Pubblicità
Pubblicità
+18 | Contenuto Commercial | Si applicano Termini e condizioni | Gioca responsabilmente | Principi pubblicazione editorialiADM
Ezequiel Lavezzi ArgentinaGetty Images

L'incubo di Lavezzi: "Depressione e crisi di ansia, avevo toccato il fondo"

Pubblicità

Due anni e mezzo fa Ezequiel Lavezzi finì in prima pagina, ma il calcio non c'entrava.


Il Pocho si era già ritirato, ritrovandosi successivamente in un tunnel dal quale - per fortuna - è riuscito ad uscire.


Il come lo spiega al Corriere della Sera, in un'intervista nella quale l'argentino ripercorre il recente incubo e coglie parallelamente l'occasione per sbandierare una volta di più il proprio amore nei confronti di Napoli e del Napoli.

  • "DEPRESSIONE E CRISI DI ANSIA"

    "Ho attraversato un periodo difficile, ma ora sto bene".


    "Cos'è successo? Un profondo malessere, ho conosciuto l’oscurità. Mi facevo del male. A me e a chi mi stava vicino. Alternavo depressione a crisi di ansia. Non ero mai lucido, la testa piena di pensieri negativi".

  • Pubblicità
  • "AVEVO TOCCATO IL FONDO"

    "Se le voci su di me mi hanno ferito? Sì, ma erano cose che non potevo controllare. Ero l’unico a sapere davvero cosa stessi attraversando. Avevo toccato il fondo, non riuscivo più a vedermi così. Grazie al sostegno di mia moglie e della mia famiglia mi sono affidato a degli psicologi e ad altri specialisti di una clinica. Il mio percorso non è finito. Do un consiglio a chi soffre così: chiedete aiuto".


    "Ripensando a quei mesi cosa provo? Orgoglio per essere riuscito ad accettare e poi ad affrontare le mie fragilità. E anche gratitudine: star così male mi ha cambiato come persona. Sono un uomo più consapevole e maturo. A volte non puoi conoscere la luce senza aver visto il buio".


  • Pubblicità
    Pubblicità
  • "IL MIO SECONDO FIGLIO MI HA AIUTATO A SALVARMI"

    "Il mio secondo figlio è arrivato in un momento difficile della mia vita, mi ha aiutato a salvarmi. Mi sta insegnando un nuovo modo di essere padre".


    "Cosa farò da grande? Voglio essere una persona che non dimentichi quello che ha passato, che riesca ad accogliere la semplicità e che si goda la famiglia. Voglio vivere, ho la fortuna di avere due figli, il dono più grande della vita".

  • TI È PIACIUTA QUESTA STORIA?

    Aggiungi GOAL.com come fonte preferita su Google per vedere più articoli della nostra redazione.

    Segui GOAL su Google
  • "IL CALCIO NON MI MANCA"

    "Il pallone mi manca? No. È stato e sarà sempre il mio migliore amico, ma ora sto bene così".


    "Qualche partita in tv la vedo, ma il calcio ora non è più importante".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • "IL PALLONE MI HA SALVATO"

    "Il ritiro a 34 anni? Ero stanco, sentivo che era arrivato il momento di smettere e volevo farlo quando ancora ero ad alti livelli. È stato un gesto di rispetto nei confronti del calcio. Il pallone mi ha salvato".


    "I miei genitori erano separati, io stavo con mia mamma, che era sempre al lavoro. Passavo il tempo a giocare con gli amici in strada. Nel mio quartiere si spacciava droga, si girava armati. Senza pallone non so dove sarei finito".


    "Dai 13 ai 15 anni, mi misi a fare l’elettricista. Il calcio mi annoiava, come poi mi è capitato altre volte in carriera. Un giorno però giocai una partitella con gli amici e dei procuratori mi notarono e mi proposero di tornare: 'Ma devi iniziare a fare una vita da professionista'. Accettai".

  • "NAPOLI NEL DESTINO, RINUNCIAI AI SOLDI DELL'ATALANTA"

    "Il destino e il sottoscritto hanno voluto Napoli. La prima a volermi è stata l’Atalanta. Era arrivata anche a offrirmi la cifra che avevo chiesto, ma poi si è presentato il Napoli. Per noi argentini era la città di Maradona. Ho rinunciato ai soldi, ma sentivo di dover scegliere l’azzurro".


    "Sono stato travolto dall’affetto e dalla passione dei napoletani. Impari a gestire e apprezzare anche situazioni che non hai mai visto prima: 50 tifosi sotto casa tutte le mattine".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • "POCHO(LO) ERA IL NOME DEL MIO CANE MORTO"

    "Pocho? Era il nome del mio cane morto: si chiamava Pocholo. Abbiamo portato il Napoli in Champions, al tempo era una follia. È stata una storia d’amore incredibile".


  • "IN ITALIA C'È SOLO IL NAPOLI"

    "Mi hanno cercato tutte le big, ma in Italia c’è solo il Napoli per me. Per questo poi ho scelto il PSG".


    "Una bellissima esperienza, si era all’inizio di un progetto che poi si è rivelato vincente. Sono stato bene".


    "Meglio a Parigi che a Napoli? No, niente supererà Napoli. Il posto che più ho amato".

  • Pubblicità
    Pubblicità