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Il Como in Serie A: 13 stagioni e un 6° posto all'esordio nel 1949/50

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Il Como di Cesc Fabregas, classificandosi al 2° posto del campionato di Serie B 2023/24, ha conquistatola promozione diretta in Serie A, tornando nel massimo campionato 21 anni dopo l'ultima volta.

I lariani vantano una lunga storia e sono una delle provinciali storiche del massimo campionato. Complessivamente hanno militato in Serie A per 13 stagioni, conquistando come miglior risultato un 6° posto in coabitazione con il Torino nell'anno dell'esordio, il 1949/50.

Nel percorso dei lombardi nella massima serie, figura anche una storica semifinale di Coppa Italia datata 1985/86. In 426 partite totali in A hanno raccolto 183 sconfitte, 134 pareggi e 109 vittorie.

Fra i giocatori di prestigio che hanno difeso la maglia all'epoca azzurra in Serie A figurano fra gli italiani Paolo Rossi, Stefano Borgonovo, Marco Simone, Pietro Vierchowod e Gianfranco Matteoli, mentre fra gli stranieri il tedesco Hansi Müller, lo svedese Dan Corneliusson, l'argentino Claudio Borghi e il brasiliano Luiz Milton.

  • LA PRIMA VOLTA E IL 6° POSTO DA MATRICOLA NEL 1949/50

    Dopo la prima storica promozione dalla B alla A nel 1948/49, la vittoria del torneo cadetto porta i lariani nel massimo campionato nella stagione 1949/50. La squadra del presidente Carlo Songia, guidata dal tecnico fiumano Mario Varglien, noto anche come Varglien I ed ex leggenda della Juventus, si distingue da subito come matricola terribile.

    Il Como, trascinato dal grande entusiasmo dei tifosi, debutta l'11 settembre 1949 al Sinigaglia contro il Palermo, e batte 1-0 i siciliani grazie a un gol di Stua e al rigore parato da Cardani al rosanero Vycpálek. Alla 2ª giornata, la settimana dopo, il derby regionale con il Milan a San Siro si conclude in parità, 1-1.

    Proprio dal Palermo arriva in autunno il cecoslovacco Janos Chawko, il primo straniero del Como in Serie A, che collezionerà solo 5 presenze. Durante la stagione nasce e si consolida il "mito" dell'italianità della squadra, che i tifosi accolgono in campo al grido di "Forza Italia!".

    A distinguersi in campo, infatti, sono soprattutto gli attaccanti MarioStua, Vittorio Ghiandi, Ercole Rabitti, Carlo Maesani e Alceo Lipizer, pur in una squadra che non segna molto, e i difensori Alfredo Travia e FrancoPedroni, pilastri dell'unica squadra del massimo campionato quasi integralmente italiana.

    L'etichetta di formazione dalla forte italianità resterà nel corso degli anni e sarà più volte rivendicata con orgoglio dai tifosi: in occasione del derby di ritorno contro il Milan, questi esporranno al Sinigaglia un cartello passato alla storia: "Milan - stati uniti d'Europa - contro Como - Italia".

    Per tutto il girone di andata del campionato 1949/50 i lariani sono la squadra rivelazione. La prima sconfitta arriva alla 5ª giornata contro il Torino campione d'Italia, ma i lariani riescono persino a imporre il pari per 2-2 alla Juventus, futura campione d'Italia, il 30 ottobre. Fra dicembre e febbraio si registra però un calo, che porta la neopromossa a ridosso della zona retrocessione.

    Ma con appena 2 sconfitte, a fronte di 8 vittorie e 3 pareggi nelle ultime 13 gare, i lombardi sono protagonisti di uno straordinario rush finale che li porta a concludere la loro prima stagione in Serie A al 6° posto, a pari merito con il Torino campione d'Italia uscente, con 41 punti (2 per vittoria) e un cammino di 15 vittorie, 11 pareggi e 12 sconfitte. È il miglior risultato di sempre della società lariana.

