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Insigne, Ghoulam, Koulibaly e Mertens senza Scudetto: Napoli campione dopo l'addio dei senatori

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Undici anni (escludendo le giovanili) per Lorenzo Insigne, otto e mezzo per Faouzi Ghoulam, otto per Kalidou Koulibaly, nove per Dries Mertens. Al primo tentativo senza i suoi senatori, il Napoli ha centrato quello Scudetto che i pilastri dell'ultimo ciclo avevano accarezzato e tanto inseguito.

Ironia del destino, incastri di mercato e scelte che hanno portato le parti a separarsi dopo tante stagioni ricche d'amore reciproco e gioie ma anche di amarezze, come quella di un tricolore che l'algerino, l'ex capitano, KK e 'Ciro' non sono mai riusciti a regalare e regalarsi.

  • Insigne NapoliGetty Images

    INSIGNE

    Un napoletano capitano del Napoli: sogno più bello, per chi tifa la squadra della propria terra, non poteva esserci. La crescita di Lorenzo è stata progressiva, maturità tattica e risultati lo hanno portato a guadagnarsi la fascia e a rappresentare da capofila gli azzurri in Italia e in Europa a testa alta, alimentando un'escalation ricca d'orgoglio. I passi mossi nel vivaio, i prestiti a Cava, Foggia e Pescara, il rientro in pianta stabile alla base per dimostrare che Insigne, nel Napoli, poteva starci e diventarne un perno.

    La voglia di prendersi la piazza ed ergersi a simbolo spesso lo ha tradito a livello emotivo, con pressioni rivelatesi eccessive per un'indole passionale che, attraverso chilometri percorsi, belle giocate e lacrime seguite a mancati successi, per la maglia azzurra ha sempre dimostrato amore ed attaccamento.

    L'emblema è proprio il tricolore, inseguito a più riprese e sfiorato nel 2018 sotto la guida del 'Comandante' Sarri: Insigne di quel Napoli champagne è stato titolare, certezza e pedina chiave in un calcio che ha incantato mezzo mondo e fatto sognare il popolo partenopeo.

    Scudetto mai arrivato, alti e bassi che si sono susseguiti, poi la mancata intesa sul rinnovo che ha portato Lorenzo a emigrare e voltare radicalmente pagina accettando la maxi-offerta di Toronto, dove stile di vita e mood calcistico appaiono agli antipodi rispetto al Bel Paese.

    Ciclo esaurito senza Scudetto sul petto, un cruccio probabilmente reso ancor più grande nel vedere Kvara e Osimhen riuscire in ciò che l'ex capitano e i fedelissimi di tante 'battaglie' - pur dando sempre tutto per Napoli e per il Napoli - non hanno centrato.

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  • Ghoulam NapoliGetty Images

    GHOULAM

    Una marea di infortuni, un calvario che gli ha impedito di spiccare definitivamente il volo nel momento migliore: Faouzi Ghoulam a Napoli si è ambientato a meraviglia e si è preso l'affetto dei tifosi (tutt'oggi contraccambiato) attraverso prestazioni di qualità, ma i guai fisici lo hanno frenato proprio quando il mancino stava toccando il cielo con un dito.

    Sfortuna a dismisura per Ghoulam, passato da padrone incontrastato della fascia sinistra ad ospite fisso dell'infermeria. Un gran peccato, perché parliamo di uno che lo Scudetto lo avrebbe meritato anche solo per l'approccio con cui si è saputo far apprezzare dal popolo azzurro, basato su un mix tra equilibrio e fame di successo.

    Ed invece ci ritroviamo a raccontare altro, con l'ex Saint-Etienne - attualmente all'Angers - condizionato dall'infinita sequela di problemi al ginocchio e muscolari da cui è poi scaturito l'addio al termine della scorsa stagione.

    Lanciato in pianta stabile da Benitez, punto cardine del Napoli di Sarri, ai margini nelle gestioni Ancelotti, Gattuso e Spalletti alla luce di una condizione fisica mai più tornata quella dei tempi migliori ed una serie di ricadute - sia lievi che gravi - a rallentarne la risalita.

    Il campionato sfumato nel 2018 rimarrà per sempre una chimera, ma Ghoulam il segno lo ha ugualmente lasciato: azzerare sgroppate, cross e giocate di qualità, facendo prevalere nella mente i mesi recenti trascorsi ai box, non renderebbe giustizia ad un potenziale top player del ruolo la cui ascesa è stata frenata esclusivamente dalla malasorte.

