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Hall of Fame Platini 16 9GOAL

Hall of Fame vol. IX - Michel Platini, il re che consacrò la Juventus e portò la Francia fra i grandi

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Michel Platini è da considerare senza dubbio come uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Regista, assist man, goleador: Platini è stato un calciatore totale, capace di lasciare un'impronta indelebile sul calcio mondiale, fra la fine degli anni 70 e la metà degli anni 80. 

Platini è stato il numero 10 perfetto, incarnando al 100% l'essenza che quel numero di maglia ha rappresentato e rappresenta. 

La carriera di Platini vive su tre step: l'ascesa e le vittorie in Francia con il Saint Etienne, il dominio in Italia e in Europa con la Juventus, i successi con la maglia della Francia, il tutto condito da tre Palloni d'Oro consecutivi. 

Platini è stato un centrocampista in grado di segnare più goal di un attaccante, o se preferite un attaccante che arretrava a impostare l'azione e a dettare i tempi di gioco come il più grande dei playmaker.   

  • ORIGINI ITALIANE, CARATTERE FRANCESE

    Le origini di Platini sono in Italia: la famiglia paterna arriva dal Piemonte, da Agrate Conturbia, centro abitato curiosamente distante pochi chilometri da Barengo, paese d'origine di Giampiero Boniperti, il suo presidente alla Juventus; l'origine della famiglia della madre di Platini invece è la provincia di Belluno, in Veneto. 

    La tenacia e la concretezza della provincia italiana si sposano perfettamente con il milieu nel quale Platini nasce, a Joeuf, nella regione di Meurthe e Mosella nel nord est della Francia. Siamo vicini al Belgio e al Lussemburgo, in quelle terre di confine tra Francia e Germania teatro di vicende storiche e guerre. 

    Lì il giovane Michel nasce, cresce e muove i primi passi calcistici, prima nell'AS Joeuf e poi nel Nancy, prima del salto nel grande calcio, nel Saint-Etienne e soprattuto nella Juventus. 

    All'apice della carriera, il Platini campione assoluto aggiunge, alla concretezza delle origini, le bollicine di champagne di un calcio votato all'attacco e alla ricerca della bellezza del gesto tecnico, oltre che all'efficacia e alla voglia di vincere. 

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  • LA CARRIERA IN FRANCIA

    Ricordiamola per sommi capi, quindi, la straordinaria carriera di Platini. Michel, nato a Joeuf il 21 giugno del 1955 da emigranti italiani, gioca la prima parte della sua carriera nel Nancy, con un bilancio di 215 partite e 127 reti fra il 1972 e il 1979, vincendo un campionato di seconda divisione e una Coppa di Francia. 

    Dal Nancy, Platini passa a quella che è la squadra francese più forte dell'epoca: il Saint-Étienne. Con i verdi, Platini gioca 145 gare e segna 82 goal fra il 1978 e il 1982, laureandosi campione di Francia nel 1981.  

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  • LE VITTORIE IN ITALIA E IN EUROPA

    Di Platini si innamora calcisticamente Gianni Agnelli, proprietario della Juventus e della Fiat, che lo vuole assolutamente per la sua squadra, dominante in Italia ma a secco di vittorie in Europa, a parte la storica Coppa Uefa della Juve tutta italiana del 1977. 

    L'Avvocato Agnelli regala Platini a Giampiero Boniperti, che deve dare il benservito a Liam Brady e affiancare Platini a Zibì Boniek e ai sei campioni del Mondo italiani di Spagna 82: Dino Zoff, Claudio Gentile, Antonio Cabrini, Gaetano Scirea, Marco Tardelli e Paolo Rossi. A Torino, dopo un rodaggio di qualche mese, Platini ingrana la quinta e non si ferma più, per quella che sarà una vera e propria epopea. In cinque anni con la Juventus, il numero 10 conquista due Scudetti, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa Intercontinentale, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Uefa. 

    Gioca 224 partite in bianconero, realizzando 104 reti. La classe di Platini si abbina alla perfezione alla concretezza di Giovanni Trapattoni, il suo allenatore alla Juventus, e alla capacità di vincere del blocco italiano di quella Juve. 

    Il francese diventa il perno della squadra e la porta a un livello superiore, continuando a vincere in Italia e iniziando a mietere successi anche in Europa, consacrando la Vecchia Signora a livello internazionale. Platini segna in tutti i modi: su punizione, su rigore, di testa, di destro e di sinistro, di potenza e di precisione, di astuzia e di classe.  