    Fra le vittorie spicca l'exploit dell'Arena Civica nel derby contro l'Inter del 14 maggio 1950, con i nerazzurri sconfitti 1-2 (gol di Rabitti e Ghiandi a vanificare il punto finale di Nyers), che resterà anche l'unico per il club nel massimo campionato. Brillante anche il bilancio negli 8 derby lombardi disputati, oltre che con Milan e Inter, con Atalanta e Pro Patria: 4 vittorie, 2 pareggi e 2 sconfitte, entrambe rimediate in casa con le due milanesi. Fra i giocatori si distingue il bomber Vittorio Ghiandi, che segna 18 goal in 35 partite.

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  • GLI ANNI CINQUANTA E IL RITORNO IN B

    Dopo la stagione d'esordio nella massima serie, il Como resta in Serie A all'inizio degli anni Cinquanta per altre tre stagioni consecutive. Nel 1950/51Mario Varglien è confermato alla guida della squadra dopo il brillante risultato dell'anno precedente.

    La squadra lariana sfiora il piazzamento dell'anno precedente, classificandosi all'8° posto con 40 punti, e si toglie nel corso della stagione diverse soddisfazioni: il 5 novembre 1950 pareggia 2-2 in casa con il Milan del Gre-No-Li, che si sarebbe poi laureato campione d'Italia (autorete di Foglia e rigore di Lipizer per la provinciale) e il 28 gennaio 1951 sconfigge al Senigallia l'Inter di Benito Lorenzi per 3-1 (reti di Pedroni, Ghiandi e Turconi) nel derby lombardo di ritorno con i nerazzurri milanesi.

    Ma l'impresa più grande è aver sconfitto per ben 2 volte nella stessa stagione la Juventus scudettata: 1-0 con autorete di Boniforti nel match di andata davanti ai propri tifosi il 19 novembre 1950, addirittura 0-3 al Comunale nella sfida di ritorno del 1° aprile 1951 (autorete Manente e doppietta del bomber Ghiandi). I migliori marcatori della squadra a fine stagione sono Benito Meroni ed Ercole Rabitti con 11 goal a testa.

    Nell'estate del 1951 Varglien I lascia la panchina, e al suo posto è ingaggiato come tecnico Alfredo Mazzoni. La stagione 1951/52 è decisamente meno esaltante delle precedenti, tanto che alla 22ª giornata la squadra lombarda si ritrova penultima in classifica assieme alla Triestina con soli 15 punti e la società decide di cambiare allenatore. Al posto di Mazzoni accorre al capezzale dei lariani l'ungherese Robert Winkler, che lavora bene e riesce a fine anno a conquistare la salvezza, chiudendo in 12ª posizione con 34 punti assieme ad Atalanta, Udinese e Torino. Il bomber è Giuseppe Baldini con 13 goal.

    L'idillio fra il Como e la Serie A si spezza nella stagione 1952/53. Il club conferma in panchina Winkler, alla luce dell'obiettivo raggiunto nell'anno precedente, coadiuvato da Martini, ma dopo il girone di andata i lombardi sono ultimi con appena 10 punti assieme al Novara. Si cambia nuovamente guida tecnica, con l'esonero di Winkler e l'arrivo di Luigi Bonizzoni. Con quest'ultimo i lariani si risollevano ma non abbastanza per conquistare la salvezza: chiudono penultimi a quota 27 punti, a 3 lunghezze dal tandem formato da Triestina e Palermo, e retrocedono in Serie B assieme ai piemontesi. I più prolifici di una stagione globalmente negativa sono Giuseppe Baldini e Vittorio Ghiandi con 6 reti ciascuno.

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  • LA STAGIONE 1975/76 E L'IMMEDIATA DISCESA IN B

    Retrocesso in Serie B, il Como naviga fra la seconda e la terza Serie fino alla stagione 1974/75, che è quella della seconda storica promozione in Serie A.

    Il giovane gioiello Marco Tardelli, che allora gioca da terzino, e ha contribuito al ritorno nel massimo campionato dopo 22 anni, viene ceduto alla Juventus, che manda in riva al Lago un altro giovane talento, un certo Paolo Rossi. Via anche l'altra stella, Pippo Marchioro.

