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Gianluca Mancini RomaGetty Images

Mancini si racconta: "Vorrei diventare una bandiera della Roma. I miei idoli? Materazzi e Aldair"

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Sta per iniziare la sesta stagione in giallorosso per Gianluca Mancini, ormai uno dei pilastri della Roma.

Il difensore è diventato un punto di riferimento della formazione capitolina e non ha nascosto il desiderio di continuare a rappresentare questi colori ancora a lungo.

Lo ha raccontato lui stesso in un’intervista rilasciata al Corriere dello Sport, in cui ha affrontato diversi temi: dal clima infuocato del derby agli attaccanti più difficili da marcare, passando per i suoi idoli calcistici e le impressioni sui vari allenatori che lo hanno guidato nel corso degli anni a Roma.

Ecco le principali dichiarazioni di Gianluca Mancini al Corriere dello Sport.

  • "ROMA A VITA? VORREI DIVENTARE UNA BANDIERA"

    "Legarsi con la Roma a vita? Sì, assolutamente sì. Sono qua dal 2019 e diventare una bandiera sarebbe un sogno. La Roma a vita, mi piace".

    E sulla scadenza del contratto fissata per giugno 2027: "Non ne stiamo ancora parlando. Per me non è un problema. Non c’è alcun tipo di preoccupazione".

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  • "I MIEI IDOLI MATERAZZI E ALDAIR"

    "Quali sono i miei idoli? Marco Materazzi, una fonte d’ispirazione. Quando sono arrivato a Roma hanno cominciato a parlarmi di Aldair e così ho guardato tutti i suoi video".

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  • "IL DERBY TI TOGLIE IL SONNO: VIVI UNA SETTIMANA DA INCUBO"

    "Cos'è il derby per me? Lo stomaco che frulla, l'attesa che quasi ti uccide. Pensi, io ho debuttato con la Roma in un derby. La rivalità ti logora, quella partita ti toglie il sonno, vivi una settimana da incubo e non vedi l'ora che inizi".

  • "HIGUAIN E KEAN I PIÙ DIFFICILI DA MARCARE"

    "L'attaccante che mi ha snervato di più in assoluto? Ho fatto una fatica bestiale a marcare Higuain".

    In merito all'ultimo campionato, invece: "Moise Kean, tostissimo. Non si ferma un attimo".

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  • "SE L'ALLENATORE MI DICE DI COLPIRE UN ALBERO A TESTATE LO FACCIO"

    "Da Fonseca a Gasperini, passando per Mourinho, De Rossi e Juric, qual è il segreto per adattarsi velocemente a tecnici così diversi tra loro? Il mio è fare tutto quello che mi chiedono. Se lei fosse il mio allenatore (parlando al giornalista, ndr) e per assurdo mi dicesse "Gianluca, oggi per vincere la partita dai 5 testate a un albero”, io lo farei. Mi fiderei di lei, rispetterei i compiti che mi assegna. Non sto mai a pensare a cose tipo “sono abituato a questo”, “per me sarebbe meglio quest’altro”. Sono pensieri che inquinano la mente e basta. Quando non mi sento capace di fare qualcosa, cerco di impararla".

  • "RANIERI, GASPERINI E MOURINHO: VI DICO TUTTO"

    "Cosa ci ha insegnato Ranieri? Che nulla è impossibile. E che se possiamo fare 46 punti nel girone di ritorno, allora dobbiamo farli anche in quello d'andata. Ranieri ci ha dato serenità, ha fatto ordine. Che eravamo forti già lo sapevamo, io l'ho sempre detto pure nei momenti bui, rischiando di passare per scemo".

    Su Gasperini: "Non è vero che litigavamo all'Atalanta. Quando sono venuto alla Roma è stata la prima persona che ho chiamato. Io so cos'è la gratitudine. Gasperini è il più grande insegnante di calcio e tattica che io abbia mai avuto. In campo è un martello, è molto esigente e non cerca mai alibi. Con lui alzi l'asticella, è inevitabile."

    Ed infine, sull'importanta di Mourinho: "Cos'è stato per me? Un mostro che è arrivato e mi ha fatto dire "sì, lui può cambiare la mia storia e quella di tutti noi". José ci ha dato carisma, mentalità, convinzioni. In campo ero il suo condottiero, a volte ho esagerato andando un po' oltre... ma lo facevo perché sentivo che lui ci avrebbe portati alla vittoria".

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