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Delio Rossi Adem LjajicGetty Images

Delio Rossi e la lite con Ljajic: "Sono scivolato, da quel momento la mia carriera è cambiata"

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Quella di Delio Rossi è una lunghissima carriera da allenatore partita dal Campionato Promozione e che lo ha portato fino in Serie A.

Un percorso lunghissimo scandito da tante tappe importanti, un trionfo in Coppa Italia con la Lazio, risultati che lo hanno portato ad essere uno dei tecnici nostrani pi apprezzati in assoluto, ma anche passaggi a vuoto che poi lo hanno progressivamente allontanato dai grandi palcoscenici.

Delio Rossi, in un'intervista rilasciata a 'La Gazzetta dello Sport', ha parlato della sua carriera ed anche di un episodio estremamente controverso che di fatto ha contribuito a cambiare per lui il corso delle cose: la lite con Adem Ljajic quando sedeva sulla panchina della Fiorentina.

  • "DI CANIO LAZIALE FINO AL MIDOLLO"

    "Ricordo con piacere un episodio con Paolo Di Canio. Lui era sempre il primo quando facevamo gli esercizi in allenamento. Un giorno facemmo un esercizio con dei paletti, un circuito. Paolo si avvicina e mi dice: 'Mister, io questo esercizio non lo faccio'. Ho risposto: 'Ma che sei matto? Dietro c’è tutta la fila, perché non vuoi farlo?'. Mi ha risposto così: 'Se lei non cambia i colori degli ostacoli, io non lo faccio'. Avevo messo, involontariamente, i coni gialli e rossi in sequenza e per questo non voleva cominciare. Vuol dire essere laziali fino al midollo".

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  • "SARO' SEMPRE UN ALLENATORE DI CALCIO"

    "Di certo non mi posso riciclare! Non è che ora posso mettermi a fare l’elettricista, non so nemmeno cambiare una lampadina. Sarò sempre un allenatore di calcio. L’ultima esperienza, quella al Foggia nel 2025, l’ho fatta perché penso che quando hai avuto qualcosa da un territorio e quella piazza ti chiama, indipendentemente dalla categoria tu devi essere presente. Altrimenti la Serie C non l’avrei mai fatta. La mia aspirazione è sempre stata un’altra: volevo allenare i bambini, poi il destino ha voluto altro. Però se qualcuno ora dovesse interessarsi alla mia figura mi renderei disponibile, perché no".


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  • "AFFEZIONATO ALLE MIE SQUADRE"

    "No, sono affezionato a tutte le squadre che ho allenato. Non ho mai vissuto nessuna esperienza come una tappa intermedia, ho sempre dato cuore e anima. Mi sono sempre legato molto ai tifosi, anche se non sono uno che va a festeggiare sotto la curva. Credo che questo mi sia sempre stato riconosciuto, infatti tuttora in molte città in cui ho allenato mi riconoscono e si fermano a parlarmi per ricordare insieme qualche partita in particolare. Alla Lazio, ad esempio, ho trovato sempre grande fedeltà, anche se ho vinto meno di altri. Il tifoso laziale è così: non è eclatante, però è fedele".

  • "L'EPISODIO DI LJAJIC HA CAMBIATO LA MIA CARRIERA"

    "Le dico questo proverbio, a cui sono molto legato: per dare un giudizio su una persona, una situazione, devi camminare, due giorni, due notti, con i suoi stessi mocassini. È facile fare le persone perbeniste, oppure le persone ipercritiche, stando seduti sul divano. Le situazioni le devi vivere sulla tua pelle. In quell’episodio si sono verificate una serie di condizioni sfavorevoli: io ho capito subito che cosa mi ha detto quando l’ho sostituito, e ho avuto la sfortuna di scivolare in quel momento perché avevo le scarpe da tennis e lui l’ha presa come un’aggressione. Da lì siamo partiti a inveire. Un altro più democristiano avrebbe aspettato la fine del primo tempo, si sarebbe fatto passare la cosa sopra e avrebbe parlato con il giocatore lontano dalle telecamere, ma io non sono così: io quando sento di dover agire, agisco. Ma è stata una cosa più scenica che effettiva, nonostante sia stata subito molto giudicata. Io poi ho chiesto scusa al ragazzo e a tutti e il rapporto con la Fiorentina è rimasto integro: sarò anche presente a Firenze per il centenario; tuttavia, credo che – per l’immagine che l’opinione comune si fece di me – da quel momento la mia carriera sia cambiata".

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