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Locatelli Gatti Chiesa ItalyGetty Images

Gli esclusi di Spalletti: da Gatti a Locatelli, da Chiesa a Politano, chi può riprendersi l'Italia?

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Porte aperte, porte socchiuse, porte quasi chiuse. Porte sbarrate magari no, perché il calcio come la vita può riservare sorprese dietro l'angolo, ma è innegabile come certi calciatori esclusi dalle ultime tornate di convocazioni decise da Luciano Spalletti abbiano minori possibilità di tornare concretamente a far parte del giro azzurro.

L'Italia che affronta Belgio e Israele per la terza e quarta giornata dei gironi di Nations League, e che è reduce da un eccellente settembre in cui ha battuto la Francia e gli stessi israeliani, è davvero l'Italia di Spalletti. Ovvero un gruppo giovane su cui quest'ultimo ha intenzione di lavorare per un intero biennio. Obiettivo: i Mondiali del 2026. Più che un obiettivo “un obbligo”, come ha sottolineato lo stesso ct mercoledì.

Per questo Spalletti cercherà di modificare il meno possibile il gruppo attuale. Affinché, appunto, di vero gruppo si tratti. Al contempo, però, alcuni tagliati eccellenti non perdono le speranze di rientrare in corsa e soprattutto nelle grazie del commissario tecnico.

  • GLI JUVENTINI: GATTI E LOCATELLI

    A far rumore, ancora una volta, è stata l'esclusione di Federico Gatti e Manuel Locatelli. Ovvero due dei pilastri di una Juventus che in questo avvio di stagione è tornata pesantemente a far sentire la propria voce sia in Italia che in Europa, pareggio di domenica col Cagliari escluso.

    Gatti è il capitano della Juve, quando non è stato colpito da guai fisici ha sempre giocato e per concedergli spazio e considerazione Thiago Motta non ha esitato a togliere minuti e fascia a Danilo. Senza la distorsione alla caviglia che lo ha costretto al cambio contro il PSV, impedendogli di scendere in campo nelle successive partite, avrebbe forse fatto parte del gruppo. Anche se ora ha trovato un nuovo concorrente: Matteo Gabbia.

    “Perché ho convocato Gabbia e non Gatti? Matteo ha fatto vedere di saper comandare il reparto difensivo, di essere un calciatore molto attento e intenso nel suo modo di fare – ha detto Spalletti qualche giorno fa – Mantiene sempre la linea molto alta, parla spesso con i compagni. Abbiamo avuto questa necessità e l'ho convocato con piacere, è un ulteriore piacere avere un giocatore del Milan perché è un club che può darci molto anche se ora non ci sono molti italiani. Gatti aveva questo problema da sistemare, era nelle condizioni di dover recuperare anche se fosse venuto. Ma noi li vogliamo sani i calciatori”.

    E Locatelli? Qui il discorso è decisamente diverso. Nessun problemino fisico, solo una scelta tecnica. Il regista della Juventus, del resto, era stato già lasciato a terra dall'aereo della Germania. E attraverso i social aveva comunicato di averla male. Rapporto deteriorato col ct? Più che altro una scelta dettata dal ruolo, dalla concorrenza in mezzo al campo e pure dalla questione anagrafica, anche se sembra un discorso strano per un ventiseienne.

    "Locatelli lo conosciamo bene e sta facendo bene, lui è dentro il gruppo che noi pensiamo possa far parte della Nazionale – diceva Spalletti all'inizio di settembre – è codificabile cosa sa fare e il suo apporto, mentre Fagioli e Ricci hanno possibilità di un cambiamento totale nel giocare, hanno iniziato adesso e stanno crescendo. Devono ancora far vedere il loro livello e questo è un po’ il ragionamento”.

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  • Francesco ACERBI-italy-20231117-euro 2024 qualifiers(C)Getty Images

    QUESTIONE D'ETÀ

    Chi non farà più parte del nuovo ciclo azzurro è Francesco Acerbi, il teorico pilastro su cui si sarebbe dovuta poggiare la difesa azzurra in Germania. Proprio per il discorso che si faceva all'inizio, che del resto è il pensiero di Spalletti: si deve ragionare non solo sull'oggi ma anche e soprattutto sul domani, dunque in ottica Mondiali 2026.

