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Sebastian Giovinco - hilal 2020getty

La speranza di Giovinco: "Aspetto una chiamata da Toronto"

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E' stato uno dei primi a percorrere la rotta verso l'Arabia Saudita. Un precursore, che ora risalta ancora di più agli occhi dopo che i petroldollari della Saudi Pro League hanno invaso l'Europa.

SebastianGiovinco si racconta in una lunga intervista al settimanale SportWeek, durante la quale ha parlato di diverse tematiche: dal boom del calcio saudita alle sue esperienze lontane dall'Italia.

  • IL PRECURSORE

    Non si considera tale, eppure ha saputo capire prima di altri che direzione avrebbe preso il calcio saudita accettando l'offerta dell'Al-Hilal nel 2019.

    "Non sono un indovino, ma di potenzialità ne hanno a dismisura e oggi investono forte. Il problema attuale sono i diritti televisivi, credo che possano e debbano commercializzarli di più. Stanno creando un bel prodotto, dovranno venderlo meglio di quanto abbiano fatto finora".

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  • CONTROVERSIE

    L'Arabia Saudita non spicca però per il rispetto dei diritti umani e di quelli civili. Un tema che sta diventando sempre di maggiore attualità.

    "Nel mio periodo là sentivo un cambiamento, non voglio negare nulla, ma personalmente io e i miei familiari non siamo stato sottoposti ad alcuna restrizione".

    Per Giovinco è tutta una questione di attenersi alle regole.

    "L'importante è non trasgredire le regole fondamentali, ma vale per tutti. Per quello che ho visto l'Arabia Saudita sta cercando di cambiare, di adeguarsi ai tempi".

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  • COMPETITIVITA'

    L'innesto di nuovi calciatori di nome provenienti dall'Europa alzerà, per Giovinco, il livello di un campionato già di per sé competitivo.

    "I giocatori sono molto fisici, qualcuno ha notevole qualità tecnica, tutti non hanno paura di niente e di nessuno. Se la giocano contro chiunque e vada come vada. L'hanno dimostrato al Mondiale, alla prima partita l'Arabia ha battuto l'Argentina di Messi".

    Ma anche il tifo gioca il suo ruolo importante.

    "La passione è vera, i tifosi sono caldi, per loro il calcio è una seconda religione. Gli stadi sono sempre pieni".

  • IL SOGNO NEL CASSETTO

    A 36 anni la carriera di Giovinco è ormai quasi al capolinea. Eppure la Formica Atomica non sa che cosa lo attende e ancora spera in una chiamata da un posto che gli è rimasto nel cuore.

    "Non so, in realtà spero in una chiamata del Toronto".

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