Quando si parla di stadi in Messico, ce n'è uno che non ha bisogno di presentazioni. Un gigante di cemento che respira storia, che ha visto generazioni e leggende varcare i suoi cancelli, l'Estadio Ciudad de Mexico, storicamente noto come Estadio Azteca, è molto più di uno stadio: è un santuario del calcio mondiale.
Qui, nel 1970, Pelé ha sollevato la sua terza Coppa del Mondo, consolidando lo status del Brasile come la più grande squadra dell'epoca. Sempre qui, nel 1986, Maradona ha sfidato le leggi del calcio con la Mano di Dio e il più grande gol mai segnato. Due geni, due momenti immortali, un unico palcoscenico.
Ora, a quasi 40 anni di distanza, il colosso - rinnovato, modernizzato, ma ancora magico come sempre - aprirà nuovamente le sue porte al mondo. L'Estadio Ciudad de Mexico sentirà di nuovo il boato dei tifosi, l'eco dei cori, l'emozione di un'intera nazione che batte all'unisono.
Non è un caso che questo tempio torni sotto i riflettori, poiché il suo manto erboso ha assistito ai momenti che hanno definito il gioco moderno. E quando nel 2026 suonerà il fischio d'inizio, non segnerà solo l'inizio di una partita, ma sarà il ricongiungimento del mondo con la storia.
L'Estadio Ciudad de Mexico non ospiterà semplicemente la Coppa del Mondo, ma la vivrà, la respirerà, la rivivrà. Perché ci sono luoghi in cui il calcio viene semplicemente giocato e altri, come questo, in cui il calcio vive per sempre.