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Leao FonsecaGetty Images

L'equivoco Leão-Fonseca, tra uno status che "non gioca" e scelte tecniche: "Per me è come Loftus-Cheek e Musah"

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Che Rafael Leão parta dalla panchina, ormai, non fa quasi più notizia. O meglio: la fa. Perché è impossibile considerare normale la situazione di colui che dovrebbe essere la stella del Milan, e che, al contrario, deve accontentarsi spesso e volentieri di disputare uno spezzone di partita.

È accaduto anche a Monza, nell'anticipo che sabato sera i rossoneri hanno vinto per 1-0. Senza brillare, ma portando a casa tre punti di vitale importanza dopo il ko di qualche giorno prima contro il Napoli. Decisivo Reijnders, tornato in grande stile dopo la squalifica che lo ha costretto a saltare il big match con la capolista.

Lui sì è imprescindibile per Paulo Fonseca; Leão, evidentemente, no. E anche dopo la partita dello U-Power Stadium, se mai ce ne fosse stato il bisogno, il tecnico portoghese lo ha fatto capire a chiare lettere.

  • COME LOFTUS-CHEEK E MUSAH

    Nella conferenza stampa post Monza-Milan, ovviamente, a Fonseca è stato chiesto anche di Leão. Perché se tre indizi fanno una prova, lo stesso discorso vale dopo tre panchine. Ma l'ex giallorosso ha voluto piazzare i classici puntini sulle i.

    "Leão è un giocatore che l'allenatore ha deciso di lasciare in panchina all'inizio. Come Loftus-Cheek, come Musah. È un caso quando un giocatore sta in panchina? Mi sembra sia una cosa normale. Deve esserlo. Per me non c'è nessun caso, nessun conflitto. È l'opzione di un allenatore".

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  • "LO STATUS NON GIOCA"

    Al che, un altro giornalista presente in sala stampa ha fatto notare un concetto piuttosto ovvio a Fonseca: ma lo status di Leão non può essere lo stesso di Loftus-Cheek e Musah. E dunque è normale che un calciatore così faccia notizia quando va in panchina per tre volte di fila.

    La risposta del tecnico? Eccola:

    "Lo status non gioca. Il giocatore non si chiama "status", si chiama Leão o Musah. Io scelgo in funzione di ciò di cui penso la squadra abbia bisogno".

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  • IL PENSIERO DI FONSECA

    Eccolo qui, riassunto in poche parole, il pensiero di Fonseca. Leão è come Loftus-Cheek. Leão è come Musah. La stella della squadra trattata come i gregari. Qualcuno sarà d'accordo, molti evidentemente no, ma l'allenatore ha preso una strada e non ha intenzione di abbandonarla.

    La soluzione all'inghippo? Dipende da Leão, non da Fonseca. È il calciatore a dover dare molto di più, per riconquistare una maglia da titolare che in questo momento si è visto scivolare via dalle dita. Sfruttare la chance quando gli viene concessa, entrare col fuoco dentro quando parte dalla panchina, trovare quella costanza di rendimento che continua a mancargli, migliorare i propri numeri. Essere campione reale, non solo potenziale. Storia nota: se ne parla da anni.

    In caso contrario, le panchine aumenteranno in maniera proporzionale così come i titoli di giornale e le domande dei giornalisti a Fonseca. Il quale continuerà a rispondere come sta facendo: che lo status non va in campo, che Leão è come Loftus-Cheek e Musah. E quindi può benissimo non giocare, se l'allenatore lo riterrà opportuno.

  • E COL REAL MADRID?

    La curiosità di capire che cosa accadrà ora è amplificata dal nome del prossimo avversario dei rossoneri: il Real Madrid. Il Real dell'ex Carlo Ancelotti, di Vinicius Junior, di Kylian Mbappé, di Jude Bellingham. A proposito di status.

    "Io devo pensare non solo a questa partita, abbiamo poi una partita importante contro il Real e devo gestire la squadra" - ha detto Fonseca prima del fischio d'inizio di Monza-Milan, giustificando ancora una volta la scelta di lasciare Leão in panchina - Non voglio entrare nei dettagli. Oggi penso che questa sia la squadra giusta per giocare contro il Monza, pensando anche alla partita contro il Real Madrid”.

    Lo spiraglio di una titolarità di Leão a Madrid nasce proprio da qui: da un desiderio di Fonseca di risparmiare il connazionale per averlo nelle condizioni migliori martedì sera. Solo che poi lo stesso allenatore ha espresso un concetto totalmente diverso in conferenza. Ed è questo a far sì che la presenza dall'inizio della teorica stella del Milan sia a rischio anche al Bernabeu.

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