"L'impatto immediato sul Milan? Me lo aspettavo, sono venuto qui per questo - ha detto Rabiot a Undici - Non sono un giocatore egoista, ma uno che lavora per il gruppo: penso al bene del collettivo, sia in campo che fuori. Personalmente non credo che un giocatore possa cambiare una squadra, ma è vero che può dare un certo tipo di contributo. Penso che con me in campo la squadra sia più concentrata, perché aiuto i ragazzi con la voce, a tenerli sul pezzo, a dare l'esempio, con una corsa in più o una scivolata in più. E questo fa la differenza, perché poi i ragazzi dicono 'ok, se lo fa lui, dobbiamo farlo anche noi'".
"Ho scelto di interpretare il calcio così: rimanendo molto focalizzato, lasciando perdere ogni distrazione. Sono contento di poter dire di essere un esempio: in campo mi faccio sentire con la voce, arrivo ogni mattina in allenamento con l'obiettivo di migliorare, di fare le cose al massimo, e dopo sto attento alle cure, alle terapie, all'alimentazione, al dormire. Sono tutti aspetti che fanno parte di questa professione: allenarsi bene e riposare bene. Se non ti riposi, se vai in giro, non avrai fatto tutto il possibile. La forza mentale è la cosa che mi rappresenta di più: sento di avere la capacità di stare sul pezzo, la voglia di andare sempre avanti e di fare sempre meglio".
"Il mister è rimasto sempre lo stesso, forse ora è più sereno. Con lui c'è l'ambizione di far bene, di dare tutto, di allenarsi al cento per cento e di giocare ogni partita come se fosse l'ultima".
"Voglio continuare a vincere, è per questo che gioco a calcio: per le sfide, per superare i limiti. Voglio scrivere il mio nome nella storia di ogni squadra per cui ho giocato: l'ho fatto al Psg e alla Juventus, al Marsiglia purtroppo non sono riuscito perché sono rimasto soltanto un anno. Adesso lo voglio fare al Milan: è un obiettivo importante per me. E poi penserò alla Coppa del mondo, vincerla è l'obiettivo più bello nella carriera di un calciatore".