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20230607 Guardiola Inzaghi(C)Getty Images

Guardiola esalta gli italiani: "Spalletti, Sarri, De Zerbi, Pioli begli esempi", ma non cita Inzaghi e Allegri

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Pep Guardiola giornalista per un giorno. Il tecnico del Manchester City ha scritto un articolo per 'La Gazzetta dello Sport'.

L'occasione è quella di un ricordo del Milan di Arrigo Sacchi, ovvero il suo modello principale da allenatore.

Alcuni passaggi dell'articolo di Guardiola però sono sicuramente destinati a fare discutere.

In particolare l'assenza di due nomi: Simone Inzaghi e Massimiliano Allegri. Ma cosa ha scritto Guardiola?

  • SACCHI ESEMPIO

    Guardiola, come detto, parte dell'esaltazione del calcio proposto dal Milan di Sacchi: "Fino al suo arrivo nel mondo del calcio, l’idea comunemente radicata del calcio italiano nel mondo era: tutti indietro e Dio davanti. Per questo la svolta di Arrigo è contro-culturale. Il suo calcio doveva essere attrattivo, ma anche vincente. E lo è stato... Il suo metodo, al di là dei titoli, è stato studiato da tanti, tantissimi allenatori, me compreso. E quando questo accade significa che hai lasciato qualcosa di molto particolare: la gestione della fase difensiva,il fuorigioco, l’impostazione di una squadra proiettata quaranta metri avanti rispetto a tutte le altre. Era un sistema davvero innovativo".

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  • COMPLIMENTI A SARRI, SPALLETTI E PIOLI

    Il tecnico del City fa poi i nomi di alcuni allenatori italiani che, a suo dire, stanno seguendo la strada del bel calcio: "Gli scudetti recenti di Milan e Napoli sono stati vinti grazie all’organizzazione, a una filosofia di gioco attraverso la quale i singoli calciatori sul campo si muovono “con la squadra, per la squadra, a tutto campo e a tutto tempo”, per citare alla lettera Arrigo. Se penso a Spalletti, a Sarri, a De Zerbi che sta facendo un lavoro eccezionale qui in Inghilterra, ma anche all’aggressività, al pressing alto e ai movimenti che ha fatto vedere Pioli, ci sono tanti begli esempi che fanno pensare a un futuro luminoso".

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  • VINCERE NON È L'UNICA COSA CHE CONTA

    Pep Guardiola sottolinea ancora una volta come per lui vincere non sia l'unica cosa che conta, anzi: "Il mio Manchester City ha alzato l’ultima Champions League, e tutti ovviamente ci elogiano. Ma potevamo anche perdere... Io credo che sia importante arrivarci, lottare per essere sempre competitivi..., Noi allenatori abbiamo il dovere di far capire ai ragazzi che non si è bravi solo se si vince. Nella vita son più frequenti le sconfitte che le vittorie... L’importante è trovare qualcosa che ci appassioni, un mestiere da amare, e farlo al meglio delle nostre possibilità. So che Arrigo sarebbe d’accordo. Se si vince, meglio. Se si perde, si riprova. La vita ti dà sempre una nuova opportunità, domani".

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  • LE ASSENZE DI ALLEGRI E SIMONE INZAGHI

    Tra gli allenatori citati da Guardiola come buoni esempi spiccano le assenze di Massimiliano Allegri e soprattutto Simone Inzaghi.

    Il tecnico dell'Inter, d'altronde, ormai da tempo è nel mirino di Arrigo Sacchi che giudica il suo calcio poco 'europeo' e troppo legato alle prestazioni dei singoli. Una linea che, forse, condivide anche Guardiola.

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