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GFX Dream Team InterGOAL

Il Dream Team dell'Inter - Presenti Zanetti, Ronaldo e Matthäus

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In 114 anni di storia, all'Inter di campioni ne sono passati tanti: qualcuno è stato osannato ma poi dimenticato, qualcun altro invece ha impresso un marchio talmente profondo che quella dell'oblio non era un'ipotesi contemplabile.

Capitani, bandiere, leggende: tanta carne al fuoco per il palato raffinato di un pubblico da sempre esigente, il cui giudizio è spesso stato decisivo per il prosieguo delle carriere di molti interpreti nerazzurri.

Scopriamo, dunque, chi fa parte dell'undici di casa Inter più forte e celebrato di tutti i tempi.

  • Zenga InterGetty

    Walter Zenga

    Quello del portiere è un ruolo subdolo, solitario e senza gli onori che meriterebbe: lo sa benissimo Walter Zenga, guardiano dei pali nerazzurri per dodici stagioni e spesso ricordato soltanto per l'uscita a vuoto contro Caniggia a Italia '90.

    Il popolo interista conosce però bene l'importanza ricoperta dall'Uomo Ragno all'interno dello spogliatoio - e in campo ovviamente - per oltre un decennio: cresciuto a pane e Inter, Zenga è diventato l'idolo di quei tifosi di cui faceva parte prima di intraprendere la carriera da professionista.

    Eletto miglior portiere al mondo dall'IFFHS per tre anni consecutivi (dal 1989 al 1991), Zenga ha un posto speciale nel cuore della gente e la speranza, mai nascosta, di poter allenare la sua squadra un giorno. Never say never.

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  • Maicon InterGetty

    Maicon

    A conti fatti, Maicon Douglas Sisenando è uno degli affari migliori messi a segno dall'Inter nella propria storia: poca spesa, tantissima resa. Fin troppa forse.

    Il terzino brasiliano ha scavato un solco nel ruolo, colmato dal solo Achraf Hakimi per una sola stagione: non è sbagliato individuare un prima e un dopo Maicon per la fascia destra nerazzurra, tale è l'impronta lasciata in sei anni di soddisfazioni e successi.

    Qualcuno ancora benedice quei 6 milioni pagati al Monaco nell'estate 2006, una delle più calde del calcio italiano e capace di riscriverne le gerarchie interne: con l'Inter del 'Colosso' in testa a tutti, e sarebbe stato strano il contrario.

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  • Bergomi InterGetty

    Giuseppe Bergomi

    Quei baffi non anacronistici, ma comunque troppo solenni per un 18enne, hanno spedito dritto nella leggenda Giuseppe Bergomi, per tutti Beppe o lo 'Zio', campione nel Mundial '82 e bandiera a tutto tondo dell'Inter.

    Nella Milano nerazzurra, Bergomi ha vissuto la bellezza di 20 stagioni, 22 se consideriamo pure il tempo trascorso nelle giovanili: un lasso di tempo enorme che, al mondo d'oggi, sarebbe difficile - se non impossibile - replicare in un ambiente in cui l'attaccamento alla maglia non è più la priorità assoluta.

    Di attaccamento Bergomi ne ha avuto da vendere, arrivando a legare la sua intera carriera al nero e all'azzurro: una storia interrotta nel 1999, proprio all'alba di una nuova era del calcio che sembra aver eliminato il concetto di bandiera.

  • Walter Samuel InterGetty

    Walter Samuel

    Bastava il solo soprannome 'The Wall' ad incutere timore agli attaccanti avversari, quasi sfiduciati al momento di affrontare un contrasto: Walter Samuel un muro lo era davvero, semplicemente insuperabile nei suoi anni di massimo splendore.

    Con Lucio ha formato una coppia difensiva d'élite, componente fondamentale per lo storico Triplete conquistato dall'Inter: memorabili i suoi interventi in scivolata vecchio stile, marchio di fabbrica di una scuola rude e senza fronzoli come quella sudamericana.

    Le strade di Samuel e del club si sono incrociate anche dopo l'addio al calcio giocato: tra il 2016 e il 2017, l'argentino ha ricoperto i ruoli di osservatore e collaboratore nello staff tecnico di Stefano Pioli, prima di dedicarsi a nuove avventure. Ma sempre con l'Inter nel cuore.

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  • Giacinto Facchetti - Inter-

    Giacinto Facchetti

    Assieme a Javier Zanetti, è la figura che più di chiunque altra ha incarnato al meglio l'essenza più pura dell'interismo, attraverso diversi ruoli: prima come giocatore, poi come dirigente, nello specifico vicepresidente e presidente.

    Facchetti è tutt'ora l'unico ex calciatore ad aver ricoperto la carica di numero uno del club, un privilegio durato dal 2004 al 2006, anno della sua scomparsa in seguito ad una malattia.

    Una vita all'Inter, se si escludono i primi tre anni passati alla Trevigliese, ma non solo: sul terreno di gioco è stato anche un innovatore, indossando alla perfezione l'abito del terzino fluidificante cucitogli addosso su misura dal 'Mago' Helenio Herrera.

    Facchetti ha cambiato la storia del ruolo, facendo da apripista in un calcio che già allora si affacciava alla modernità.

  • Javier Zanetti Inter Mailand 2010Getty Images

    Javier Zanetti

    Le mani al cielo, la fascia al braccio sinistro e le lacrime agli occhi: l'immagine catturata dai fotografi al triplice fischio di Bayern Monaco-Inter del 22 maggio 2010 descrive alla perfezione ciò che la società meneghina ha rappresentato (e continua a rappresentare) per Javier Zanetti.

