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Dal tuffo di Spalletti alla statua di Conte: perché Elmas è così importante per il Napoli

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Antonio Conte ha perfino proposto di costruirgli una statua. Anche se si parla pur sempre di Eljif Elmas, non di Diego Armando Maradona. Poco importa: a modo loro e in misura evidentemente diversa, per il Napoli sono santi entrambi.

Elmas ha segnato contro il Torino, nel 2-1 che venerdì scorso ha consentito al Napoli di rilanciarsi nella lotta Champions, il suo primo goal stagionale. Ma anche il suo primo dal ritorno in Campania, dopo le esperienze in chiaroscuro col Lipsia prima e i granata poi.

Ma quella bella girata acrobatica non è che il punto di partenza del discorso. Perché Elmas ha già dimostrato più e più volte la propria importanza nel Napoli, sempre sottovoce, sempre con i fatti più che con le parole. E si è guadagnato la stima e l'affetto degli allenatori che nel corso degli anni si sono dati il cambio sulla panchina azzurra.

  • "SANT'ELMAS"

    Conte, dopo la partita contro il Torino, ha di fatto santificato Elmas: l'uomo che ha chiuso la pratica Torino con la girata del 2-0, dopo l'iniziale vantaggio di Alisson Santos e prima che Casadei facesse correre qualche brivido finale sulla schiena dei presenti al Maradona.

    "Non ci dimentichiamo di Sant'Elmas: quest'anno veramente dovremmo fargli una statua - ha detto l'allenatore campione d'Italia in carica - Capisce di calcio, se non sbaglio è alla diciottesima partita da titolare. Per fortuna che abbiamo trovato lui".

    Sono 25 le presenze collezionate da Elmas in questo campionato. Includendo tutte le altre competizioni, dunque anche la Champions League, diventano 36. La stragrande maggioranza di queste, sì, da titolare.

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  • UOMO OVUNQUE

    La stima di Conte nei confronti di Elmas nasce dalla capacità del macedone di giocare praticamente ovunque. Una caratteristica che gli allenatori notoriamente adorano, e il tecnico salentino non fa certo eccezione.

    Conte non vede Elmas mezzala: lo ha spiegato a più riprese. Però lo ha schierato esterno sinistro in un tridente, lo ha piazzato a fare il 10 accanto a un altro trequartista (Politano, Neres) dietro a Hojlund, infine ha "approfittato" della sua disponibilità estrema per fargli fare pure il centrale di centrocampo a due.

    Del resto lì in mezzo si sono fatti male praticamente tutti, a volte a più riprese: l'ultimo Lobotka. McTominay è ancora out, Anguissa e De Bruyne si sono rivisti proprio contro il Torino, pure Gilmour negli scorsi mesi è finito in infermeria: un'ecatombe.

    Il jolly Elmas no, non si è mai fermato. Risparmiato dall'inizio alla fine dagli infortuni, si è messo a disposizione di Conte e di volta in volta ha tappato un buco qua, un altro buco là, risolvendo diversi problemi nei momenti più critici di una stagione particolarmente sofferta.

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  • Elmas SpallettiGetty Images

    LA STIMA DI SPALLETTI: "PERSONA SPLENDIDA"

    Conte adora Elmas, così come lo adorava Luciano Spalletti negli anni in cui l'attuale allenatore della Juventus guidava il Napoli. Questi non ha mai fatto mistero di considerarlo un calciatore speciale per attitudine, capacità di adattamento a diverse zone del campo, cultura del lavoro.

    Ricordate quel Napoli-Leicester di Europa League del dicembre 2021? Quella gara è finita 3-2 e il goal decisivo lo ha segnato proprio Elmas, autore di una doppietta. Con Spalletti che, dopo la partita, è entrato in campo e si è tuffato a sorpresa sul terreno di gioco zuppo d'acqua del Maradona, mantenendo la promessa fatta al proprio "figlioccio".

    "Elmas è una persona splendida, poi si sa adattare a qualsiasi ruolo. È stato chiamato sempre tappabuchi perché sa stare bene da tutte le parti, tira sempre fuori la roba giusta. Gli ho detto se vai dentro nel secondo tempo e fai gol mi butto per terra. Ha segnato e ho dovuto farlo! Elmas è il calciatore che finora ha giocato 29 partite, quelle volte che è andato in nazionale giocava 3 partite per stage e ha fatto sempre il titolare, ha giocato anche più di Di Lorenzo che le ha giocate tutte e ha sempre un rendimento accettabile".

    Una stima ricambiata più volte da Elmas. Come nel settembre del 2023 in occasione di Macedonia del Nord-Italia, notte che ironia della sorte coincideva con l'esordio di Spalletti sulla panchina della nostra Nazionale.

    "Io sono sempre stato disponibile con Spalletti. Lui è un vero uomo con grande carattere, lo vedevo come un papà perché stavamo sempre insieme. Mi ha dato tante cose, come la vittoria dello Scudetto che è stata una cosa grande. Non dimenticherò mai Spalletti, grande allenatore e papà di tutti noi al Napoli".

  • DI NUOVO IN AUGE

    Elmas non è stato il protagonista principale dello Scudetto spallettiano: le copertine se le sono prese Kvaratskhelia, Osimhen, Kim, Di Lorenzo, Lobotka e compagnia vincente. Però ha collezionato 6 reti e 3 assist in 36 presenze durante quella cavalcata: non pochi.

    Anche lui ha avuto qualche momento di sbandamento, a dire il vero. Nell'ottobre del 2022 ha postato una storia su Instagram ironizzando sull'ennesima panchina riservatagli da Spalletti. Un commento che non ha avuto seguito, tanto che la stagione è proseguita in maniera trionfale per lui e per il Napoli. Il giorno della cessione al Lipsia, nel gennaio del 2024, De Laurentiis diceva di che "è uno che vuole giocare sempre, non ha capito che si è titolari anche se non si fanno 90 minuti".

    La storia tra Elmas e il Napoli sembrava finita lì. Il nuovo presente si chiamava Lipsia, ma non era un gran presente. Poi il Torino, che dopo 6 mesi ha deciso di non sborsare i 17 milioni del riscatto. E che venerdì è stato punito da un giocatore che poteva anche essere suo.

    Napoli rappresenta la rinascita di Elmas, ma una rinascita in sordina e senza le luci dei riflettori sparate addosso, come sempre. Però se gli azzurri lo hanno rivoluto, anche se sempre in prestito con diritto di riscatto, ci sarà un perché. E Conte, come Spalletti prima di lui, lo ha fatto capire a chiare lettere.

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