    Rossi ha solo 19 anni ma una grande tecnica e gioca da ala destra. A chi lo guarda in azione dà l'impressione di avere le stimmate del campione ma ha già avuto diversi problemi alle ginocchia, che ne hanno ridotto di molto l'utilizzo nei primi anni bianconeri.

    Con il Como debutta in Serie A il 9 novembre 1975 nella sconfitta esterna col Perugia per 2-0, subentrando al 65' al posto del suo omonimo Renzo Rossi, ma i due tecnici che si succedono nell'arco della stagione, dapprima Beniamino Cancian fino alla 12ª giornata, poi il promettente Osvaldo Bagnoli dalla 13ª fino al termine della stagione, preferiranno la sua alternativa. Il futuro 'Pablito' fatica a ritagliarsi spazio e a fine anno totalizza appena 6 presenze, di cui una sola da titolare (0-1 con la Fiorentina al Comunale il 14 dicembre 1975) e altri 4 spezzoni di gara oltre al match del debutto.

    Anche la stagione dei lombardi si rivela da subito problematica. Bagnoli ne prende le redini dopo la sconfitta per 1-0 col Cagliari, senza riuscire a condurre la nave in porto. A fine anno il Como è penultimo con 21 punti e retrocede subito in Serie B. Il miglior realizzatore è Alessandro Scanziani con 6 goal.

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  • GLI ANNI OTTANTA E IL COMO NELL'ELITE DEL CALCIO ITALIANO

    Gli anni più belli e positivi nella storia del Como sono sicuramente gli anni Ottanta. Nel 1979/80 i lariani del presidente Mario Beretta, guidati in panchina da Pippo Marchioro, con il capitano Adriano Lombardi a condurre le operazioni in mezzo al campo, e due giovani, Pietro Vierchowod in difesa e Aldo Serena in attacco, vincono la Serie B e conquistano la Serie A per la terza volta nella loro storia. Per Marchioro, passato alla panchina, è la seconda promozione consecutiva con i lombardi, portati dalla Serie C alla Serie A.

    Per la società lombarda inizia una decade fortunata, che la porterà ad entrare stabilmente nell'elite del calcio italiano. Il Dna, dato da quel grande scopritore di talenti che è stato Mino Favini, è sempre lo stesso: una squadra che punta sui giovani talenti ed è disposta a lanciarli, dando filo da torcere alle big e provando a mantenere la massima categoria.

    La squadra lariana chiude la sesta stagione della sua storia in Serie A (1980/81) al 13° posto finale con 25 punti, gli stessi di Ascoli, Avellino, Brescia e Udinese. A retrocedere in B assieme a Pistoiese e Perugia, staccate da tempo, è la Leonessa, non senza polemiche, penalizzata dalla differenza reti negli scontri diretti.

    I Lariani festeggiano invece la permanenza in Serie A e mancano di un soffio la conquista della Mitropa Cup: tre squadre, fra cui quella lombarda, chiudono in vetta il girone finale con 7 punti, ma stavolta la differenza reti penalizza la squadra di Marchioro, che termina terza dietro agli cecoslovacchi del Tatan Presov e agli ungheresi del Csepel FC. In campionato il miglior realizzatore è Marco Nicoletti con 6 reti, mentre ad imporsi all'attenzione mediatica è Vierchowod, che, acquistato dalla Roma, sarà poi ceduto in prestito alla Fiorentina.

    La partenza del gioiello difensivo si fa sentire e nel 1981/82 il Como non riesce a conquistare la Serie A per il terzo anno consecutivo. I suoi potenziali sostituti, Alessio Tendi e l'austriaco Hans Dieter Mirnegg (secondo straniero in A della storia dei lombardi) fanno rimpiangere lo Zar. Non va meglio all'attacco, dove il bomber Nicoletti ha le polveri bagnate.

