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Pirlo ConteGetty Images

La frase di Pirlo a Conte nella sera del primo Scudetto con la Juventus: "Con tutto il rispetto, sono arrivato io"

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A dodici anni di distanza dal primo Scudetto della lunga serie bianconera dopo Calciopoli, viene svelato un simpatico retroscena sulla festa di Trieste.

A raccontarlo è Simone Pepe, in una lunga intervista concessa a 'La Gazzetta dello Sport'. I protagonisti sono Antonio Conte, allora allenatore della Juventus, e Andrea Pirlo ovvero il regista di quel tricolore.

Una battuta, quella di Pirlo a Conte, che racconta come all'inizio i due non si piacessero poi così tanto.

E come poi, insieme, abbiano saputo costruire una macchina quasi perfetta: uno in campo, l'altro dalla panchina.

Ma cosa ha detto Pirlo a Conte la sera del primo Scudetto con la Juventus?

  • "TU VOLEVI INLER"

    “Mister, tu volevi Inler, ma con tutto il rispetto per lui sono arrivato io e ti ho fatto vincere lo Scudetto al primo colpo”, avrebbe detto con tono scherzoso Pirlo a Conte negli spogliatoi del 'Nereo Rocco' di Trieste, stadio in cui si giocò la gara contro il Cagliari che assegnò matematicamente il tricolore alla Juventus.

    "In estate Conte avrebbe voluto Inler, il regista svizzero dell’Udinese, squadra da cui ero arrivato anch’io l’anno prima. La società però scelse Pirlo svincolato dal Milan. Dicevano che fosse mezzo rotto, tutte balle. Andrea ci cambiò il modo di essere e di giocare", ricorda Pepe.

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  • CONTE NON VOLEVA PIRLO?

    Inizialmente, in effetti, Conte non riteneva Pirlo congeniale per il 4-2-4 che aveva in mente.

    Una volta arrivato a Torino, però, il tecnico ha deciso di costruire la sua squadra proprio intorno a Pirlo passando prima al 4-3-3 e poi al 3-5-2, mossa che si è rivelata vincente.

    E ha confermato la grande intelligenza di Conte da allenatore.

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  • I METODI DI ALLENAMENTO

    Nella stessa intervista Pepe ha raccontato anche i metodi da sergente di ferro di Conte fin dal ritiro estivo: "Andammo in tournée in America e mi ricordo allenamenti durissimi negli Usa a 40 gradi e con 95 per cento di umidità. Correvamo in mutande con i calzini e le scarpe. Conte ci spiegò la Juve con la cultura del lavoro. Ci illustrò il concetto base della casa: “Chi c’era prima di noi ha vinto, chi verrà dopo di noi vincerà, quindi adesso dobbiamo vincere noi”. E quell’anno lì dovevamo vincere perché non succedeva da tempo. È stato lo scudetto della resurrezione e della rivincita, due volte bello".

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