altre squalifiche, ho paura di dover tornare a sentire tutto quello che ho ascoltato o letto in questi due anni. Se mi dici José, parliamo di Budapest, ci sto. Però se mi chiedi di parlare di Italia, di sconfitte politiche, di opinioni espresse dalla gente e anche di offese ricevute, la cosa mi disturba. Ho detto paura, forse paura è eccessivo, fastidio è meglio. Penso che, a livello istituzionale, avrebbero dovuto trattarmi diversamente, da uomo di grande esperienza internazionale, uno che ha allenato in Inghilterra, in Spagna”.

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  • mourinho roma(C)Getty Images

    “NON VA TUTTO BENE”

    Mourinho ha spiegato come vive le difficoltà e come fa a non perdere calma.

    “Non va tutto bene, ma mi diverto anche nelle difficoltà. Mi arrabbio per un’ora e subito dopo torno positivo. Non mi deprimo, non minaccio, non dico che mi hanno promesso mari e monti e non vedo né i mari né i monti. Una cosa che non posso cambiare è la mia natura, non sono uno che racconta cazzate. Relativamente all’attaccante immaginario, posso dirti che anche se la settimana prossima arrivasse Mbappé sarebbe comunque in ritardo”.

  • “SIAMO IN RITARDO”

    La Roma sarà costretta per mesi a fare a meno di Tammy Abraham in attacco e, quando mancano poche settimane all’inizio del campionato, la società non è ancora riuscita a mettere a disposizione di Mourinho un nuovo attaccante.

    “Dopo la partenza, tra virgolette, di Tammy, siamo in una situazione che nessun allenatore al mondo gradirebbe. Mi riesce impossibile dire che sono contento. Però sostenere che sono in guerra aperta con la società, con Pinto, che non sono felice, è sbagliatissimo. Pinto sa che siamo in ritardo, anche la proprietà lo sa, alla fine quello che soffre veramente è chi lavora e chi contro la Salernitana dovrà entrare in campo con la miglior squadra possibile. Incazzato no, depresso no. Scherzo, come vuole il Papa, soprattutto nelle difficoltà, lui ripete che le difficoltà fanno parte della vita, senza le difficoltà è più difficile provare grandi gioie. Vent’anni fa avrei fatto casino, vent’anni fa sarei stato incazzato. Dal mio primo Chelsea me ne andai perché ero realmente in guerra con un direttore sportivo. Non mi piaceva, non avevo rapporto, il mercato un disastro, era il 2008. Oggi siamo nel 2023 e sono un altro”.

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  • Alvaro Morata Spain 2022-23Getty Images

    “MORATA NON E’ MBAPPE’”

    Nel corso delle ultime settimane si è spesso parlato di Morata come di un obiettivo per la Roma, ma lo stesso attaccante spagnolo a escluso l’ipotesi di trasferirsi in giallorosso.

    “Ti dico solo che non è Mbappé. Non è Mbappé, però penso sempre, anche quando non siamo d'accordo, che Pinto voglia le stesse cose che voglio io”.

  • Dybala RomaGetty Images

    “DYBALA E’ ORO PER NOI”

    Per il secondo anno consecutivo, sarà Paulo Dybala l’uomo di punta della Roma.

    “Quando è arrivato il primo di agosto e la clausola non è stata più esercitabile, ho dormito meglio, lui è di livello altissimo e per noi è oro, non possiamo rinunciare a lui. Quando siamo costretti a farlo perché è infortunato o perché è stanco o è rientrato cotto dalla nazionale, sono guai seri. La sua qualità come giocatore non mi ha sorpreso per niente. È il bambino che mi ha colpito, io dico sempre che quelli bravi, bravi, bravi sono così: umili, rispettosi con i colleghi, io sono passato attraverso tante generazioni, perché alleno come assistente dal '92 e anche da prima, dal '91, e questo ragazzo non è dì questa generazione. È fantastico, ti dico io che è fantastico, la gente conosce il suo potenziale come giocatore, io posso dire che il potenziale come ragazzo non è per niente inferiore”.

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  • IL ‘NO’ ALL’ARABIA SAUDITA

    Lo Special One ha rivelato di aver ricevuto delle offerte dall’Al-Hilal e dall’Al-Ahli.

    “Sì. Prima di andare all'incontro ho informato la proprietà chiarendo che non avevo intenzione di accettare. A casa ho detto esattamente la stessa cosa. Per un lato mi sentivo prigioniero de a parola data ai giocatori a Budapest e ai tifosi dopo lo Spezia, mimando la permanenza. Ma se mi chiedi se non ho accettato soltanto per questo motivo, rispondo di no, non solo per questo”.

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