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  • Koulibaly NapoliGetty Images

    KOULIBALY

    Totem della difesa, icona dello spogliatoio, volto pulito e leale a rappresentare squadra e città in giro per il mondo. Kalidou Koulibaly a Napoli ha lasciato un'impronta tangibile e permanente, non solo sul prato verde di Castel Volturno e Fuorigrotta ma anche nella testa e nel cuore dei tifosi.

    Tanti i picchi raggiunti dal senegalese durante le 8 stagioni in Campania, troppe le partite in cui è apparso insuperabile al cospetto degli avversari, esponenziali i progressi mostrati tra il 2014 e il 2022: gli allenatori cambiavano ma KK era sempre lì a comandare la retroguardia a tutela di un progetto e di un sogno che, vuoi per demeriti collettivi, vuoi per sfortuna ed incastri mancati, non è stato coronato.

    L'aereo preso in estate per Londra, destinazione Stamford Bridge, ha sancito lo stop ad una love story ad ogni modo indissolubile, un mosaico bellissimo nel quale però è mancato il tassello che tutti (Kalidou compreso) si auguravano di collocare: quello tricolore, quello cromaticamente più vivo e che ti riempie d'orgoglio. Soprattutto a Napoli.

    E pensare che Kalidou, cinque anni orsono, per lo Scudetto 'ci aveva messo la testa': l goal vittoria allo Stadium nella tana della Juve sembrava aver dipinto il campionato d'azzurro, invece è andata come squadra e tifosi speravano non finisse. Titolo a Madama e Sarri-band a bocca asciutta, coi successivi tentativi del 26 e dei suoi compagni risultati vani.

    Al primo colpo, dopo quelli sparati a salve dal Napoli di Koulibaly, i partenopei hanno fatto bingo senza una delle sue colonne più amate: Kalidou ha ritenuto giusto riciclare gli stimoli e tagliare il cordone che ormai lo legava a Partenope a doppia/tripla mandata, scegliendo il Chelsea per dare impulso alle ambizioni di una carriera che, avendo superato la soglia dei 30, non può offrirgli più troppe stagioni per restare al top.

    Il campo ha dato ragione a De Laurentiis e in un certo senso 'sconfessato' la sliding doors di KK, ritrovatosi nel caos londinese tra cambi allenatore, nuova proprietà e scellerati ribaltoni di mercato che hanno portato in dote un'annata horror sia a livello collettivo che individuale, coinvolgendo nel marasma anche l'ex pilastro azzurro.

    Oltremanica Koulibaly di tempo per rifarsi ne avrà, ma agli atti rimane quel sogno Scudetto rincorso e mai realizzato che, vedendo le scene di giubilo vissute a Napoli, qualche rammarico non può non lasciarlo.

  • Mertens NapoliGetty Images

    MERTENS

    Leggi Mertens e dici storia. Dries, dei senatori, è colui che con Napoli ha vissuto l'amore più forte. Una chimica naturale che in pochi immaginavano, fosse solo perché parliamo di un belga che invece, alla lunga, si è rivelato essere uno 'scugnizzo' mancato.

    Topscorer assoluto nella storia del club, sorrisi, goal capolavoro, magie, una città che lo ha adottato e con cui è nata una full immersion immediata. Il figlio chiamato Ciro, il panorama di Palazzo Donn'Anna, l'impegno nel sociale: Mertens è stato adottato da questa città. Ecco perché il non aver festeggiato lo Scudetto con chi lo ha venerato e coccolato - c'è da scommetterci - di amaro ne lascia parecchio.

    Da Napoli ad Istanbul la scorsa estate dopo il mancato rinnovo, una firma mai arrivata che ha rappresentato il capolinea di una liaison magica su cui è mancata la ciliegina più prelibata: il presente si chiama Galatasaray, ma spesso la mente torna inevitabilmente al 'Maradona'.

    'Ciro' ci ha provato, ha lottato, ci ha messo la faccia anche nei momenti difficili, è apparso leader senza perdere mai solarità, fiducia e quel volto da bravo guaglione col fuoco dentro: 9 anni bellissimi fatti di sogni, speranze ed un obiettivo diventato a tratti ossessione che il Napoli, senza il belga, ha centrato subito dopo il suo addio.

    Il posto nella storia nessuno glielo leverà mai, lo Scudetto diventato miraggio non ridimensiona la portata del trinomio Mertens-squadra-città, ma fornisce l'assist per qualche rimpianto legato a ciò che poteva essere e non è stato.

    Dries starà esultando, sarà emozionato, si godrà la fiesta partenopea e sprizzerà gioia da tutti i pori, sentendosi integrato nel delirio. E una parte di lui, magari, si domanderà come sarebbe stato vivere tutto ciò in prima fila restando almeno un'altra stagione sotto al Vesuvio: magico e speciale 'Ciro', ma tanto lo sai.

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