    Dopo 3 anni e mezzo Marchioro viene esonerato dopo la 14ª giornata successivamente al pareggio con il Cesena (1-1) e al suo posto è promosso alla guida della Prima squadra Gianni Seghedoni, il tecnico della Primavera. In inverno l'acquisto dell'ex Milan, Egidio Calloni, non dà i risultati sperati. Dopo un girone di andata disastroso, chiuso all'ultimo posto con 8 punti e una sola vittoria, contro il Cagliari, per 2-1 alla 9ª giornata, nel girone di ritorno non bastano gli exploit contro il Milan (2-0 al Senigallia il 21 marzo 1982) e il Cesena (2-1 in casa alla penultima giornata) per difendere la categoria.

    La sconfitta per 2-0 al Sant'Elia il 28 marzo 1982 costa infatti ai lariani la retrocessione matematica in Serie Bcon 6 giornate di anticipo sulla fine del torneo a 16 squadre. La stagione resta nella storia del club come la peggiore nel massimo campionato, in virtù dei record negativi stabiliti: il Como chiude infatti in ultima posizione con 17 punti, il peggior attacco (18 goal segnati), peggior difesa (42 reti subite), peggior differenza reti (-24) e maggior numero di sconfitte (16). Marco Nicoletti, il miglior realizzatore, segna appena 4 goal.

    Il lato positivo è costituito però dall'affacciarsi in prima squadra di molti giovani, che faranno le fortune della società negli anni a venire. Dopo una promozione sfiorata l'anno seguente (lombardi terzi e sconfitti ai playoff dal Catania), il nuovo presidente Benito Gattei costruisce una squadra giovane e forte che nel 1983/84, guidata da Tarcisio Burgnich, si piazza 2ª in Serie B e ottiene la quarta promozione in Serie A della sua storia.

    Iniziano così gli anni più felici della storia del Como, in grado di restare in Serie A per 5 anni di fila, dal 1984 al 1989. In panchina si alternano diversi allenatori, tutti con la loro impronta di gioco: Ottavio Bianchi, Emiliano Mondonico, Rino Marchesi e Aldo Agroppi, ma preservando sempre la caratterizzazione giovanile suo marchio di fabbrica.

    Nel 1984/85, con Bianchi allenatore, vengono presi due nuovi stranieri: l'attaccante svedese Dan Corneliusson dallo Stoccarda e il fantasista tedesco-occidentale Hansi Müller, reduce da un'annata tribolata all'Inter. A portarli in riva al Lago è il D.s. Sandro Vitali. Sulle maglie compare l'iconico sponsor "Mita", società che produceva fotocopiatrici e che aveva esordito sulle maglie dei lariani l'anno precedente in Serie B. Dopo tre pareggi iniziali, e la sconfitta contro il Napoli di Maradona, alla 5ª giornata arriva la prima vittoria interna sull'Udinese per 2-0. Il Como chiude il girone di andata in perfetto equilibrio: 7° posto in classifica assieme a Juventus e Atalanta con 15 punti frutto di 5 vittorie, 5 pareggi e 5 sconfitte.

    Nonostante i due stranieri non soddisfino le grandi aspettative, emergono diversi talenti: il regista di centrocampo Gianfranco Matteoli, il suo collega di reparto Luca Fusi, il portiere Giuliano Giuliani, il jolly Giovanni Invernizzi e gli arcigni difensori Antonio Tempestilli e Pasquale Bruno. Dopo un calo all'inizio del girone di ritorno, la salvezza è raggiunta con tre giornate di anticipo il 28 aprile grazie ad un pareggio per 0-0 in casa con il Torino, nonostante il miglior realizzatore della squadra, Moreno Morbiducci, abbia realizzato appena 3 goal. Il Como chiude 11° con 25 punti e stabilisce anche un record tuttora imbattuto nella Serie A a girone unico: quello del minor numero di reti subite in casa, appena 2 (come il Milan 1968/69).

