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Golazo - La rivincita del secondo Crespo: con lui il San Paolo sta superando il caos

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Valdanito è cresciuto. E oggi è un allenatore rispettato, nonostante una carriera che qualche saliscendi lo ha vissuto. Soprattutto, Hernan Crespo ha un pregio: non farsi abbattere dalle difficoltà. Proprio come faceva in campo, sospinto da quello stile - di gioco, di vita - così forte e diretto.

Crespo, oggi, allena il San Paolo. Ha accettato di (ri)farlo nel mezzo a una turbolenza senza precedenti, è tornato dopo una prima esperienza complessivamente poco positiva, è cresciuto, si è guadagnato la fiducia e la stima dell’ambiente. Sotto la sua guida il Tricolor paulista ha inaspettatamente ritrovato la retta via e ora inizia a coltivare qualche sogno in più rispetto a un inizio di 2026 quasi terrificante.

È l’ennesimo tentativo di rinascita sportiva di ex centravanti grande, grandissimo. Che però, forse, ha vissuto una seconda vita in panchina non del tutto corrispondente a quel che si sarebbe immaginato all’inizio. Ma il tempo c’è ancora.

  • DALL'INFERNO AL CIELO

    Gennaio è stato un mese particolarmente negativo per il San Paolo, già reduce da un 2025 senza successi e con troppe delusioni. Lucas Moura e compagni si sono ritrovati addirittura a sguazzare nelle ultime posizioni del Paulistão, il torneo dello Stato di San Paolo. La sconfitta contro la bestia nera Mirassol ha rappresentato il fondo, toccato senza un apparente segnale di reazione.

    A febbraio qualcosa è cambiato. Il San Paolo è rinato a livello di gioco e di risultati. Crea di più, calcia di più, a tratti diverte e soprattutto vince: nel Paulistão è in piena corsa per la qualificazione alla fase a eliminazione diretta e nel Brasileirão ha vinto due partite su tre e pareggiato la terza. Al Morumbi è caduto anche il Flamengo, campione in carica sia del campionato che della Libertadores. A metà settimana il 2-0 sul Gremio è stato netto e convincente.

    “Le cose su cui lavoro sono quelle alla mia portata - ha detto Crespo alla stampa dopo la partita - Per me, vittoria o sconfitta vengono trattate allo stesso modo. Cerco di individuare cosa si può migliorare, di valorizzare gli aspetti positivi e di trasmettere tranquillità, senza concentrarmi solo sul risultato, pur conoscendone l'importanza. Questa è la realtà del calcio. Devo anche guardare al funzionamento del gruppo, alle persone e ai giocatori, che vivono situazioni fuori dal campo che spesso passano inosservate. È necessario monitorare, aiutare e comprendere questi momenti”.

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  • IL CAOS SOCIETARIO

    Crespo ha dovuto lavorare in condizioni improbe nelle ultime settimane. A gennaio il presidente del San Paolo, Julio Casares, si è dimesso per evitare un’accusa di impeachment in seguito a uno scandalo scoppiato all’interno del club, con conseguenze evidenti sugli equilibri societari e di squadra.

    Le indagini sono iniziate in seguito a una segnalazione anonima, portando all'apertura di un'inchiesta su prelievi di denaro e possibili reati come associazione a delinquere, appropriazione indebita e furto aggravato. I primi due prelievi, per un totale di 600.000 reais, sarebbero stati effettuati da un ex dipendente del club e quelli successivi tramite una società di trasporto valori. Secondo il club tutto è stato contabilizzato. Ciò non ha però impedito allo scandalo di espandersi a macchia d’olio e coinvolgere il già contestatissimo presidente Casares: anche un conto cointestato al massimo dirigente e alla moglie è finito sotto la lente d’ingrandimento.

    Alla fine Casares è stato costretto a rassegnare le dimissioni per sfuggire all’impeachment. Il suo posto è stato preso verso la fine di gennaio dall’ex vicepresidente Harry Massis, che manterrà la carica fino alla fine del 2026 in attesa delle nuove elezioni.

