Pubblicità
Pubblicità
Emanuele Rao ItaliaGetty Images

Emanuele Rao, il classe 2006 che gioca in Serie C nonostante il diabete: "Ci convivo da nove anni"

Pubblicità

Dalla Serie C arriva un'emozionante storia di vita che unisce calcio e salute, con protagonista un giovanissimo talento del 2006 della SPAL.

Emanuele Rao, intervistato da 'Cronache di Spogliatoio', ha raccontato la sua battaglia con il diabete: "Ci convivo ormai dal 2015, sono passati nove anni".

Il 19enne azzurro ha rivelato anche i suoi prossimi obiettivi calcistici: "Voglio finire l'anno al meglio e arrivare al prossimo Europeo under 19".

  • CHI È EMANUELE RAO?

    Emanuele Rao è un giocatore della SPAL nato a marzo 2006, che gioca attualmente con la squadra ferrarese in Serie C.

    Il 19enne, che di ruolo fa l'ala sinistra d'attacco, nella passata stagione ha segnato il suo primo goal nel calcio professionistico, diventando così il secondo marcatore più giovane nella storia del club emiliano.

    In questa stagione, nonostante la classifica complicata della sua squadra, Rao ha già segnato quattro reti e fornito due assist, diventando un giocatore chiave per la lotta salvezza, nonché uno dei talenti più interessanti del campionato.

    Il classe 2006 è anche nel giro della Nazionale minore, avendo esordito lo scorso agosto con l'under 19 azzurra contro la Slovenia dei pari età, per poi replicare un paio di giorni più tardi contro la stessa formazione.

  • Pubblicità
  • LA SCOPERTA DEL DIABETE: "AVEVO NOVE ANNI"

    "Ho il diabete dal 2015, avevo 9 anni. Giocavo nel Chievo e durante le partite avevo sempre molta fame, iniziavo a tremare e non capivo perché. La notte mi svegliato, dovevo andare spesso in bagno, anche tre volte a notte, e bevevo tanta acqua. I miei genitori sono entrambi infermieri e hanno deciso di portarmi all’ospedale dove lavoravano per farmi delle analisi. Mi hanno trovato una glicemia altissima e hanno scoperto che avevo il diabete. Lì per lì non sapevo neanche cosa fosse, ero ricoverato in ospedale e ho solo chiesto a mia mamma: ‘Potrò continuare a giocare a calcio?’

    Mia mamma mi ha tranquillizzato, mi diceva: ‘Stai tranquillo amore, potrai ancora giocare a calcio’. Sono rimasto per 5 giorni in ospedale, durante le feste di Natale, e ho passato la vigilia lì con mia mamma e mio padre. È stata tosta, non capivo cosa fosse".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • LA CHIAMATA DELLA SPAL: "HO IMPARATO A GESTIRE IL DIABETE IN AUTONOMIA"

    "Una volta uscito dall’ospedale, ho ripreso gli allenamenti con il Chievo. Mio padre mi seguiva tutte le sere, dopo lavoro, veniva a vedere gli allenamenti e mi aiutava nelle pause per bere. Andavo da lui, mi provava la glicemia e monitoravamo. Se c’era qualcosa che non andava, mi dava un panino da mangiare in fretta. Riprendevo gli allenamenti bevendo una bottiglia di acqua e zucchero. Non è stato facile.

    Quando mi ha chiamato la SPAL, i miei genitori si sono chiesti se fosse sicuro mandarmi lontano da casa, da solo, con il diabete. Ci abbiamo ragionato molto, ma abbiamo provato: ho trovato delle tutor eccezionali che mi sono state dietro, mi hanno aiutato molto, da lì ho imparato a gestirlo in autonomia. Inoltre nella scorsa stagione in squadra c’era anche Patryk Peda, anche lui soffre di diabete. Ci siamo trovati sotto questo aspetto. Adesso sta andando bene: ogni tre mesi vedo il mio diabetologo. Mi dice che ho dei risultati eccezionali."

  • L'UTILIZZO DEL MICROINFUSORE: "LO COLLEGO A FINE PRIMO TEMPO DURANTE LA PAUSA"

    "Ho il microinfusore, che è un macchinino. Non faccio le classiche siringhe. È una sorta di pancreas artificiale e io devo dargli gli input su cosa mangio, e su quello basa l’insulina. Prima della partita lo tengo per il riscaldamento perché più tempo lo tengo addosso, meglio è. Durante la partita lo stacco perché magari con un colpo si può rompere. A fine primo tempo lo riattacco per quei 15 minuti che sono negli spogliatoi, faccio l’insulina che serve e poi lo stacco per il secondo tempo".

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • IL SOGNO: "VOGLIO L'EUROPEO CON L'UNDER 19 AZZURRA"

    "Sono uno dei pochi calciatori cresciuti in un vivaio di una squadra in Serie C. Quando sono stato chiamato in Nazionale, ho iniziato con l’under 17. Ho visto subito Pafundi e mi sono detto ‘Ok, qui il livello è alto, questo ragazzo è veramente forte’. Ho fatto amicizia con Mendicino, oggi al Cesena, ma anche Martinelli della Fiorentina. Ho fatto l’Europeo under 17, che non è andato benissimo, ma ho giocato sempre ed è stato emozionante perché era la prima volta che andavo in televisione. Un’emozione bellissima anche per i miei genitori a casa. Ora mi hanno chiamato in under 19."

    Continua poi: "Nell’immediato voglio migliorare e finire l’anno al meglio. Ho già superato il mio numero di gol della scorsa stagione e questo è già un buon obiettivo. Voglio arrivare al prossimo Europeo under 19".

0