    Nel 1985/86 si alternano in panchina Roberto Clagluna (fino all'11° turno) e Rino Marchesi, che prende la guida tecnica alla 12ª giornata e conduce i lariani ad un'altra salvezza. Il ritorno del giovane centravanti Stefano Borgonovo è decisivo:salutato il deludente Müller, la coppia composta dall'italiano e dallo svedese Corneliusson, che riscatta la deludente prima annata, funziona. Borgonovo va in doppia cifra (10 goal), l'ex Stoccarda ne segna 7. Le partenze del portiere Giuliani e di Matteoli sono bilanciate dagli arrivi del fenomenale Dirceu e dell'estremo difensore Mario Paradisi.

    I lariani dopo un'inizio preoccupante (4 sconfitte e 3 pareggi) superano l'Avellino all'8ª giornata e dopo l'avvicendamento in panchina conseguente alla pesante sconfitta all'Arena Garibaldi con il Pisa (4-1) si rialzano e non si fermano più. Battono in casa, fra le altre, l'Inter di Mariolino Corso (1-0 con goal di Borgonovo), il Verona campione d'Italia (1-0 con rete di Corneliusson) e la Roma che ha appena perso lo Scudetto (1-0 con rete sempre di Corneliusson). Chiudono così sorprendentemente noni con 29 punti. Fra i giovani si mette in luce il talentuoso Egidio Notaristefano. Ad impreziosire una stagione da sogno il raggiungimento delle semifinali di Coppa Italia dopo aver eliminato Juventus e Verona.

    Contro la Sampdoria i lariani pareggiano 1-1 a Genova, e conducono 2-1 nei tempi supplementari nella sfida di ritorno al Senigallia (goal di Albiero e Borgonovo), ma un oggetto lanciato dagli spalti, che colpisce e ferisce l'arbitro Giancarlo Redini, dopo un rigore fischiato in favore degli ospiti, determina la sospensione e l'assegnazione dello 0-2 a tavolino in favore dei blucerchiati, che si qualificano così in finale.

    Il 1986/87 è così il terzo anno consecutivo per i lombardi nel massimo campionato. L'allenatore è Emiliano Mondonico, che può contare su una rosa consolidata e, come al solito, su giovani di prospettiva. I problemi fisici del bomber Borgonovo costringono il nuovo tecnico a cercare alternative: brilla così Salvatore Giunta, autore di 4 reti, mentre è di nuovo scadente il contributo di Corneliusson (1 solo goal e poche presenze), anche lui alle prese con guai fisici. La forza è la solidità difensiva: la squadra chiude ancora al 9° posto con 26 punti e appena 20 goal subiti, seconda miglior difesa del torneo dietro l'Inter (17).

    In Prima squadra si affacciano due giovani talenti di belle speranze, lanciati come sempre da Favini: l'attaccante Marco Simone e il centrocampista offensivo Oreste Didonè. Se il primo rispetterà le attese, la carriera del secondo, falcidiata dagli infortuni, sarà molto al di sotto delle premesse iniziali. Fra i titolari hanno un ruolo importante l'ala destra Enrico Mattei e il mediano e capitano Giancarlo Centi.

    L'epopea dei lariani in Serie A prosegue per la quarta stagione di fila nel 1987/88, iniziata sotto la conduzione tecnica di Aldo Agroppi. La squadra, che in difesa perde Pasquale Bruno, ceduto alla Juventus, ma trova "Tarzan" Enrico Annoni, e la (sulla carta) stella argentina Claudio Borghi, girata dal Milan, ha un avvio complicato che la vede piombare a gennaio in zona retrocessione dopo il k.o. di Pescara che costa la panchina ad Agroppi. Al suo posto è richiamato Burgnich, che serra le fila dei suoi e con 15 punti conquistati nel girone di ritorno, dopo gli appena 10 raccolti nel girone di andata, conduce ancora una volta la nave comasca in porto.

    Il 15 maggio 1988 il pareggio per 1-1 al Senigallia con il Milan nell'ultima giornata consegna ai lariani la certezza della permanenza in Serie A e ai rossoneri di Sacchi lo Scudetto.

