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Argentina 1978, il Mondiale della Vergogna: Marmelada peruana e desaparecidos

08:06 CET 09/12/22
Mondiale 1978
Nel 1978 il regime di Videla terrorizza il paese, il Mondiale è l'occasione per la propaganda. Contro il Perù accuse e inchieste: 6-0 per la finale.

Il calcio è politica. Per qualcuno si tratta di uno sport, punto. Ma è indubbio che spesso sia più di ventidue giocatori in pantaloncini che corrono per un pallone. Se i campionati nazionali sfociano nella politica non di rado, ma in misura comunque minore, il Mondiale ha sempre portato divisioni e polemiche. Così come unioni per una casa. Si tratta del racconto di popoli, di come le ideologie vengono fuori e i desideri dei piani alti vengano messi in bella, o cattiva, mostra.

Ci sono dei Mondiali che fanno rima con politica, organizzati per mettere in mostra la forza del proprio apparato statale o per dare un'immagine al mondo diversa rispetto a quella letta sui quotidiani, vista in tv, osserva sul web. Basti pensare all'organizzazione del Mondiale 1934 da parte del regime fascista, o - allargando il discorso - alle Olimpiadi del terzo reich due anni dopo.

Nel ventesimo secolo, qualche decennio più tardi, il Mondiale più discusso è stato senza dubbio quello del 1978. Organizzato in terra argentina, all'epoca governata dalla dittatura di Jorge Rafael Videla, l'ultimo torneo di un decennio essenziale come i '70, è passato alla storia per motivi politici e sportivi.

Fino al 1978, l'Argentina non ha mai vinto il Mondiale. Italia, Brasile, Uruguay e Germania sono le grandi potenze del calcio internazionale, mentre l'Albiceleste dopo il secondo posto del 1930 - la prima edizione della Coppa del Mondo - non è più riuscita ad arrivare in finale. L'occasione giusta per cambiare la propria storia arriva con l'organizzazione del torneo, assegnata prima dell'arrivo di Videla nel 1976.

Il' Processo di Riorganizzazione Nazionale' di Videla era arrivato da due anni e il popolo argentino, sconvolto dalla scomparsa di migliaia di desaparecidos, arrestati per motivi politici o per essere accusati di aver compiuto attività anti-governative, non aveva certo voglia di distrarsi con il calcio. La paura per la propria vita e per le proprie famiglie era l'unica cosa. Al pari della rabbia per una dittatura civile-militare in cui l'Argentina era piombata dopo l'arrivo di Videla.

Organizzato con una forte impronta nazionalistica, il Mondiale del 1978 doveva essere la patina di Videla per il mondo. Davanti il torneo festante delle giocate in campo, dietro paura e rabbia. Per Videla l'evento era la massa giusta per placare la popolazione di fronte alle massicce violazioni dei diritti umani. Vincere la Coppa del Mondo avrebbe allontanato le accuse. Di fatto saranno circa 30.000 i desaparecidos, così come migliaia le persone torturate dall'oppressivo regime militare.

La denuncia da parte delle organizzazioni umanitarie rimarrà inascoltatata, così come le proteste in Europa per boicottare il Mondiale, confermato dalla FIFA nonostante l'arrivo del regime di Videla. In giro per il continente molti media si concentrarono solamente sull'evento sportivo, come se in Argentina tutto fosse normale. Come se esistesse solamente il calcio, festa e divertimento.

  • IL SECONDO GIRONE: UNA SOLA IN FINALE

    Inserita nel girone con Francia, Ungheria e Italia, l'Argentina passa la prima fase dei Mondiali come seconda alle spalle degli azzurri. Un compito non semplice per i sudamericani, riusciti comunque a battere due squadre europee su tre, con il k.o contro l'Italia nell'utlima sfida, a qualificazione già ottenuta.

    Il secondo posto del girone A porta alla qualificazione nella seconda fase a gironi, caratteristica del Mondiale argentino 1978 ma non solo, in cui è presente la grande favorita Brasile, prima del gruppo C, al pari del Perù e della Polonia. Anche dalla seconda fase a gruppi il regolamento è lo stesso: le prime due passano, le ultime due vengono eliminate.

    Anche la seconda fase a gironi parte bene per l'Argentina, vittoriosa contro la Polonia grazie a bomber Kempes. Il Brasile supera il Perù ancor più facilmente, per 3-0. Nella seconda giornata è proprio il grande e atteso scontro tra le due squadre sudamericane ad attirare l'interesse, senza però venire ripagato. Uno 0-0 che porterà entrambe a 3 punti, uno in più rispetto alla Polonia, capace di battere il Perù 1-0. Siamo del resto nell'epoca dei due punti a vittoria.

