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Dejan Stankovic Juventus SampdoriaGetty

Dejan Stankovic al Ferencvaros: difesa a quattro, ambizioni e solo vittorie

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La strada che conduce dalla Serie A italiana alla Nemzeti Bajnokság I, ovvero la massima divisione del campionato ungherese, non è propriamente tra le più brevi.

E’ per tale motivo che lo scorso 5 settembre in molti sono rimasti sorpresi nell’apprendere dell’approdo di Dejan Stankovic sulla panchina del Ferencvaros.

E’ vero che era reduce da un’annata complicata alla guida della Sampdoria conclusasi con una dolorosa retrocessione, ma è altrettanto vero che la maggior parte dei problemi che avevano scandito la stagione dei blucerchiati, non erano certo dipesi da lui.

Il tecnico serbo ha deciso di ripartire da quella che da molti viene considerata la ‘periferia’ del calcio europeo, ovvero da un campionato non propriamente tra i più competitivi, ma la sua è stata una scelta evidentemente mirata.

Ha preso in consegna una squadra che da anni domina in Ungheria (sono cinque i campionati vinti consecutivamente) e che punta a togliersi soddisfazioni importanti in campo europeo.

Quello che insomma può sembrare ad una prima occhiata un passo indietro, potrebbe rivelarsi un importante passo in avanti.

  • UN’EREDITA’ IMPORTANTE

    Dejan Stankovic è approdato sulla panchina di una squadra che aveva già iniziato la sua stagione e che stava ottenendo risultati decisamente importanti.

    A guidarla Csaba Máté, tecnico ad interim scelto a metà luglio dopo l’esonero di Stanislav Cherchesov, che nel corso del suo breve mandato ha ottenuto risultati eccellenti.

    Nella famiglia del Ferencvaros da ben undici anni, ha colto al volo l’occasione che gli è stata data, vincendo nove partite su dieci (con un’unica sconfitta) e strappando la qualificazione per la fase a gironi della Conference League.

    Risultati sotto gli occhi di tutti, tra l’altro accompagnati da un gioco spumeggiante: trentanove goal segnati, a fronte di dieci subiti.

    Il suo allontanamento, che non è stato preso benissimo dalla piazza, è stato commentato dal presidente del Ferencvaros Gabor Kubatov.

    “E’ stata una decisione terribilmente difficile, nessuno sarebbe voluto essere al mio posto quando ho comunicato la cosa a Csaba. E’ un allenatore ungherese, stava facendo bene e lavoriamo insieme da più di dieci anni, ma penso che sia nell’interesse del Ferencvaros affidare la squadra ad un tecnico delle qualità superiori. Csaba era l’allenatore giusto per la squadra, ma non il più grande”.

    Lo stesso Csaba Máté ha commentato solo dopo alcune settimane il suo esonero.

    “Ora sto meglio, ma è stata una cosa inaspettata che ha fatto male come una coltellata. Di solito il presidente mi chiamava per darmi buone notizie, questa volta non è stato così. Ho vinto nove partite su dieci ed iniziavo a chiedermi dove sarei potuto arrivare. Ho la coscienza pulita, ogni allenatore vorrebbe un record come quello che ho io con il Ferencvaros”.

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  • Dejan StankovicGetty

    “L’IMPORTANTE NON E’ PARTECIPARE”

    Appena ingaggiato dal Ferencvaros, Dejan Stankovic ha subito messo in chiaro che tipo di calcio vuole proporre.

    “Non dirò cosa ha funzionato e cosa no con Máté e Cherchesov, dirò solo che siamo il Ferencvaros e dobbiamo proporre un calcio offensivo. Farò dei cambiamenti, finora le cose sono andate bene, ma voglio qualcosa di diverso. Per migliorare serviranno molto sacrificio, molto lavoro e molta concentrazione. José Mourinho ha detto che l’importante non è giocare, ma vincere. Non siamo alle Olimpiadi dove l’importante è partecipare. Qui bisogna vincere”.

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  • I FATTI GLI STANNO DANDO RAGIONE

    I numeri di Dejan Stankovic da allenatore del Ferencvaros parlano chiaro: cinque partite disputate e cinque vittorie.

    L’ex centrocampista di Lazio ed Inter sin qui non ha sbagliato un solo colpo.

    Ha esordito sulla panchina della compagine magiara con un 8-0 esterno rifilato al Nagyecsed nel primo turno di Coppa di Ungheria e da lì non si è più fermato.

    Ha vinto in rimonta contro il Cukaricki nella prima partita della fase a gironi di Conference League (3-1 interno in rimonta), prima di superare gli ostacoli Kisvarda (1-0), Kecskmeti (1-0) e MTK Budapest (1-6) in campionato.

    Il suo Ferencvaros è dunque primo in campionato (sei vittorie ed una sconfitta) con 18 punti, uno in più del Paks che però di partite ne ha giocate otto e non sette, ed è primo anche nel Gruppo F di Conference League che comprende anche Fiorentina, Genk (appaiate ad un punto) e appunto il Cukaricki.

  • Barnabas Varga HungaryGetty

    COME GIOCA IL FERENCVAROS

    Difesa a quattro, è da qui che si parte. Stankovic, quando era alla guida della Sampdoria, ha alternato la linea a tre con quella a quattro, ma con il Ferencvaros è tornato all’antico.

    E’ tornato a proporre schemi e gioco simili a quelli visti nella fortunata esperienza alla guida della Stella Rossa culminata con la conquista di tre campionati e due Coppe di Serbia.

    Il modulo più utilizzato è un 4-2-3-1 che all’occorrenza può trasformarsi in 4-3-3. Il suo undici titolare è generalmente molto poco ungherese, nel senso che tolti il portiere e capitano Dibusz e l’attaccante Barnabas Varga (sedici goal in sedici partite stagionali), i restanti giocatori sono nella maggior parte dei casi stranieri.

    Una squadra fisica, veloce, che può mettere in difficoltà chiunque e che può contare su individualità importanti come l’esterno offensivo destro maliano Adama Traoré, sul brasiliano Marquinhos (altro esterno offensivo), sul terzino ecuadoriano Cristian Ramirez e sul trequartista norvegese Kristoffer Zachariassen.

    Tutta gente che porta in dote qualità ed un grande bagaglio di esperienza.

    Il Ferencvaros di Stankovic sin qui non si è distaccato molto da quello di inizio stagione di Csaba Máté (il possesso palla resta tra i punti di forza), ma il tecnico serbo sta pian piano aggiungendo qualcosa di suo.

    Entrato in punta di piedi, ha deciso di non stravolgere una squadra che tanto stava facendo bene e la scelta si è rivelata quanto mai azzeccata.

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