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Brescia fansGetty Images

Il Brescia rischia di fallire: il tentativo della sindaca Castelletti per salvare il club, chiesto a tre società di rilevare il titolo

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Sono giorni davvero decisivi per il futuro del Brescia dopo le ultime vicende che portano il club a rischiare di ripartire dall'Eccellenza.

Il presidente del Brescia, Massimo Cellino, non ha adempito alle scadenze per l'iscrizione a un campionato professionistico e quindi al versamento di 3 milioni di euro entro il 6 giugno.

Una scelta che quindi può portare a cancellare 114 anni di storia e che ovviamente sta lasciando tutta la città a bocca aperta per il futuro che si prospetta.

C'è però uno scenario diverso che prevede una sorta di fusione con un'altra società. E a portare avanti questo tentativo è la sindaca di Brescia, Laura Castelletti.

  • LA DECISIONE DI CELLINO

    A meno di clamorosi ribaltoni, Cellino non pagherà gli stipendi, non rispetterà la scadenza odierna del pagamento degli emolumenti ai dipendenti e dei relativi contributi necessaria per l’iscrizione al prossimo campionato (da perfezionare poi il 24 giugno con una fideiussione).

    Un mancato versamento di 3 milioni di euro che quindi cambierà il futuro del club, con il presidente che non ha più intenzione di aspettare potenziali compratori.

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  • LA NOTA DEL COMUNE

    "Alla luce delle informazioni attualmente disponibili, le trattative tra la proprietà e potenziali investitori, nelle quali l’Amministrazione comunale non poteva avere un ruolo attivo, sembrano irrimediabilmente in stallo. Quindi, in assenza di segnali che facciano presagire il rispetto degli adempimenti richiesti, il Comune ha deciso di intervenire per provare a tutelare la continuità del calcio a Brescia e il valore sportivo, sociale e identitario che esso rappresenta. Nel caso in cui il Brescia Calcio non dovesse ottenere la licenza per la prossima stagione, verrà formalizzata una comunicazione ufficiale da parte degli organi competenti, peraltro non prima del 26 giugno, che ne attesterà l’esclusione dal campionato. Senza attendere la scadenza per le inevitabili decisioni degli organi federali, l’Amministrazione comunale si è messa subito al lavoro come facilitatore istituzionale in questa fase esplorativa, con la volontà di tutelare gli interessi della comunità sportiva bresciana e si è resa disponibile a sostenere, con gli strumenti che le sono propri, un percorso condiviso che salvaguardi l’identità calcistica di Brescia, nella legalità, nella trasparenza e con spirito costruttivo. A tal fine, intende avviare un’interlocuzione con una (o più di una) società sportiva già esistente, attualmente iscritta al campionato di Serie C, con sede nel territorio provinciale. La sindaca ha già attivato contatti con i rappresentanti di FeralpiSalò, Lumezzane e Ospitaletto – rispettivamente Giuseppe Pasini, Lodovico Camozzi e Giuseppe Taini – per sondare la disponibilità ad avviare un tavolo di confronto con il Comune".

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  • LA POSSIBILE "FUSIONE"

    Come specificato nella nota del comune di Brescia, il tentativo di salvare il club passa dalla necessità che un'altra società rilevi il titolo del club lombardo. La sindaca di Brescia, Laura Castelletti, ha convocato tre club professionistici per cercare di trovare un accordo e far rilevare a uno di loro il titolo sportivo. 

    Tra questi, la Feralpisalò ha già chiuso le porte a questa opportunità mentre l'Ospitaletto ha confermato l'incontro, senza però fornire ulteriori dettagli.

  • LA PROTESTA DEI TIFOSI

    In merito a questo scenario, è arrivata una presa di posizione da parte di una parte del tifo più caldo del Brescia: "Nessuna fusione! Lottiamo per il nostro nome!". In questo momento così tragico, la visione peggiore per "salvare" la storia della nostra amata Leonessa sarebbe proprio legata alla fusione con altri Club. Chissenefrega dei 114 anni di storia del Brescia, già compromessi neglli ultimi dieci anni da retrocessioni, ripescaggi, fallimenti evitati per un soffio, fallimenti effettivi, che, evidentemente, non sono serviti a rinsavire certe menti occulte. Chissenefrega, pi, della storia della altre società bresciane, considerate "piccole", nonostante abbiano da insegnare in quanto programmazione e professionalità".

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