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Roma InterGetty Images

Il dominio dell'Inter: negli scontri diretti è una sentenza assoluta

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L'Inter ha vinto. E dov'è la novità? Non c'è. Altro successo, altro messaggio chiarissimo a un campionato che, ormai, sembra avere tatuati sulla pelle il nero e l'azzurro.

ROMA-INTER 2-4: CRONACA, TABELLINO E PAGELLE DELLA GARA

Il 4-2 dell'Olimpico contro la Roma di Daniele De Rossi, alla prima sconfitta dopo un en plein di tre vittorie di fila, è emblematico di tutto. Dello strapotere nerazzurro, di una classifica sempre più delineata in vetta, della distanza che sembra intercorrere tra la squadra di Simone Inzaghi e tutte le altre.

Ma il poker è emblematico anche della distanza con le concorrenti. O presunte tali, considerando che i nerazzurri non stanno avendo rivali nella corsa al titolo. Un ruolino di marcia negli scontri diretti che, fin qui, sta facendo la differenza.

  • UN PERCORSO QUASI IMMACOLATO

    Non sono solo le 19 vittorie nelle prime 23 giornate di Serie A a delineare i tratti della dittatura: è anche e soprattutto il rendimento contro le altre grandi del campionato. Quasi perfetto, pressoché immacolato.

    Prendendo in considerazione Juventus, Milan, Napoli, Roma, Lazio e Atalanta, ovvero le squadre maggiormente accreditate alla vigilia a un ingresso in Europa, l'Inter ha disputato 8 scontri diretti. Non ne ha perso nessuno, e anzi, ne ha vinto 7 e pareggiato uno: quello dell'Allianz Stadium contro la Juventus.

    Vogliamo metterci anche la Supercoppa Italiana? Bene: vittoria (nettissima) in semifinale contro la Lazio, vittoria anche in finale contro il Napoli. Totale: 9 vittorie e un pareggio in 10 partite. Un dominio. Appunto.

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  • Inter Juventus esultanzaGetty

    VITTORIE DIVERSE

    Il bello è che l'Inter ha vinto praticamente in tutti i modi: stordendo l'avversario, come nel caso del derby contro il Milan clamorosamente vinto per 5-1 a settembre, ma anche risalendo la china di una situazione delicatissima, come questa sera all'Olimpico.

    Si è imposta anche soffrendo, sì: è successo questo contro la Juventus, una settimana fa. Anche se in quell'occasione i nerazzurri, nonostante un risultato striminzito, hanno complessivamente confermato la propria superiorità sui bianconeri, poco pericolosi durante tutto l'arco del Derby d'Italia.

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  • GLI UNICI PASSI FALSI

    Ironia della sorte, gli unici veri passi falsi dell'Inter sono avvenuti contro avversarie di rango inferiore. A settembre il Sassuolo di Domenico Berardi ha espugnato San Siro, confermandosi bestia nera (o neroverde) della capolista: una serata storta, semplicemente, perché subito dopo il mondo ha ripreso a girare nel verso più prevedibile.

    C'è poi il mezzo stop del Ferraris contro il Genoa. Mezzo? Sì, mezzo. Perché la squadra di Alberto Gilardino si è dimostrata tra le realtà più interessanti del campionato, mettendo i bastoni tra le ruote a Napoli, Juventus e Roma e perdendo solo nel finale, e tra mille polemiche, contro il Milan.

  • LA ROMA, INVECE...

    La parte oscura della luna è rappresentata dalla Roma, che proprio non riesce a imporsi contro avversari di livello pari o superiore. Se l'Inter ha conquistato 22 dei 24 punti disponibili negli scontri diretti, quelli dei giallorossi sono appena 5: vittoria contro il Napoli, pareggi contro Atalanta e Lazio, poi solo sconfitte contro Milan (due volte), Juventus e Inter (due volte). Un trend che neppure Daniele De Rossi, dopo José Mourinho, è riuscito a invertire.

    "Contro squadre forti ci sta che perdi - diceva il tecnico giallorosso alla vigilia - L'Inter è forte, il Milan è forte, la Juventus sta tornando a essere forte. Prima poi toccherà a noi fare una grande partita. Dobbiamo avere la consapevolezza di essere tornati la squadra che queste partite qui le vinceva parecchio. Problema di testa? Parliamo di giocatori che hanno giocato col Manchester United, che hanno vinto un Europeo... sarebbe offensivo parlare di problemi di testa".

    Appuntamento rimandato. La Roma ha tenuto testa all'Inter, ha sognato il colpaccio, ma ha perso. Di nuovo. E De Rossi, alla fine, non ha sorriso: "Io sono figlio di Luciano Spalletti: nessun complimento quando si perde. Se si è felici dopo una sconfitta si imbocca la strada della mediocrità".

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