    Tre squadre su quattro possono dunque raggiungere il turno successivo, ovvero la finale. Il Mondiale 1978 è infatti caratterizzato da appena 16 partecipanti, con due fase a gironi e quattro qualificate, due per gruppo, per l'ultima parte del torneo. Brasile e Argentina in testa, ma verdeoro avanti per la miglior differenza reti. La prima del girone vola a Buenos Aires per la finale, la seconda deve accontentarsi della finalina terzo-quarto posto il giorno prima, sempre al Monumental della capitale.

  • VIDELA, KISSINGER E LE GARE IN DIVERSI ORARI

    Le due gare, tra Argentina e Perù e tra Polonia e Brasile non vengono giocate in contemporanea. La FIFA opta per le 16:45 come orario dei verdeoro, quello delle 19:15 per l'Albiceleste. La motivazione? Problemi televisivi e di vendita dei biglietti: La federazione brasiliana ci proverà in tutti i modi a chiedere di far disputare una sfida così delicata allo stesso orario, rispetto alla consuetudine. Sarà infatti solamente dal torneo successivo del 1982 che le sfide decisive verranno disputate contemporaneamente.

    Il Brasile invocava un cambio di orario - nonostante le fasce orarie vennero decise ben prima dell'inizio del Mondiale - evidenziando come l'Argentina avrebbe saputo in anticipo il numero di goal che avrebbe dovuto segnare per passare il turno. Davanti al no della FIFA, il Brasile scenderà in campo alle 16:45, battendo la Polonia per 3-1. La differenza reti è dunque di +5, mentre l'Argentina padrona di casa ha un +2 su cui contare in vista del match contro il Perù.

    Allo Stadio Gigante de Arroyito di Rosario, il calcio d'inizio è fissato per le 19:15 come previsto. Poco prima del fischio d'inizio, nello spogliatoio del Perù arriva un argentino. Insieme ad uno statunitense. Si tratta dello stesso Videla, insieme ad Henry Kissinger, ex segretario di stato degli USA ed uno degli organizzatori dell'Operazione Condor, massiccio piano di politica estera statunitense nel Sudamerica durante gli anni '70. Un incontro in cui il dittatore leggerà un messaggio di un altro 'collega', il peruviano Francisco Morales Bermúdez.

    "Videla e Kissinger prima della partita entrarono nel nostro spogliatoio augurandoci buona partita e ricordando i buoni rapporti tra i nostri paesi..."

    A raccontare l'incontro tra i giocatori peruviani e i due politici furono German Leguia e José Velásquez. Quest'ultimo, allora 24enne in forza all'Alianza Lima, sarà uno dei titolari a centrocampo al pari di Cueto e Quesada. In attacco a sorpresa c'è Cubillas, così come senza preavviso Roberto Rojas esordisce al posto di Toribio Díaz:

    "Il tecnico Calderon ci disse che Quiroga, in quanto argentino, non avrebbe giocato. Quando li vidi nella formazione titolare tutto diventò più chiaro...".

  • VELASQUEZ, L'ACCUSA DI MARMELADA

    Le dichiarazioni di Velasquez scoperchieranno un vaso di Pandora pregno di sospetti sin da quel 22 giugno 1978. Nonostante il Perù parta bene, colpendo una traversa con Muñante e sfiorando il palo con Juan Carlos Oblitas, le possibilità di vedere l'Argentina eliminata cominceranno a sfaldarsi al minuto 21 con la rete del solito Kempes.

    Dall'1-0 dell'Argentina, il Perù non si scioglierà rapidamente, chiudendo la prima frazione solamente sotto 2-0 (Tarantini). Nella ripresa, però, cambia tutto. Di nuovo Kempes, dunque Luque, poi Houseman e ancora Luque per un 6-0 che porterà la squadra guidata dal commissario tecnico Cesar Luis Menotti a qualificarsi alla finalissima ai danni del Brasile.

    Velasquez, sostituito all'intervallo, racconterà nel 2018 a Trome, a trent'anni dalla sfida, come la partita fosse venduta senza se e senza ma. Sei dei suoi compagni parteciparono al biscotto per permettere all'Argentina di approdare in finale: ne nominerà quattro, ovvero il portiere Ramón Quiroga, oltre a Munante, Manzo e Gorriti, quest'ultimo in campo al posto dello stesso Velasquez.

    "Posso solo nominare questi quattro, perché ce ne sono altri due famosi e posso danneggiare le loro carriere. Gente che si è venduta l'onore...".

    Accusati da Velasquez, gli ex compagni di squadra negheranno tutto. Quiroga accuserà il vecchio collega di "mancanza di sanità mentale". Difendendosi: "Non mi sono venduto. Se avessi preso i soldi per tornare indietro, oggi non potrei attraversare Lima e lo faccio senza problemi. Penso ci fossero due goal in fuorigioco, uno di Luque e l'altro, credo, di Tarantini, e l'arbitro, il francese Robert Wurtz, ha guardato dall'altra parte. Poi ho giocato un altro Mondiale e i i tifosi peruviani mi hanno sempre trattato con rispetto. Se avessi voluto perdere, come si diceva, non sarei potuto restare a vivere un altro giorno in questo paese. Tuttavia, vivo qui da più di 40 anni."