    Nonostante i problemi fisici di Borgonovo, e il flop di Borghi (7 presenze) è decisivo il pieno recupero di Corneliusson, miglior marcatore stagionale dei lariani in campionato con 6 reti. I lombardi si piazzano all'11° posto con 25 punti, uno in più del retrocesso Pescara, del Pisa e dell'Ascoli ed ottengono il diritto a giocare in Serie A anche nel 1988/89, anno in cui il massimo campionato passa a 18 squadre.

    La società, punta su Rino Marchesi, che, ceduto Borgonovo alla Fiorentina per comporre una stellare coppia d'attacco con Roberto Baggio, lancia stabilmente in Prima squadra Marco Simone al centro del reparto offensivo, sostenuto dal solito Corneliusson e alle loro spalle il (presunto) grande acquisto estivo, il brasiliano Luiz Milton, prelevato dal Coritiba per 3 miliardi di Lire, e medaglia d'argento con il Brasile olimpico a Seul. La partenza lascia ben sperare, perché la squadra raccoglie 12 punti nelle prime 14 giornate ed è nona assieme alla Lazio.

    Ma da lì in avanti qualcosa si intoppa, e dopo aver chiuso terzultimo con 13 punti assieme a Bologna, Lecce e Pisa il girone di andata, il Como raccoglie appena 9 punti nelle 17 gare del girone di ritorno, scivolando mestamente all'ultimo posto in classifica, dove chiude con 22 punti e retrocede in Serie B. Inutile l'avvicendamento in panchina dalla 25ª giornata, con Angelo Pereni al posto di Marchesi. Non bastano ai lariani i goal di Simone, miglior realizzatore dei suoi con 6 centri.

    Si chiudono così gli anni d'oro del Como, capace di militare in Serie A per 5 anni consecutivi, e inizia un periodo buio per il club lombardo, che retrocede rapidamente in Serie C1 nella stagione successiva.

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  • L'ULTIMO ACUTO: LA FALLIMENTARE STAGIONE 2002/03

    Dagli anni Novanta del secolo scorso fino agli anni dieci del nuovo millennio il Como ha ballato fra Serie B e Serie D, con un'unica eccezione ad inizio anni Duemila.

    Dal 2000 al 2002, infatti, la squadra lariana, sotto la presidenza di Enrico Preziosi, e la conduzione tecnica di Loris Dominissini, ottiene una doppia promozione che la riporta dalla Serie C1 alla Serie A.

    Il ritorno nel massimo campionato, dopo 13 anni, non è però molto fortunato. La società commette l'errore di smantellare la squadra protagonista dell'ascesa, in particolare di cedere il bomber Luis Oliveira, optando per un ampio turnover di giocatori d'esperienza. Ci sono fra gli altri Fabrizio Ferron in porta, Benoit Cauet e Fabio Pecchia a centrocampo, Nicola Amoruso, Daniel Fonseca, Denis Godeas, e poi, da gennaio, al suo posto, Nicola Caccia, in attacco.

    I risultati non le daranno ragione. Dopo 11 giornate, la sconfitta per 3-0 a Perugia costa l'esonero a Dominissini: al suo posto arriva Eugenio Fascetti. Dopo un girone d'andata all'ultimo posto con appena 7 punti e un rendimento disastroso, la prima vittoria arriva contro la Roma (2-0) alla 18ª giornata sul neutro di Piacenza. Nonostante l'esperienza del tecnico viareggino, e un miglioramento generale delle prestazioni, culminato in un eclatante 5-1 in casa sul Bologna, il Como di Preziosi chiude la sua prima e finora unica stagione di Serie A nell'era dei 3 punti a vittoria, nonché ultima nel massimo campionato, al penultimo posto con 24 punti e retrocede subito in Serie B.

    Seguono l'addio di Preziosi e anni bui, con il fallimento nel 2005 e la rinascita come Calcio Como. Il resto è cronaca recente degli anni Venti del nuovo millennio: la nuova proprietà indonesiana, Cesc Fabregas che guida i lariani in Serie A, e l'ambiziosa "provinciale" pronta a scrivere nuove pagine della sua storia e di quella del calcio italiano.