L'ex centrocampista è diventato il tecnico del Toro nell'estate del 2021, dopo essersi fatto apprezzare al Verona con un nono e un decimo posto nel mini-ciclo alla guida dell'Hellas.
Il 3-4-2-1, marchio di fabbrica del croato, viene scelto da Urbano Cairo per dare slancio al progetto granata: risultato? Due decimi posti e una nona piazza, all'insegna del 'bene ma non benissimo' e di un'incostanza di rendimento che ha impedito ai piemontesi di sferrare un concreto assalto alla zona Coppe.
Che Juric avrebbe lasciato la panchina del Torino al termine della scorsa stagione, lo si era capito dalle dichiarazioni rilasciate a febbraio:
"Sinceramente vi dico: se non vado in Europa cosa rimango a fare? Sarebbe facile fare un altro contratto di tre anni, poi magari essere esonerato dopo un mese, stare a casa e prendere i soldi comunque. Io invece punto alla grandezza del Toro, non voglio vivacchiare. Se non vado in Europa però non ho fatto quello che dovevo fare".
"Dentro di me ho sempre pensato, se non vado in Europa che ci faccio? Solo che compiere il salto di qualità è dura".
"La mia presenza qui non è per prendere soldi. Se non ottengo quello che la piazza si aspetta, quello che io mi sono prefissato, che Vagnati, Moretti e il presidente si sono prefissati, allora cosa rimango a fare? Se non ottengo questo obiettivo la mia presenza qui non ha senso, venga un altro con lo spirito giusto per portare il Toro in Europa".
Il Torino alla fine in Europa non è andato e Juric a giugno ha risolto, defilandosi fino alla chiamata giunta da Trigoria a metà settembre.