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  • RIVINCITA

    Quando Crespo è tornato al San Paolo, ovvero ad agosto dello scorso anno, lo scandalo in seno al club ancora non era scoppiato. Ma la tensione nell’ambiente era palpabile. Dopo un clamoroso ko per 6-0 in casa del Fluminense, alla fine di novembre, l’ex Bayern Luiz Gustavo ha sparato a zero contro la disorganizzazione della dirigenza dando vita a uno sfogo memorabile.

    In tutto questo, l’argentino è riuscito in qualche modo a riportare ordine e serenità. E dire che il suo ricordo, al Morumbi, non era particolarmente positivo. Perché sì, Crespo il San Paolo lo aveva già allenato: ne era stato la guida tecnica per otto mesi nel 2021, iniziando nel migliore dei modi ma crollando vertiginosamente nel corso della stagione, fino a un esonero divenuto inevitabile.

    A metà di quell’anno, Crespo ha regalato al San Paolo un trionfo nel Paulistão per nulla banale. In rosa c’era anche Dani Alves, che se ne sarebbe andato poco dopo. Il club, campione di tutto sia all’inizio degli anni novanta che a metà dei duemila, non conquistava rigorosamente nulla a livello di prima squadra da quasi un decennio. Ma tutto è passato in secondo piano dopo le eliminazioni dalla Copa Libertadores, per mano dei rivali statali del Palmeiras, e della Copa do Brasil.

    Quattro anni più tardi, il San Paolo ha deciso di affidarsi nuovamente nelle mani di un Crespo più maturo, più cosciente di sé. L’ex attaccante del Parma e di tante altre ha preso il posto del connazionale Luis Zubeldia. Ha traballato per diversi mesi, poi finalmente ha trovato stabilità.

  • ARGENTINA, BRASILE, QATAR, EMIRATI

    La carriera da allenatore di Crespo, iniziata senza squilli tra Modena e Banfield dopo la Primavera del Parma, era decollata in maniera clamorosa al Defensa y Justicia. Sotto la guida del Valdanito, il piccolo club di Florencio Varela aveva conquistato una storica Copa Sudamericana nel 2020, battendo in una finale tutta argentina il Lanus.

    Proprio lì Hernan aveva conquistato il San Paolo, deciso nel portarlo in Brasile. Ma la prima avventura al Morumbi, come detto, si era rivelata piena di luci e ombre. Idem in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti, rispettivamente all’Al Duhail e all’Al Ain: nel primo caso ha vinto il campionato, nel secondo addirittura la Champions League asiatica, ma in entrambi i casi ha chiuso con un esonero.

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  • Sao Paulo v Gremio - Brasileirao 2026Getty Images Sport

    LUCAS MOURA E GLI ALTRI

    Il giocatore più conosciuto del San Paolo è Lucas Moura: l’ex PSG e Tottenham compirà 34 anni ad agosto, spesso gioca dall’inizio e a volte no, ma nell’ultima settimana ha trovato le sue prime reti stagionali andando a segno contro il Primavera e il Gremio, rispettivamente nel Paulistão e nel Brasileirão.

    Il faro del centrocampo è l’ex laziale Marcos Antonio, rimasto a San Paolo nonostante la corte del Flamengo. Davanti è tornato l’argentino Jonathan Calleri, ex Boca Juniors, out per otto mesi nel 2025 dopo la rottura del crociato. Sta diventando una sorta di bandiera anche il mancino Luciano, altro attaccante, qui dal 2020. In rosa altre vecchie conoscenze come Luiz Gustavo, ma anche Rafael Toloi e l’ex interista Cedric Soares, a far da contraltare alla freschezza di Maik, terzino-prospetto.

    Così Crespo sta tentando di riorganizzare il San Paolo in mezzo alla tempesta, così sta trasformando il caos in un’occasione di rivincita. Dopo essere tornato in Brasile, ha detto di sentirsi “migliore di prima” e di avere “più strumenti da offrire a un gruppo”. Ma anche di “non avere una formula magica”. Non è così, in effetti, che si sta facendo valere: è con la stessa cultura del lavoro e la stessa serietà che aveva da calciatore.

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