    Se Quiroga si è difeso, non ha però escluso stranezze da parte degli altri compagni di squadra: "Manzo non ha fermato niente, né lui né la difesa. Al quarto goal argentino, si è spostato e ha lasciato solo il tiratore". Manzo ha sostenuto che né lui né i suoi compagni di squadra avevano ricevuto denaro, mentre Katia Gorriti, figlia del defunto Gorriti, affermò come le opinioni di Velásquez siano state irrispettose e ingiuste. Avviando un'azione legale nei confronti dell'ex compagno del padre.

    La sfida tra Argentina e Perù passerà alla storia come la Marmelada (Marmelada Peruana, marmellata peruviana), un altro termine per evidenziare il biscotto, termine con cui in Italia è noto l'accordo tra due team per mettere fuori gioco una terza squadra.

    Anni dopo la sfida, vennero scoperti diversi episodi avvenuti dopo la sfida. Come il decreto del regime argentino, che a dieci giorni dalla fine dei Mondiali, pubblicò un decreto "concedendo un credito straordinario a fondo perduto alla Repubblica del Perù". Dal canto suo Videla negherà ogni tipo di accordo: "Non ho tirato fuori un peso dalla tasca".

    Lo storico britannico David Yallop sostiene come Videla ordinò al contrammiraglio Lacoste di occuparsi di organizzare il risultato con la dittatura al potere in Perù, guidata dal generale Bermúdez. Secondo quanto riportato nel suo libro How They Stole the Game, Lacoste contattà tre funzionari che accompagnavano la squadra peruviana offrendo loro una tangente da milioni di dollari e una donazione di 35.000 tonnellate di grano.

  • LA FINALISSIMA

    La finalissima di Buenos Aires è tra Argentina e Olanda. Arbitra l'italiano Sergio Gonella. Scelto per rappresentare l'Italia dopo aver superato il collega Alberto Michelotti, il direttore di gara scomparso nel 2018, dovrà provare a fare i conti con un gioco durissimo da parte della formazione sudamericana. Una situazione difficile da gestire, in un clima teso.

    Gonella andò oltre il tuffo di Luque in area - non trasformato in rigore - ma non vide la famosa gomitata spacca-denti di Passarella nei confronti di Neeskens, che a sua volta fece lo stesso con Tarantini. Insomma, una sfida fisica in cui gli olandesi caddero, portando ad una lotta di quartiere più che ad una partita di calcio.

    Gli interventi irregolari furono continui, ma Gonella non estrasse nemmeno un cartellino rosso. Anche perchè avrebbe creato un precedente: metà dei giocatori in campo, del resto, avrebbero probabilmente meritato l'espulsione per falli oltre ogni limite.

    L'Argentina vincerà la sfida per 3-1, con l'Olanda furiosa. La formazione Orange non rimarrà in campo per la premiazione, parlando di arbitraggio scandaloso da parte di Gonella.

    A proposito di Italia, a quattro anni dalla vittoria dei Mondiali, la Nazionale azzurra verrà eliminata proprio nel girone pre-finale, dalla stessa Olanda, chiudendo al quarto posto, battuta dal Brasile nella finalina. I giocatori azzurri furono testimoni di una Coppa del Mondo quanto mai cupa.

    Proprio Marco Tardelli, eroe di Spagna '82, ha raccontato a LA7:

    "Un Mondiale cupo. Pensavamo a prepararci, abbiamo saputo solo anni dopo che a pochi metri dallo stadio della finale c'era la Mecanica, dove torturavano. Per l'Argentina era un Mondiale per rifarsi l'immagine. Il ct Menotti era di sinistra ma era il migliore, quindi loro hanno lasciato andare dichiarazioni che ha fatto per poter vincere. Non ci siamo accorti di nulla, credo hanno organizzato bene per nascondere tutto".

    All'Huffington Post, invece, Tardelli ha raccontato un aneddoto:

    "Alloggiavamo lontano da Buenos Aires e, ogni volta che uscivamo dal ritiro, eravamo sorvegliati da poliziotti in borghese. Era strano. Ma noi pensavamo solo al calcio, a giocare bene il mondiale. Ricordo, però, un uomo che teneva sulle spalle un bambino durante un allenamento. Tutti si sbracciavano per salutarci. Loro due, invece, rimanevano fermi. Gli unici della folla. Avevano la tristezza negli occhi. Quella fu l'unica volta che, in Argentina, percepii il dolore della gente".

    Quello che l'Argentina dovrà subire fino al 1983. Con una coppa sportiva in bacheca, ottenuta al Monumental di Buenos Aires. Mentre pochi metri più in là, all'Escuela de Mecánica de la Armada, il popolo veniva torturato e ucciso.