  • GLI ANNI DEL RE

    In particolare, sono le prime tre stagioni alla Juventus quelle del dominio di Platini sul calcio italiano ed europeo. In quello che è, in quel periodo, il campionato di gran lunga più bello e più difficile del Mondo, Platini conquista per tre volte di fila la classifica dei cannonieri della Serie A

    Platini, che è il classico numero 10 (regista di centrocampo con propensione offensiva), regna sia a centrocampo che in zona goal, facendo più reti di tutti in un torneo nel quale giocano calciatori come Diego Armando Maradona, Zico e Karl-Heinz Rummenigge

    Il rendimento e i goal di Platini consentono a Le Roi di vincere per tre volte il Pallone d'Oro di France Football e di mettere così il suo sigillo sul calcio internazionale. Le Roi tocca il suo apice nel 1984: Scudetto e Coppa delle Coppe con la Juventus, capocannoniere della Serie A e Pallone d'Oro, Europei vinti con la Francia, con il titolo di miglior marcatore del torneo con il record (tutt'ora ineguagliato) di 9 goal in una singola fase finale. 

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  • LA NAZIONALE

    Parallelamente alla strepitosa carriera con i club, Platini contribuisce in maniera determinante al cambiamento di status della nazionale francese, che da comprimaria diventa protagonista con il terzo posto ai Mondiali del 1982 e del 1986 e, soprattutto, con il titolo di campione d'Europa nel 1984. Euro 84 è l'Europeo di Platini, che guida Le Bleu al successo a suon di record: cinque vittorie in cinque partite e, come detto, 9 goal segnati. Nel girone, la Francia inizia battendo la Danimarca per 1-0, con goal di Platini

    Poi i Galletti superano il Belgio 5-0 (doppietta di Platini) e la Jugoslavia 3-2 (tripletta di Platini nella sua Saint-Etienne). In semifinale, l'ostacolo più duro: la Francia va ai supplementari con il Portogallo e, a sei minuti dal termine, è sotto 2-1. 

    Al 114' e 119' Platini realizza la fantastica doppietta che porta la squadra di Michel Hidalgo in finale. Nell'atto conclusivo, la Francia supera per 2-0 la Spagna, con Platini che sblocca il risultato su punizione. È grande festa al Parco dei Principi, con capitan Platini che solleva la coppa del primo grande successo internazionale della Francia.

  • FRA I PIU' GRANDI

    In senso assoluto, Maradona è stato più grande di Platini, e si gioca il titolo simbolico di miglior calciatore della storia con Pelé e Lionel Messi. 

    Ma ci sono tre anni, quelli fra il 1982 e il 1985, nei quali Michel Platini è il più forte, il più efficace, il più grande, facendo meglio di tutti sia in Europa che in Serie A, che in quell'epoca è il campionato più importante del pianeta, e consacrandosi come uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi.

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  • IL PERSONAGGIO

    Oltre alla grandezza in campo, Platini è iconico anche per la classe disarmante e dissacrante con la quale prende le distanze dalle vicende ordinarie del calcio, con l'umorismo e la grandeur di un vero re

    Passando in rassegna le sue frasi più celebri, vediamo l'essenza del suo carattere: "Ho cominciato a giocare nella squadra più forte della Lorena, continuato nella squadra più forte di Francia, e finito nella più forte del mondo"; "Platini, ma lei fuma nell’intervallo di una partita?, gli dice Agnelli, e Platini risponde: "Avvocato, l’importante è che non fumi Bonini, è lui quello che deve correre!"; "La vita è un gioco e va giocata sapendo che si può perdere. Ma che senso ha non giocarla?". 

    Citazione per citazione, c'è una frase di Gianni Agnelli che ben rappresenta il calcio di Platini: "Platini l'abbiamo comprato per un tozzo di pane, poi lui ci ha messo sopra il foie gras".

  • LA TRAGEDIA E L'ADDIO

    Ci sono due momenti bui nella carriera di Platini. A livello sportivo, la sconfitta più dolorosa è quella contro l'Amburgo, nella finale della Coppa dei Campioni del 1983: la Juventus, favoritissima alla vigilia, perde per 1-0, e Platini gioca malissimo. 

    Dal punto di vista umano, il momento più drammatico è la notte dell'Heysel, nel 1985, quando prima della finale di Coppa dei Campioni vinta dalla Juventus sul Liverpool perdono la vita in modo tragico 39 persone. 

    Per Michel è la fine del calcio vissuto come gioco e come divertimento, due anni prima di appendere gli scarpini al chiodo, a soli 32 anni nel 1987: "L’importante è essere sempre sinceri con se stessi. Io sul campo non ce la facevo più. Perciò ho lasciato".  

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