    A parlare per l'argentino sono i record in serie messi a segno durante i 19 anni trascorsi a Milano: arrivato all'ombra del connazionale Rambert, poi rivelatosi una meteora, Zanetti ha invece fatto il percorso opposto, scalando progressivamente le gerarchie tecniche ed emotive.

    Capitano della seconda 'Grande Inter', primatista per presenze in tutte le competizioni e per trofei vinti nella storia del club: questi sono solo alcuni dei traguardi raggiunti da Zanetti che, subito dopo il ritiro dalla scena agonistica, si è guadagnato la carica di vicepresidente ricoperta anche attualmente.

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  • Lothar Matthaus InterGetty

    Lothar Matthäus

    Uno dei giocatori più duttili nella storia del calcio, Lothar Matthäus era uno dei tre tedeschi 'terribili' con Brehme e Klinsmann dell'Inter di fine anni '80 e inizio '90: tiro devastante dalla distanza, abbinato ad una tecnica e una ferocia agonistica con pochi eguali.

    Punto di forza dell'Inter che vinse lo Scudetto dei record con Trapattoni in panchina nel 1989, Matthäus è ricordato per il goal decisivo nello scontro diretto col Napoli di Maradona e anche per aver festeggiato la vittoria del Pallone d'Oro durante la sua militanza interista, nel 1990.

    Nel palmares 'italiano' figurano anche una Supercoppa Italiana e una Coppa UEFA, quest'ultima arrivata a 25 anni di distanza dall'ultimo trofeo europeo di allora (la Coppa dei Campioni vinta nel 1965).

  • Cambiasso InterGetty

    Esteban Cambiasso

    L'essere argentini e l'arrivare nel silenzio quasi totale deve essere una prerogativa dei campioni dell'Inter: anche Esteban Cambiasso, alla pari del connazionale Zanetti, ha dovuto conquistare la fiducia del popolo nerazzurro, cancellando qualche diffidenza iniziale sorta per lo status di 'sconosciuto'.

    Uno dei più gravi errori commessi dal Real Madrid quello di lasciare partire il 'Cuchu', per di più a parametro zero, una delle intuizioni più felici per l'Inter che nel 2004 si assicurò un centrocampista di fama mondiale senza saperlo.

    Letale negli inserimenti, Cambiasso è ancora oggi ricordato con estremo affetto dal mondo Inter per la simbiosi raggiunta con la gente di San Siro e non solo, peculiarità non comune di questi tempi.

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  • Alessandro Mazzola InterGoal

    Sandro Mazzola

    Per alcuni era solo il 'figlio di Valentino', ma ben presto ha saputo ritagliarsi un posto al sole tutto suo: Sandro Mazzola e la sua tecnica sublime hanno intrattenuto il pubblico di San Siro per ben 17 anni, prima del ritiro avvenuto nel 1977.

    Faro della 'Grande Inter' di Herrera, Mazzola esordì quasi per caso in un caldo pomeriggio del 10 giugno 1961, in occasione di una gara non banale contro la Juventus: l'Inter si presentò con una squadra imbottita di ragazzini in segno di protesta contro la ripetizione della partita (sospesa in precedenza) e perse con un sonoro 9-1. L'unica rete segnata fu un rigore trasformato dal figlio d'arte.

    Quel giorno era ufficialmente nata una nuova stella del calcio italiano, capace di contendere il Pallone d'Oro a Cruijff nel 1971 (quando arrivò secondo) e vincendo praticamente tutto quello che c'era da vincere. La dimostrazione che le cose più belle, a volte, avvengono per puro caso.

  • Ronaldo InterGetty Images

    Ronaldo

    Quando ancora la Serie A poteva permettersi di accogliere campioni al massimo del loro splendore e non più al tramonto, l'Inter di Massimo Moratti dettava legge sul mercato: il fiore all'occhiello della sua presidenza è senza dubbio Ronaldo, all'epoca il calciatore più forte del globo terracqueo.

    Per strapparlo al Barcellona nell'estate 1997, Moratti sborsò qualcosa come 48 miliardi di lire (più altri 3 di indennizzo), il che rese il trasferimento di Ronaldo il più costoso nella storia del calcio.

    Descrivere il brasiliano con una sola parola è del tutto impossibile: l'unica gioia in nerazzurro fu la Coppa UEFA del 1998, con l'iconico doppio passo che stese Marchegiani nella finale tutta italiana di Parigi contro la Lazio.

    Più forte di Ronaldo, soltanto il gravissimo infortunio al ginocchio che lo tenne lontano dai campi per oltre un anno, prima di tornare ancora più forte e vincere un Mondiale da protagonista assoluto. Il trasferimento al Milan, nel gennaio 2007, incrinò un po' il rapporto col tifo nerazzurro, ricomposto dopo il ritiro con l'ammissione di 'colpa' che ha definitivamente riavvicinato le parti.

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  • Milito InterGetty

    Diego Milito

    Più che l'hombre del partido, Diego Milito è stato l'hombre della temporada 2009/2010, quella del godimento massimo per tutta l'Inter e i suoi tifosi: 30 goal totali, quattro dei quali decisivi per l'assegnazione di Coppa Italia, Scudetto e Champions League. Più decisivo di così non si può.

    Fatta eccezione per l'annata 2011/2012, il prosieguo della carriera di Milito all'Inter ha poi vissuto più bassi che alti: colpa degli infortuni e dell'età che avanzava inesorabile, lasciando in dote soltanto il ricordo degli andati tempi ruggenti.

    Poco male per Milito, a cui è bastata una stagione leggendaria per lasciare un segno indelebile nell'ultracentenaria storia dell'Inter: e per rimanerci, per sempre. Perché, se è vero che la paura fa 90, il goal faceva sicuramente 22.

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