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Rabiot Zielinski Milan Inter GFXGOAL

L'impatto di Rabiot, la risalita di Zielinski: certezze da derby per Allegri e Chivu

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Chiamateli pure protagonisti.

Il derby prenota un ruolo di rilievo per Adrien Rabiot e Piotr Zielinski, due che in mezzo al campo per Milan ed Inter stanno facendo la voce grossa.

Il francese cavalcando il feeling con Allegri è diventato subito centrale nel progetto Milan, il polacco - dimenticati gli infortuni - si è ritrovato fornendo ai nerazzurri quel talento atteso fin dal suo arrivo da Napoli.

  • RABIOT AL MAX

    Benissimo alla Juve, alla grande in rossonero: quando Rabiot e Max lavorano spalla a spalla il risultato è eloquente, frutto di una sintonia professionale capace di regalare al transalpino i momenti migliori di una carriera caratterizzata da un'indole non sempre domabile.

    Vedi il caos scoppiato a Marsiglia, da cui Adrien ha traslocato destinazione Milanello ricongiungendosi con colui che può essere definito mentore: "Ha un motore da finale di Champions", ha sentenziato Allegri non troppo tempo fa riguardo il suo pupillo, venendo ricambiato con i fatti.

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  • "VOGLIO IL MIO NOME NELLA STORIA DEL MILAN"

    "L'impatto immediato sul Milan? Me lo aspettavo, sono venuto qui per questo - ha detto Rabiot a Undici - Non sono un giocatore egoista, ma uno che lavora per il gruppo: penso al bene del collettivo, sia in campo che fuori. Personalmente non credo che un giocatore possa cambiare una squadra, ma è vero che può dare un certo tipo di contributo. Penso che con me in campo la squadra sia più concentrata, perché aiuto i ragazzi con la voce, a tenerli sul pezzo, a dare l'esempio, con una corsa in più o una scivolata in più. E questo fa la differenza, perché poi i ragazzi dicono 'ok, se lo fa lui, dobbiamo farlo anche noi'".

    "Ho scelto di interpretare il calcio così: rimanendo molto focalizzato, lasciando perdere ogni distrazione. Sono contento di poter dire di essere un esempio: in campo mi faccio sentire con la voce, arrivo ogni mattina in allenamento con l'obiettivo di migliorare, di fare le cose al massimo, e dopo sto attento alle cure, alle terapie, all'alimentazione, al dormire. Sono tutti aspetti che fanno parte di questa professione: allenarsi bene e riposare bene. Se non ti riposi, se vai in giro, non avrai fatto tutto il possibile. La forza mentale è la cosa che mi rappresenta di più: sento di avere la capacità di stare sul pezzo, la voglia di andare sempre avanti e di fare sempre meglio".

    "Il mister è rimasto sempre lo stesso, forse ora è più sereno. Con lui c'è l'ambizione di far bene, di dare tutto, di allenarsi al cento per cento e di giocare ogni partita come se fosse l'ultima".

    "Voglio continuare a vincere, è per questo che gioco a calcio: per le sfide, per superare i limiti. Voglio scrivere il mio nome nella storia di ogni squadra per cui ho giocato: l'ho fatto al Psg e alla Juventus, al Marsiglia purtroppo non sono riuscito perché sono rimasto soltanto un anno. Adesso lo voglio fare al Milan: è un obiettivo importante per me. E poi penserò alla Coppa del mondo, vincerla è l'obiettivo più bello nella carriera di un calciatore".

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  • I NUMERI DI RABIOT AL MILAN

    Parole unite al rendimento, dicevamo: il Rabiot rossonero fin qui ha messo insieme 4 goal e 5 assist in 23 presenze, frutto della chiave tattica disegnata da Allegri e dell'abito ricamatogli addosso nel 3-5-2 del 'nuovo-vecchio' Milan.

    Mezzala con licenza di inserimento, capace di puntare la porta tra galoppate (è proprio il caso di dirlo, riferendosi alla definizione di cavallo pazzo affibiata da tempo al francese) e capacità balistiche. Chapeau, Adrien.

  • ZIELINSKI IN POLE

    Passiamo a Zielinski, in procinto di agire in un raggio similare a quello dell'avversario del derby di domenica sera. L'ex Napoli al suo arrivo all'Inter ha stentato non poco, complici problemi fisici ad intermittenza deleteri ai fini dell'inserimento nella nuova realtà, affiancati da una continuità d'impiego non garantitagli nell'ultimo scorcio dell'era Inzaghi.

    "Ero in seconda fila? Diciamo che ero in terza fila, non venivo schierato mai, neanche nelle seconde linee", aveva detto Piotr a dicembre. Oggi, è come dimostrano le rinnovate gerarchie, Zielo è balzato decisamente in pole.

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  • IL METODO CHIVU

    "Ho sempre avuto fiducia in me stesso, lo sapevo che potevo far vedere le mie qualità. È stato un anno difficile, a parte gli infortuni. A me è mancata continuità. Avevo davanti grandi campioni, venivano da un grande campionato e poi il mister aveva i suoi titolarissimi. Quest'anno è cambiato un pochino, il mister coinvolge più giocatori, fa credere a tanti altri giocatori che possono fare veramente i titolarissimi e questa è una bella cosa. Abbiamo tanti giocatori di qualità e si vede".

    Parole, sempre risalenti alle feste natalizie, che certificano quanto l'arrivo in panchina di Chivu per Zielinski sia stato un toccasana. L'abilità del rumeno di allargare le scelte e rendere la rosa più profonda dal punto di vista dell'inclusione nel progetto, ha funto da medicina anche per il polacco.

    Nelle 37 presenze messe insieme fin qui, l'ex azzurro ha trovato la via della rete per ben 6 volte offrendo inoltre 2 assist. Ma in primis dimostrando a sé stesso ed al pubblico interista di essere un calciatore ritrovato sotto il profilo atletico, aspetto sbiaditosi negli ultimi tempi per via di panchine e malanni.

  • TUTTOFARE PER CRISTIAN

    L'enorme tecnica, abbinata ad un'intelligenza tattica - che gli ha consentito di diventare ormai un titolare - evidenziata dai movimenti in mezzo al campo, regala a Chivu un pezzo pregiatissimo nel settore nevralgico: mezzala ma anche play se c'è da fare le veci di Calhanoglu, identikit ideale per il 3-5-2 di un'Inter che domenica proverà a sigillare il discorso Scudetto. Milan (e Rabiot), naturalmente, permettendo.

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