    La questione, qui, è puramente e solamente anagrafica. Acerbi ha 36 anni, e se mai l'Italia si imbarcherà sull'aereo per Stati Uniti, Messico e Canada ne avrà addirittura 38. Con tutti i rischi e i punti interrogativi correlati, anche se si parla di uno che è pur sempre titolare nella squadra favorita per la conquista dello Scudetto. Stesso discorso per il compagno di squadra Matteo Darmian, ripescato da Spalletti, portato agli Europei e poi mai più chiamato: i 35 anni che compirà all'inizio di settembre sono una sentenza. Così come i quasi 33 di Jorginho.

    “È facile portare Acerbi, il suo rendimento è sicuro – diceva ancora il ct a settembre – Ma dobbiamo giocare una competizione tra due anni con delle personalità nuove. Da un giocatore di 27-28-30 anni sai cosa aspettarti, invece uno di 20-22 anni può cambiare totalmente dandogli fiducia in competizioni che non ha giocato".

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  • ESTERNI SENZA SPAZIO?

    E poi c'è il capitolo esterni. Ovvero Federico Chiesa, Matteo Zaccagni e Matteo Politano. Il primo non ha ancora trovato spazio al Liverpool, frenato pure da un infortunio. Il secondo è il leader tecnico della Lazio. Il terzo pare aver tratto giovamento dall'arrivo di un concorrente come David Neres, sdoppiandosi tra discese e coperture sotto gli occhi di Antonio Conte.

    Cosa accomuna i tre? Il fatto di essere degli esterni da tridente. Vestito tattico che l'Italia ha definitivamente smesso d'indossare dopo l'Europeo, abbandonandosi tra le braccia del 3-5-2. Chiesa ha già fatto la seconda punta alla Juve, ma è una posizione di campo che non gli va troppo a genio. Zaccagni può giocarci, Politano insomma.

    "Facciamo attenzione al modo di giocare, che è cambiato – ha spiegato Spalletti a tal proposito – ci siamo affidati ad altri giocatori che sanno fare un po' tutto in campo, si prendono responsabilità di altri ruoli e danno una mano in altre posizioni".

    Mercoledì, in realtà, lo stesso ct ha ammorbidito la propria posizione. Almeno a parole. Di Chiesa ha detto che “sta poco bene”, ed è vero. Per quanto riguarda Zaccagni, “ha chiesto lui di rimanere fuori perché ha un problema da mettere a posto”. Politano, infine, “lo seguiamo e di lui conosciamo tutto”. Insomma, tutti teoricamente dentro. Ma al contempo, almeno per ora, tutti devono rincorrere faticosamente una chiamata.

  • Zaniolo ItalyGetty

    ROVELLA E ZANIOLO

    Nicolò e Nicolò. Ovvero Nicolò Rovella e Nicolò Zaniolo. Sperava in una chiamata anche il regista della Lazio, fin qui mai incluso nelle convocazioni della Nazionale maggiore. Di lui Spalletti ha detto che “era tra i preconvocati, ma ho chiamato altri due giocatori che sono giovani come lui e che hanno dimostrato di saper star bene in campo”. L'ex juventino può rientrare nel giro, ne ha le possibilità, l'addio di Cataldi lo ha responsabilizzato e gli ha regalato minuti e spazio. Ma intanto parte dietro a tanti colleghi, da Ricci a Tonali.

    A bloccare Zaniolo, invece, sono i noti problemi fisici che ne hanno tormentato un avvio di stagione subito in salita. “Ha iniziato a giocare ora”, ha confermato non a caso Spalletti. Ma è soprattutto quel “mi piace tantissimo” pronunciato successivamente a dare l'esatta entità della considerazione riservata dal ct al mancino dell'Atalanta. Il quale, sì, può ritenersi a tutti gli effetti un (ri)azzurrabile. Molto più di altri colleghi.

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